Gasdotto, assegnati ufficialmente i lavori alla Tap

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L’Italia, in particolare il Salento, e l’Azerbaigian sono da oggi meno lontani. Nessun accordo, nessun gemellaggio, nessuno scambio socio-culturale. A unirci con lo stato asiatico sarà il tanto discusso gasdotto di 870 km che collegherà il Mar Caspio al tratto di costa tra San Basilio e Chicalindia, poco a nord della marina di San Foca, rientrante nel comune di Melendugno.

La realizzazione di questo gasdotto non è certo una novità e negli ultimi anni le correnti ambientaliste salentine hanno più volte alzato la voce contro un progetto che, a loro dire, danneggerebbe forse irrimediabilmente parte del nostro ecosistema.

Stamattina, però, i dirigenti del consorzio “Shah Deniz”, che gestisce i giacimenti di gas del Mar Caspio, hanno comunicato ufficialmente che il vincitore della gara per la costruzione del gasdotto è stata vinta dalla Tap –Trans Adriatic Pipelin-, il consorzio costituito dalla svizzera Axpa, dalla norvegese Statoil e dalla tedesca E.On. Questo temevano gli ambientalisti salentini e questo è accaduto. Nella gara a due, la Tap ha battuto il progetto “Nabucco” che prevedeva come punto di arrivo l’Austria, ma aveva un costo maggiore. Non è stato ancora reso noto la somma che investirà il consorzio europeo, ma dovrebbe aggirarsi intorno ai 4miliardi. Inoltre, la Tap ha presentato un progetto che prevede il trasporto di 10miliardi di metri cubi l’anno, con la possibilità anche di un raddoppio.

Il progetto Tap è noto da tempo in Italia, tanto è vero che il governo lo ha sempre tenuto in grossa considerazione; un interesse che si è poi palesato ulteriormente con l’approvazione del rispettivo disegno di legge da parte del nuovo Consiglio dei Ministri, presieduto da Enrico Letta. Delusa da questa decisione invece è l’Eni, che appoggiava il progetto South Stream della compagnia russa Grazpom.

Il prossimo passo sarà ora la sottoposizione del progetto alla procedura del Via –Valutazione d’impatto ambientale- che partirà a settembre per mano del Ministero dell’Ambiente, che darà il suo giudizio finale dopo circa un anno. La Regione Puglia ha già dato parere contrario alla costruzione del gasdotto, ma questo non ha valore vincolante.

I dirigenti della Tap hanno più volte sottolineato l’attenzione da loro rivolta ai temi ambientali, ma questo non servirà sicuramente a calmare gli animi degli ambientalisti, memori di un primo progetto presentato dal consorzio che vedeva come punto d’approdo del gasdotto una falesia ad altro rischio idrogeologico, attraversando il cosiddetto “Ecomuseo della pietra” di Acquarica di Lecce. In quella circostanza, l’intervento dell’Autorità di Bacino e del Ministero dei Beni Culturali scongiurò la realizzazione di quel progetto, ma ora questa possibilità sembra alquanto remota.

Alessandro Chizzini

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