Oggi è il giorno del suo 33esimo compleanno, ma Fabrizio Miccoli ha avuto ben poco da festeggiare. Dopo lo shock delle intercettazioni e delle accuse arrivate dalla Procura della Repubblica, l’ex calciatore del Palermo si è difeso in una conferenza stampa tenutasi stamattina nell’Hotel Excelsior Hilton.
Sono tre giorni che non riesco a dormire, chiedo scusa a tutti. Questo per me è un giorno molto importante, sono uscite delle cose che io non penso assolutamente. Sono qui per prendermi le mie responsabilità.
Questo è solo un estratto delle prime dichiarazioni di Miccoli rilasciate ai giornalisti intervenuti. Il “Romario del Salento” non ha trattenuto le lacrime e ha affermato di voler
chiedere scusa a tutta la città di Palermo, così come alla mia famiglia che mi ha fatto crescere in un contesto di valori e di rispetto. Sono un padre di famiglia e ho due bambini, il mio interesse è farli crescere nella legalità, come sono cresciuto anche io.
Le parole dell’attaccante salentino si sono concentrate soprattutto sulle conversazioni tenute con il figlio del boss mafioso Antonio Lauricella, nelle quali definiva Giovanni Falcone con il termine “fango” (che in siciliano significa “feccia”) e che avevano indignato pesantemente la figlia del giudice vittima della strage di Capaci. Miccoli ha affermato più volte, durante la conferenza stampa, di non aver rapporti con esponenti mafiosi e di essere assolutamente contrario alla mafia e di averlo dimostrato spesso in diverse situazioni, ultime delle quali la partecipazione alla partita di solidarietà dedicata a Falcone e a tutte le vittime della mafia in occasione del ventennale dell’attentato. Ha chiesto scusa soprattutto a Maria Falcone, la figlia del giudice che più di altri era rimasta delusa da quelle intercettazioni:
Spero di potere fare altro in futuro con la signora Maria. Falcone e Borsellino sono molto importanti per questa città, ho partecipato alla partita in loro onore perché ci credevo e ci credo.
Accusato di amicizie pericolose, Miccoli ha spiegato di essere stato forse troppo ingenuo:
Se ho frequentato qualcuno è perché pensavo e credevo in amicizie pulite. In questi sei anni che sono stato qui a Palermo, ho cercato di essere un amico spontaneo con tutti, senza pensare magari a cosa andavo incontro. Da quando sono qui mi sono limitato ad andare tre volte in discoteca, a campionato finito. Ho sempre cercato di allenarmi e fare il professionista. Al massimo, andavo al ristorante e a pesca con gli agenti della Digos, ho frequentato tutti senza secondi fini.
Nelle intercettazioni, anche una conversazione con Francesco Guttaduro, nipote del boss Matteo Messina Denaro:
Il Tenente Onorato, dove il Palermo si allena, è un campo militare e non entra nessuno. Mi riferivo a questo quando nelle intercettazioni dicevo di non venire al campo.
L’indagine intanto prosegue; Fabrizio Miccoli è accusato di estorsione e accesso abusivo al sistema informatico. Il suo legale, Francesco Caliandro, ha spiegato che l’interrogatorio tenutosi in Procura ieri è servito per definire meglio i dettagli dell’indagine, che si presenta molto complessa.
Miccoli ha fatto intendere infine di non voler terminare a Palermo la sua carriera di calciatore e che ha già la sua preferenza. Prima della bufera in cui è stato coinvolto, qualche voce aveva accostato l’attaccante salentino proprio al Lecce, nonostante Miccoli avesse affermato di accettare l’offerta della sua squadra del cuore solo in caso di promozione in serie B dei giallorossi.
In questi giorni, Miccoli è stato al centro di durissimi attacchi da parte di tifosi e cittadini delusi e arrabbiati con il fantasista di San Donato, ma non sono mancate voci fuori dal coro che hanno sempre creduto alla sua buona fede. Forse però è ancora presto per capire se e quando la figura del “Romario del Salento” potrà ritornare a brillare come un tempo.
Alessandro Chizzini





