Come facilmente prevedibile, è arrivata la stangata per il Lecce in seguito ai disordini provocati all’interno e all’esterno del “Via del Mare” da alcuni tifosi salentini, al termine della finale di ritorno dei playoff di Lega Pro giocata contro il Carpi.
Il giudice sportivo ha inflitto alla società giallorossa quattro incontri da disputare a porte chiuse, da scontare ovviamente nella prossima stagione agonistica, e un’ammenda di 15mila euro. Resta solo da stabilire se la chiusura del “Via del Mare” riguarderà solo gli incontri di campionato o anche quelli di Coppa Italia. In ogni caso, il club ha annunciato che presenterà ricorso, soprattutto per non mettere a repentaglio la prossima campagna abbonamenti.
Il mondo del tifo giallorosso si è diviso su questa sentenza: per alcuni la sanzione è leggera, per altri si tratta al contrario di una punizione eccessiva se paragonata a sentenze meno pesanti inflitte a società, anche di serie A, i cui tifosi si sono resi protagonisti di atti più violenti e pericolosi; altri ancora infine, pur concordando sulla necessità di comminare una sanzione, contestano il fatto che a pagare le conseguenze di tutto sia anche quella parte pulita e civile del tifo giallorosso, che ne rappresenta sicuramente la maggioranza.
Nella mattinata di ieri, intanto, il Prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta, ha convocato una riunione presso gli uffici del comitato per l’ordine e la sicurezza nel quale si è discusso dei fatti post-partita. Presenti al tavolo il sindaco Paolo Perrone, il questore Vincenzo Carella, i vertici di carabinieri e guardia di finanza e il procuratore della Repubblica Cataldo Motta. L’Unione Sportiva Lecce era invece rappresentata dal segretario generale Adolfo Starace.
Alessandro Chizzini




