Gasdotto Tap, questione nazionale

Immagine Gasdotto Tap, questione nazionale

Il progetto del gasdotto Tap è uno dei punti principali di discussioni all’interno delle più alte istituzioni politiche nazionali. Il nuovo governo italiano ha già considerato il progetto un importante strumento strategico e nei prossimi giorni convertirà in legge il decreto emesso in relazione all’accordo tra il consorzio Tap e Italia, Grecia e Albania, i tre paesi interessati dal passaggio del gasdotto.

Tale ratifica, che ha già avuto il parere favorevole della Commissione Industria del Senato, non convince il M5S, da sempre contrario al progetto Tap, che si è espresso con la senatrice leccese Barbara Lezzi: “A differenza di Grecia ed Albania, all’Italia non è stato consentito di siglare accordi con gli investitori del progetto, nonostante ci siano clausole in cui ci impegniamo a facilitare le procedure autorizzative; tutto questo, poi, a dispetto di convocazioni in commissione Ambiente che rischiano di verificarsi dopo la ratifica e, conseguentemente, di essere nulle”.

La ratifica lascia interdetti anche i rappresentanti del Comitato No Tap; Gianluca Maggiore ricorda che un accordo siffatto permetterebbe alla Tap di “far giungere in Italia il gasdotto senza però l’obbligo di lasciare un solo metro cubo di gas; un controsenso visto che il nostro paese diverrebbe un hub a livello europeo, senza però poterne beneficiare”. Inoltre, il valore strategico attribuito all’opera si scontrerebbe con le leggi nazionali, che invece prevedono il parere del Ministro dell’Ambiente e il decreto del Ministro allo Sviluppo Economico.

Dal punto di vista locale, i rappresentanti della Provincia di Lecce si dividono tra contrari e possibilisti; l’associazione ambientalista “Italia Nostra” denuncia invece lo scarso interesse dimostrato finora dalle nostre istituzioni, soprattutto dalla Regione Puglia, mentre ha apprezzato il costante dialogo con i rappresentati della Tap.

Mentre sono in corso indagini da parte della Prefettura, la Provincia deve quindi ancora pronunciarsi sulla posizione da prendere in merito al progetto, tenuto conto che sarà la Regione a rilasciare l’autorizzazione unica e a proporre eventuali alternative.

È dura invece la battaglia intrapresa contro il progetto da parte di Marco Potì, sindaco di Melendugno (comune in cui ricade San Foca, individuato come approdo dell’opera), e del primo cittadino di Vernole, Luca De Carlo. I due colleghi temono le conseguenze dell’impatto ambientale della struttura, i rischi per la vocazione agricola e turistica del territorio e le ricadute sul livello occupazionale del settore turistico, nonostante i rappresentanti della Tap garantiscano invece nuovi posti di lavoro. Potì ricorda poi che “il gasdotto dovrebbe essere poi allacciato alla centrale delle rete gas SNAM di Mesagne e che questo comporterebbe un ulteriore scavo di 70km, di cui non esiste però un progetto”. De Carlo esprime invece sfiducia verso i sondaggi delle società private, preferendo ascoltare i risultati delle verifiche del governo; inoltre, il sindaco sottolinea come esista il rischio di un potenziamento del progetto in un futuro più o meno lontano, senza certezze sulle eventuali conseguenze.

Duro è anche il commento della parte opposta, rappresentata dal country manager di Tap, Giampaolo Russo: “Esiste una valutazione d’impatto ambientale, la cui imparzialità è dimostrata dal fatto che è stata rilasciata da commissioni tecniche, esterne ai governi regionale e nazionale. Il prossimo 10 settembre verrà infine diffuso un documento di ‘analisi delle alternative organizzative’ che spiega in maniera tecnica e dettagliata il perché San Foca risulta l’approdo più idoneo per il gasdotto. Gli amministratori di Pd e Pdl rischiano invece di essere accusati per diffamazione, perché non è accettabile che tappezzino le vie di Melendugno con manifesti che allarmano sui rischi di tumori e neoplasie derivanti dalle ciminiere della Tap; il progetto infatti non prevede nessuna fase industriale simile”.

Il progetto del Trans Adriatic Pipeline continua quindi a far discutere e probabilmente proseguirà su questa strada finché non verranno date risposte chiare, ma forse nemmeno questo potrebbe servire.

Alessandro Chizzini

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