In Inghilterra gli stadi sono privi di protezioni, il più vicino dei tifosi è ad un paio di metri dal campo di gioco. Chiunque potrebbe invaderlo senza bisogno di abbattere alcuna barriera. Ma non ci sono invasioni di campo. L’incolumità dei calciatori, degli steward, dei giornalisti, dei tifosi stessi e di tutti gli addetti ai lavori non è mai minacciata.
In Italia gli stadi sono blindati. Più che andare allo stadio sembra di andare in trincea. Ogni turno di campionato è sempre accompagnato da scontri. Alcune frange di ultras sembrano delle bestie in gabbia che si dimenano, con tutto il rispetto per le bestie.
La stagione del Lecce è stata deludente e fallimentare, ma la vera vergogna sta in ciò che è accaduto dopo.
Alcune centinaia di tifosi, dopo il triplice fischio, ha forzato le protezioni ed è riuscita a riversarsi nel campo da gioco, con aria non proprio amichevole, dirigendosi verso gli spogliatoi. Molti di loro, con il volto coperto, hanno preso d’assalto le panchine e altre strutture dello stadio, distruggendole. Hanno sottratto la telecamera ad un cameraman della Rai, distruggendola. Hanno aggredito gli steward che proteggevano l’ingresso degli spogliatoi con calci, pugni e la cinghia dei pantaloni.
Un tifoso di 65 anni, vittima incolpevole, è rimasto ferito al volto a causa della foga dei tifosi.
La violenza è continuata per un paio d’ore fuori dallo stadio. Ci sono stati dei lanci di sassi contro i poliziotti, di cui nove sono rimasti ferite in maniera lieve. Sarà stata colpa loro se il Lecce non è passato?
Un‘auto della Polizia è stata incendiata da un fumogeno, lanciato al suo interno dopo che i vetri erano stati sfondati con una grossa pietra.
Altri mezzi sono stati danneggiati dal lancio di pietre. E ancora cassonetti divelti e incendiati, mentre la squadra è stata costretta ad uscire da uscite secondarie, non con i propri mezzi, ma con autoveicoli di amici, parenti e procuratori.
Un ventisettenne di Erchie è stato arrestato in flagrante, mentre lanciava pietre all’indirizzo dei poliziotti, mentre un trentatreenne di Surbo e un diciannovenne di San Cesario sono stati denunciati per lancio di oggetti dalla balaustra della curva Nord durante l’incontro.
In queste ore è in corso l’esame dei filmati per l’identificazione di altri responsabili, in particolare quelli che hanno incendiato la Mitsubishi Pajero della Polizia e quelli che hanno dato vita alla guerriglia urbana.
Sembra addirittura che in queste ore i giocatori avrebbero lasciato la città perché la loro incolumità sarebbe minacciata. Neanche fossero pentiti di mafia da proteggere dalle ritorsioni mafiose. E solo perché una squadra di calcio ha mancato il suo obiettivo stagionale.
Sul web sono contrastanti i commenti degli utenti. Sono molti gli indignati per il comportamento di quelle centinaia di tifosi che hanno pensato bene di violentare la città che i giocatori del Lecce, loro, avrebbero disonorato.
Ma questo comportamento “diversamente onorevole” di quei “tifosi” non è stato condannato da tutti. Molti hanno ignorato completamente gli incidenti, preferendo contestare società e giocatori, evidentemente considerati responsabili di fatti più gravi. Altri invece si schierano apertamente con i violenti. Anzi, sono rammaricati del fatto che non siano riusciti a picchiare la squadra.
Tutto questo succede mentre in Turchia, in Grecia, in Spagna, in altre parti del globo si scende in piazza per protestare contro i diritti calpestati, per riaffermare la democrazia, contro chi calpesta il futuro dei cittadini, soprattutto dei giovani, e per continuare a vivere. Anche quando quando queste manifestazioni sfociano in violenza, la causa resta comunque nobile.
Qui, invece, l’unico futuro che si ha a cuore è quello della stagione calcistica che verrà. E questa è anche un’offesa contro chi lascia la vita per difendere i diritti di tutti.
Marcello Greco





