In poco tempo aveva conquistato tutti, per il suo talento, la sua semplicità. Lo chiamavano “Romario del Salento” o “Maradonino“. Da subito è entrato nelle grazie dei tifosi del Lecce, per aver sempre dichiarato il suo amore e la sua volontà di giocare nella squadra del capoluogo salentino. Fabrizio Miccoli è stato comunque un giocatore apprezzato ed amato un po’ da tutti, anche grazie all’impegno costante dimostrato nelle squadre in cui ha giocato.
Ora questa immagine viene offuscata da alcune vicende oscure. Miccoli è indagato dalla Procura di Palermo, per estorsione e accesso abusivo a un sistema informatico. Ma la sua immagine viene fuori malconcia anche per le parole poco lusinghiere pronunciate contro Giovanni Falcone, il magistrato antimafia fatto saltare in aria nel 1992, nella famigerata Strage di Capaci, dove insieme a lui morì la moglie e cinque agenti della scorta.
Le indagini riguardano una vicenda di recupero di alcune somme che spesso avveniva in modi non proprio ortodossi, di cui però il calciatore nega ogni responsabilità. Avrebbe inoltre convinto il gestore di un centro Tim a fornirgli quattro schede telefoniche intestate a suoi clienti, delle quali una destinata ad un suo stretto amico, tal Mauro Lauricella, figlio del boss latitante, Antonio Lauricella, considerato il re della Kalsa, un quartiere storico di Palermo, che fu poi catturato nel 2011.
Proprio le conversazioni intercettate tra Miccoli e Mauro Lauricella destano particolare scalpore. Nelle intercettazioni, disposte sul cellulare di Mauro Lauricella dalla stessa Porcura di Palermo, nel tentativo di risalire al padre latitante, si sentono Miccoli e Lauricella figlio, cantare «quel fango di Falcone». In un’altra intercettazione si sentono i due dare appuntamento ad un altro amico: «Vediamoci davanti all’albero di quel fango di Falcone».
“Fango” in gergo mafioso sgnifica “feccia”.
Lascia l’amaro in bocca apprendere questi fatti, ricordando quando il Romario del Salento nelle partite del cuore dedicava i suoi gol proprio a Falcone e Borsellino.
Miccoli intrattiene rapporti anche con Francesco Guttadauro, figlio di Filippo Guttaduro, il messaggero dei pizzini con cui comunicavano l’ex capo della mafia Bernardo Provenzano e il latitante Matteo Messina Denaro, considerato il nuovo capo di Cosa Nostra. Francesco Guttaduro è inoltre nipote di Matteo Messina Denaro.
Il Presidente del Palermo Maurizio Zamparini ha già fatto sapere che non rinnoverà il contratto ormai scaduto con il calciatore.
Per il Ministro della Funzione Pubblica Gianpiero D’Alia «Miccoli non può continuare a giocare perché ha tradito la fiducia di migliaia di tifosi che in lui, capitano del Palermo, hanno visto un esempio in cui identificarsi. Per questa ragione, chiediamo alla Figc di intervenire pesantemente e di valutare la sua radiazione».
Per Sonia Alfano, Presidente della Commissione parlamentare antimafia, nonché figlia del giornalista Beppe Alfano, assassinato dalla mafia, «quanto emerge dalle intercettazioni dei dialoghi tra l’ex capitano del Palermo e Lauricella Jr. è semplicemente disgustoso. Palermo non è la città di Lauricella, Riina e i Graviano: è la città di Falcone, Borsellino, Giaccone, Agostino, Iannì, Domè e moltissime altre vittime innocenti che la mafia l’hanno combattuta a viso aperto. Le dediche di Miccoli ai giudici uccisi dalla mafia oggi suonano come delle vere e proprie prese in giro. Andrebbe radiato dal mondo del calcio».
Invita poi i tifosi e la dirigenza del Palermo a prendere un posizione netta sui fatti emersi: «anche quella parte di tifoseria che ha continuato a idolatrare tale soggetto e ha utilizzato gigantografie e striscioni per dichiarargli vicinanza e stima, nonostante fossero note a tutti le indagini in cui era invischiato ha una mentalità mafiosa. Se così non è, allora prenda le distanze, pubblicamente, sia da Miccoli che dalla Società, ancora “misteriosamente” silente su queste vicende, che non sono una novità di oggi. Intorno al Palermo calcio, che per ciò che rappresenta dovrebbe essere baluardo di legalità continuano a svilupparsi, da anni, fatti a dir poco incresciosi. E il silenzio dei dirigenti non aiuta certo a cambiare l’immagine ormai compromessa di quell’ambiente».
Anche sul web, sui social network prosperano messaggi e commenti di indignazione e rammarico per quello che fino a poco tempo fa era uno dei calciatori più amati d’Italia.
Marcello Greco




