Il Salento, terra a vocazione ciclistica. Ma le amministrazioni locali sono preparate per questo?

Cclismo nel Salento

Come si possono dimenticare le suggestive immagini della tappa inaugurale nel Salento del Giro d’Italia del 2003, che vide presente il compianto Marco Pantani, proprio al suo ultimo giro prima della sua drammatica scomparsa, e che mise in luce il talento dello scattista Alessandro Petacchi, vincitore di quella tappa?

Dei colori, dei paesaggi, degli angoli di paradiso del Salento forse c’è poco da aggiungere. E’ una terra che si presta ottimamente ad essere scoperta e attraversata senza la frenesia, il rumore, il “comfort” del motore, il quale fa passare inosservate tante piccole peculiarità dell’ambiente circostante.

E’ la bicicletta il mezzo che permette di respirare questi luoghi, di sentirli addosso e di sentirsi parte di questa terra, di muoversi in armonia con l’ambiente, senza deturparlo. Negli ultimi anni nel Salento si è registrata una riscoperta del velocipede, per i motivi più vari. La bici è economica, è rilassante, fa rimanere in forma, fa bene alla salute, non inquina. Alle iniziative singole si sono via via accompagnate le iniziative collettive, dalle gare organizzate in varie località, sia su asfalto che su sterrato, alle più tranquille scampagnate “ecologiche”.

L’uso di questo mezzo sta raccogliendo sempre più adesioni, grazie anche ad un’opera di “proselitismo” condotta da associazioni o organizzazioni informali. Ricordiamo ad esempio Salento in bici tour, che organizza regolarmente escursioni guidate in bicicletta, in collaborazione anche con enti locali e scuole, al fine di promuovere una mobilità sostenibile e il cicloturismo. Anche i ragazzi del Couchsurfing Salento, un gruppo informale, organizzano spesso escursioni ciclistiche, coinvolgendo anche persone straniere presenti sul territorio per studio, lavoro o semplicemente qui in visita. Partecipare a queste iniziative è anche un modo interessante per socializzare e conoscere nuove persone.

Pure le amministrazioni locali sembrano voler sostenere il cicloturismo, anche attraverso la predisposizione di bandi, programmi e progetti di diversa natura. Tuttavia gli interventi sui percorsi ciclabili sembrano marciare in maniera molto più lenta e meno ambiziosa rispetto ad una realtà che va più avanti di loro e spesso in direzione diversa.Stanno aumentando le piste ciclabili, che tante volte consistono perlopiù in un’area della carreggiata delimitata da una striscia disegnata per terra, il cui rispetto è rimesso al buon senso dei “motorizzati”. Altre volte, invece, vengono realizzate delle piste isolate dalla strada che si interrompo improvvisamente davanti a degli ostacoli o a degli spazi difficilmente percorribili. Non mancano comunque esempi virtuosi che meritano che di essere segnalati.

Inoltre le zone sprovviste di percorsi ciclabili sono principalmente proprio quelle più pericolose e per le quali sarebbe prioritario un intervento per garantire la sicurezza dei ciclisti, che al momento sono costretti a condividere la strada con mezzi che sfrecciano ad alta velocità.

Non è raro assistere allo smantellamento dei caratteristici muretti a secco in strade di campagna a traffico lento e poco intenso, per fare spazio a piste ciclabili, nonostante non se ne ravvisi una reale esigenza. Il risultato è spesso un impoverimento del territorio in cambio di un poco apprezzabile vantaggio per il ciclista.

Per contro vengono realizzate nuove strade extraurbane (o ristrutturate di già esistenti) sulle quali è possibile circolare fino ad un limite di 90 km/h (spesso superato), senza che sia prevista un’area per la percorribilità in bicicletta. I pericoli maggiori vengono proprio da queste strade.

Forse ci sarebbe bisogno di una pianificazione più accurata, anche livello intercomunale, che provi a guardare più da vicino le esigenze di sicurezza del ciclista.

Marcello Greco

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