Che il Salento sia apprezzato per la sua accoglienza, per il suo mare e per il suo patrimonio storico, culturale, naturale e paesaggistico è cosa ormai ben nota e riconosciuta da tutto il territorio nazionale. Che fosse però addirittura un territorio caratterizzato da peculiarità benefiche quasi miracolose o che i suoi abitanti fossero i possessori inconsapevoli del “gene dell’accoglienza dei Messapi”, di certo non se lo sarebbero aspettato in molti.
Due notizie che se verificate potrebbero aprire nuovi importanti scenari di sviluppo per il nostro amato Salento. Potrebbero, appunto. Non useremmo infatti il condizionale se entrambe le notizie non si fossero rivelate delle vere bufale. Eppure sono state molte le testate giornalistiche online e i blog che hanno diffuso questi due risultati scientifici, frutto di studi compiuti dall’Università di Dorckenstein, fantomatica città di cui non si trova traccia lungo tutto il pianeta. L’esistenza del gene dell’accoglienza messapica sarebbe poi stato trattato anche dalla fantasiosa “Rs – Research&Science”.
In questi casi viene spontaneo chiedersi quale possa essere la mente creativa all’origine di tutto. La risposta arriva dal marchio “Repubblica Salentina”, i cui titolari sono gli studenti dell’Istituto “Costa” di Lecce, cioè gli autori di queste notizie-bufale.
La prima delle due notizie circola in rete già da un paio d’anni ed esalta la “Salentoterapia”, secondo la quale la natura e addirittura le tradizioni del Salento porterebbero benefici alla salute dei turisti; si parla, solo per fare qualche esempio, dei massaggi naturali offerti dalle conche di Mancaversa e Torre San Giovanni, dell’idroterapia da praticare con le limpide acque di Castro o ancora, delle proprietà cromoterapiche derivanti dai colori della vegetazione salentina; non si può poi tralasciare l’arteterapia, che sviluppa consapevolezza e abilità cognitive, o la musicoterapia, che vede nella pizzica la danza terapeutica per eccellenza.
Tutto questo sarebbe stato dimostrato dallo studi degli “scienziati” dell’Università di Dorckenstein, che hanno coinvolto un campione di 5250 turisti che hanno trascorso nel Salento un periodo compreso tra i 3 e i 20 giorni. I test clinici avrebbero poi rivelato come addirittura il 98,8% dei turisti avessero ottenuti importanti benefici in seguito al loro soggiorno.
La presunta scoperta del “gene dell’accoglienza dei Messapi” è invece circolata in rete fino a ieri ed è stata presa in considerazione da oltre quattromila pagine web. A rivelare la messa in scena è stato il professore Daniele Costa che, insieme ai ragazzi della scuola leccese, è riuscito nel suo intento di promuovere le qualità nell’accoglienza dei salentini.
La bufala parla dell’affabilium, il nome scientifico attribuito al gene, che sarebbe stato individuato in seguito ad uno studio condotto per 18 mesi e che ha coinvolto uomini e donne comprese tra i 18 e i 50 anni. Ce ne fosse poi bisogno, è intervenuto anche il prof. Giovanni Neri, genetista e direttore dell’Istituto di genetica medica della Cattolica di Roma che all’agenzia Adnkronos-Salute ha spiegato come
l’ospitalità è un carattere complesso che non dipende da un singolo gene. È il frutto dell’interazione tra il Dna e l’ambiente.
È probabile ora che molti salentini rimangano delusi da queste rivelazioni, ma non abbiamo bisogno di nessuna bufala e di nessun improbabile scienziato di Dorckenstein e simili per dare del Salento un’immagine chiara: un territorio i cui abitanti sono in possesso di un innato senso dell’ospitalità e dotato di un patrimonio culturale e naturale in grado di dare benessere al cuore e all’anima. E forse era proprio questo il vero obiettivo dell’Istituto “Costa” e di “Repubblica Salentina”.
Alessandro Chizzini





