E’ stata emessa ieri la sentenza della Corte d’Assise di Brindisi, che condanna Giovanni Vantaggiato, il rivenditore 69enne di carburanti agricoli di Copertino, reo confesso dell’attentato di Brindisi, alla pena dell’ergastolo e 18 mesi di isolamento diurno, addebitandogli il reato di strage con finalità terroristica, accogliendo in pieno le richieste dell’accusa, rappresentata dal Procuratore capo Cataldo Motta e dal Sostituto procuratore Guglielmo Cataldi. Nell’attentato perse la vita la 16enne studentessa mesagnese Melissa Bassi, mentre stava varcando il portone della sua scuola. Sei altre ragazze rimasero ferite, di cui 5 gravemente.
Non si è creduto alla tesi, avanzata dalla difesa, dell’errore, dell’atto meramente dimostrativo terminato in tragedia.
L’ordigno, composto da 3 bombole di gas e un detonatore con comando a distanza, è stato sistemato in un cassonetto della spazzatura nella notte tra il 18 e il 19 maggio. L’uomo è poi tornato a Copertino per riposarsi e verso le 7 di mattina si è recato nuovamente sul posto. Prima di azionare l’ordigno ha aspettato l’orario di ingresso della Istituto Falcone Morvillo, quando sarebbe stata maggiore la probabilità di uccidere o ferire qualcuno. Secondo l’accusa questo comportamento è incompatibile con un atto meramente dimostrativo. Se questo fosse l’intento, l’ordigno sarebbe stato detonato durante la notte, subito dopo aver piazzato le bombole, il che avrebbe permesso all’attentatore di agire con meno rischi di essere scoperto e di far del male a qualcuno.
Dal luogo di appostamento, da cui ha azionato il comando a distanza, ha riferito a sua difesa di non essere riuscito a vedere se ci fosse o meno qualcuno nei paraggi e che, anzi, se avesse voluto avrebbe fatto più morti. Ma è stato smentito dai testimoni, che raccontano invece che da lì la visuale sull’ingresso della scuola è buona. Dunque Vantaggiato ha aspettato il momento giusto per colpire.
La linea della difesa puntava a dimostrare l’incapacità di intendere e di volere dell’imputato, e ha insistito per sulla richiesta di una perizia psichiatrica, rigettata dai giudici della Corte. Secondo alcune intercettazioni ambientali in carcere, durante i colloqui con i familiari, Vantaggiato aveva confidato che stava cercando di fingersi gravemente malato per poter essere dichiarato incapace di intendere e di volere o per essere trasferito in un istituto di cura.
I magistrati, anche alla luce di questo proposito emerso dalle intercettazioni, hanno riscontrato una lucida freddezza nella pianificazione e nella realizzazione dell’attentato, come anche durante il processo, ritenendolo pienamente capace.
Si sono avanzate tante ipotesi circa la natura di questo attentato. Si è parlato di mafia, di terrorismo, di servizi segreti deviati. Un attentato proprio il 19 maggio 2012, nel giorno del ventesimo anniversario della strage di Capaci, in cui rimasero uccisi i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. E proprio in onore di quest’ultima è stata intitolata quella scuola. E’ stato difficile pensare ad una semplice coincidenza.
Vantaggiato si è sempre difeso dicendo che in realtà la scuola non c’entrava nulla, che il vero obiettivo era il Tribunale di Brindisi, adiacente alla scuola.
Una coincidenza che lascia perplessi. Perché proprio in quella particolare data? Perché proprio una scuola intitolata a un magistrato simbolo della lotta alla mafia e che si era distinta per delle iniziative didattiche contro la mafia?
Eppure dalle indagini non è emerso alcun legame con mafia e terrorismo. Sembra che l’uomo covasse una rabbia contro il Tribunale, che un mese prima gli aveva dato ragione in un processo per una truffa subita, ma lui si aspettava di più dal giudice.
Secondo quanto dichiarato davanti ai giudici il Tribunale era troppo sorvegliato, quindi avrebbe ripiegato sulla scuola.
Avrebbe agito da solo, ma durante gli interrogatori a volte parla al plurale. Quindi resta qualche dubbio sull’eventualità che abbia avuto qualche complice.
Il movente resta quello della ritorsione per un torto subito. Ma non convince. Perché la scuola se il “torto” proverrebbe dai giudici del Tribunale?
Già nel 2008 aveva realizzato e fatto esplodere un ordigno con lo stesso modus operandi, ai danni di un suo cliente, Cosimo Parato di Torre Santa Susanna. Fu lo stesso Parato a indirizzare gli inquirenti verso Vantaggiato, ma l’inchiesta si arenò. Dopo l’attentato di Brindisi il caso si è riaperto e l’imprenditore copertinese verrà processato anche per tentato omicidio ai danni di Parato.
Tutti i beni di Vantaggiato, che ammontano circa 2 milioni di euro, sono stati sequestrati al fine di garantire il risarcimento dei danni subiti dalle parti danneggiate, a partire dalla famiglia Bassi, che non potrà più riabbracciare la loro Melissa e che ha deciso di devolvere quel denaro in beneficenza. Risarcimento anche per le sei ragazze ferite, per la scuola Morvillo Falcone, per il Ministero dell’Interno, per il Ministero dll’Istruzione, per la Regione Puglia, per la Provincia di Brindisi, per il Comune di Brindisi. E’ stato riconosciuto anche un risarcimento simbolico di 100 euro per il Comune di Mesagne.
Resta la rabbia per quella vita stroncata nel fiore degli anni, per quei ragazzi segnati dalle ferite fisiche e all’anima, per mano di un uomo senza scrupoli, che non ha avuto alcuna pietà nel suo proposito di spezzare delle vite giovani e innocenti.
Marcello Greco







