Era una delle promesse fatte ai cittadini dal nuovo Governo, obiettivo dichiarato sin dall’inizio dagli esponenti del PDL. Dopo mesi di chiacchiere e differenti versioni date dalle due parti (PD e PDL) sugli impegni presi dell’esecutivo, è arrivata nella giornata di ieri la tanto attesa notizia: il Consiglio dei Ministri ha abolito l’IMU sulla prima casa, mentre si attende la legge di stabilità per capire in che modalità verrà modificata l’imposta sulle altre abitazioni e proprietà.
Detto fatto, gli italiani non dovranno più versare la tanto contestata imposta introdotta dal precedente Governo Monti, per la gioia di chi ci governa, che è riuscito, finalmente, a far qualcosa di concreto e apprezzato dai cittadini. O forse no!
Non è tutto oro quel che luccica, recita un saggio proverbio e, a quanto pare, per l’ennesima volta è venuto fuori l’inghippo, nascosto dietro la decisione presa ieri dal Consiglio dei Ministri, all’apparenza giusta e necessaria.
Assieme all’abolizione dell’IMU, infatti, è stata introdotta la nuova Service Tax, che andrà a sostituire l’attuale Tares, che corrisponde al tributo comunale sui rifiuti e sui servizi.
La nuova imposta entrerà in vigore dal 1 Gennaio 2014 e sarà composta da due componenti: la prima, detta Tari, è destinata “a chi occupa, a qualunque titolo, locali o aree suscettibili di produrre rifiuti urbani. Le aliquote, commisurate alla superficie, saranno parametrate dal Comune con ampia flessibilità ma comunque nel rispetto del principio comunitario ‘chi inquina paga’ e in misura tale da garantire la copertura integrale del servizio”, come specificato nella nota del Ministero.
La seconda, invece, prende il nome di Tasi e, come precisato dal Ministero, “sarà a carico di chi occupa fabbricati. Il Comune potrà scegliere come base imponibile o la superficie o la rendita catastale. Sarà a carico sia del proprietario (in quanto i beni e servizi pubblici locali concorrono a determinare il valore commerciale dell’immobile) che dell’occupante (in quanto fruisce dei beni e servizi locali). Il Comune avrà adeguati margini di manovra, nell’ambito dei limiti fissati dalla legge statale“ .
In poche parole saranno anche gli inquilini a versare il contributo previsto dalla Service Tax. Proprio da questa decisione è scaturita una grossa polemica, sfociata poi in una dura critica: “Il governo fa finta di non sapere che l’80% degli inquilini ha un reddito lordo inferiore ai 30 mila euro, che già oggi il 90% delle circa 70.000 sentenze annue di sfratto sono per morosità e che in Italia sono 650 mila le famiglie che hanno diritto ad una casa popolare avendone i requisiti certificati dai Comuni – afferma Walter De Cesaris, segretario nazionale dell’Unione Inquilini -. In tale contesto, la sostanza è, pertanto, uno spostamento di imposizione fiscale dalla proprietà agli inquilini”.
Dure anche le reazioni di molte icone della politica italiana: se la prende con il suo stesso partito Michele Emiliano, sindaco di Bari iscritto al Partito Democratico, che ieri mattina ha twittato: “Si sostituisce l’IMU sui proprietari con SERVICE TAX su cittadini residenti, anche se in affitto. Pagheranno i più deboli”, rincarando poi la dose nella giornata di oggi con un post ancora più duro: “Il PD lavora bene per PDL e per Berlusconi: senza di noi gli italiani si sarebbero già liberati di questo tipo impresentabile e incapace”.
Conferma il sospetto che il provvedimento adottato sia solo una presa in giro anche Stefano Fassina che, attraverso le pagine del suo blog, esprime il suo punto di vista sulla vicenda: “È un compromesso perché il governo Letta è un governo di compromesso tra due forze politiche che sono e rimangono alternative per valori, programmi e interessi materiali rappresentati. Il PdL ha ottenuto una parte delle sue priorità. Noi abbiamo realizzato parte delle nostre. Pertanto, inevitabilmente, il compromesso contiene parti, secondo la nostra lettura delle priorità del Paese, giuste. Ma, insieme, contiene parti, per noi, sbagliate. Dobbiamo dire la verità.”
Secondo Fassina, infatti, le conseguenze della decisione presa gioveranno solo al PDL, che ha in qualche modo fatto credere di aver portato a termine la propria missione. “Purtroppo, il governo Letta non è il governo del centrosinistra. È un governo di compromesso. Il compromesso raggiunto è utile all’Italia. Merito, in primis, di Enrico Letta. Ma la macchina della propaganda della destra va a mille. “Silvio vince”. “Missione compiuta”. Sono i titoli degli house organ della famiglia Berlusconi. Tanti, a sinistra, contrari alle larghe intese, si indignano e, inconsapevoli o subalterni al vento dell’anti-politica, amplificano stupidamente il messaggio berlusconiano. Si prescinde, come è solito, dai dati di realtà.” Conclude Fassina.
A quanto pare, per l’ennesima volta, quanto fatto dal Governo non rispecchia le aspettative del popolo, masi rivela come l’ennesima presa in giro verso gli italiani, ormai stanchi e messi duramente alla prova dal continuo parlare senza poi far nulla di concreto degli attuali politicanti.
Ruggero Riso





Il Sud-America, accolse a fine 2à guerra mondiale i porci nazisti con la coscienza.. (sporca?), mentre dove pensate possano trovare rifugio i ns attuali politici(di merda) a tutto emiciclo, senza farsi scoprire…???…L a t r i n e