Il rapper GianG si racconta a Tagpress

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È uno degli artisti emergenti più apprezzati nel Salento, soprattutto dai giovani. Ci parla di sé in quest’intervista Giangiacomo Fontana, meglio noto ai più come “GianG”, componente della “crew” leccese “GoodFellas che, a suon di rime, sta attirando sempre più l’attenzione dei giovani verso uno dei generi musicali più in voga negli ultimi anni: il rap.

Iniziamo la nostra intervista presentandoti anche a chi ti conosce meno: chi è GianG?

“GianG” è un ragazzo di Lecce di 23 anni, che già dai primi anni di vita ha cominciato ad amare la musica, avendo un padre che lavorava in radio ed una madre che ha sempre cantato. Sono sempre stato un grande appassionato del rock e del rap. Il rock mi ha dato tanto, ma il modo che preferisco utilizzare per esprimermi e comunicare è il rap; ne sono appassionato da quando avevo 12-13 anni, forse anche meno, ma quando parlo di ciò che faccio non penso si tratti solo di rap, perché mi piace andare a sforare in altri generi, essendo appassionato di melodie oltre che di metriche.

Canti assieme ad Emanuele Suraj (in arte Fayro) nella “crew” “Goofellas”. Quando e come è nato questo progetto?

Il progetto “GoodFellas” è nato intorno ai primi mesi del 2011. Fayro era al lavoro per il suo primo disco e, dopo aver ascoltato un mio ritornello in un pezzo dei “Two Irons”, mi chiese di collaborare con lui per una canzone dal sapore estivo. Dalla semplice collaborazione si passò ad un legame di amicizia che si rivelò da subito molto stretto, tant’è vero che quella non fu più una traccia da inserire nel suo disco, ma il nostro primo singolo come “GoodFellas”: “Summertime”!

Di cosa parlano le tue canzoni?

Le mie canzoni parlano prevalentemente delle mie esperienze e dei miei pensieri. Sicuramente parlano di cose vere e vissute. L’introspezione è il nettare della mia musica, ma mi piace anche divertirmi e divertire, cantando su basi dance, e scrivere i miei testi con allegria e spensieratezza.

Sei soddisfatto di te stesso? O cambieresti qualcosa?

Sono totalmente soddisfatto di me, soprattutto in questi ultimi periodi. Chiaramente in campo musicale ho fatto anche degli errori, se così possiamo definirli. Più che errori, però, sono stati semplici esperimenti andati a male, ma dagli sbagli si impara ed ora come ora sono molto soddisfatto di quello che sto facendo, perché ho finalmente trovato uno stile tutto mio, dopo tanti esperimenti. Di me non cambierei assolutamente, ma sono in continua evoluzione.

Come prendono in famiglia questa tua completa dedizione alla musica?

In famiglia la prendono abbastanza bene ma, come tutti del resto, non riescono a credere in me, come invece faccio io. Diciamo che sono contenti che io abbia questa passione, ma forse vorrebbero che restasse tale, una semplice passione, mentre per me è anche un obiettivo. Cercare di migliorarmi sempre, sperando, un giorno, di arrivare lontano.

Tra i tanti live a cui hai partecipato ci sono stati alcuni concerti di beneficenza. Che sensazione ti ha dato esibirti per una buona causa?

Ho partecipato a due live di beneficenza, e si parla, in questo periodo, di un terzo. Devo dire che dà grandi soddisfazione esibirsi per una causa così nobile. In quelle occasioni ti viene di cantare con uno spirito diverso. Partecipare a questo tipo di concerti ti fa stare bene con te stesso e con la tua coscienza.

Il nome del primo disco ufficiale dei “Goodfellas” è “Yesman”. Chi ha scelto questo nome e qual è il suo significato?

Non so se posso dirlo pubblicamente. Per capirne il significato è necessario ascoltare la traccia. “Yesman” è uno stile di vita, il non saper dire di no a feste e divertimenti. Il classico “domani smetto”, quando poi quel domani non arriva mai. Tra noi usavamo spesso quest’appellativo. Un giorno io e Fayro siamo andati ad ascoltare un beat da Larry Joule, che ha prodotto quasi interamente il nostro primo disco. Beh, quel “beat” sembrava parlasse da solo: era lui … yesman! Pochi giorni dopo ci mettemmo al lavoro, ed in meno di mezz’ora abbiamo scritto il testo. Così è nata la canzone “yesman”, dalla quale ha preso nome il nostro disco.

Le vostre canzoni più apprezzate dai fan sono frutto di varie collaborazioni; tra le più importanti ricordiamo quelle con “Badfellas” e “Gorilla House”. Possiamo dire che, anche nel rap, l’unione fa la forza?

Si, senza dubbio. La musica è una delle forze più potenti al mondo. La musica è un’arma che non fa male. È un’arma di “purificazione di massa”, se usata nel modo giusto, che ha bisogno di colpire quanta più gente possibile. In una collaborazione con “Badfellas”, “Lementi Fam” e Flavio dei “Ghetto Eden” abbiamo cercato di fare questo. La canzone è nata proprio per quei live di beneficenza di cui abbiamo prima parlato. È un messaggio di pace, speranza e unione, si chiama “L’anima è unica” e già il titolo dovrebbe rendere un po’ il concetto. Ho collaborato spesso con i membri dei “Gorilla House”, che sono miei grandi amici. Il pezzo più forte che abbiamo fatto insieme, è stato prodotto su un “beat trap”. Il titolo della canzone è “Good-Gorillas”, che riprende in parte i nomi delle due “crew”. Il pezzo è nato in una notte: abbiamo scritto il testo, registrato e girato il video. E’ stato davvero bello per me poter conoscere le tante persone con cui ho collaborato e, tornando alla domanda iniziale, lo ribadisco ancora una volta: la musica unisce.

La canzone “Falliti”, frutto di una collaborazione con “Colpa e Bugia” dei “Badfellas”, è quella che per prima vi ha fatto assaporare il successo a livello nazionale. E’ solo una sensazione che dà il testo o la canzone è realmente dedicata a qualcuno in particolare?

“Falliti” è stata la canzone più criticata della mia vita. E le critiche fanno crescere tanto. Infatti da quella canzone ad oggi sono molto cresciuto come artista. Non era dedicata a nessuno quella canzone. O forse si; forse è una dedica a chi si sente un fallito. Qualcuno si è sentito chiamato in causa, ma non è colpa mia o di chi con me ha scritto la canzone. Il ragionamento è questo: se non ti consideri un fallito quella canzone non è per te. È stata molto criticata anche perché è uscita in un periodo in cui a Lecce si era creata molta tensione tra i rapper della zona, per varie cause, e in molti fraintesero il vero senso della canzone. “Falliti” è un pezzo autocelebrativo, qualcosa che fa parte della cultura hip-hop da sempre. E’ servita, oltre che a farci crescere, anche a conoscere meglio “Colpa e Bugia”, con cui non avevo prima molta confidenza. Ora, invece, siamo molto amici.

Nonostante le critiche, però, dopo “Falliti” avete proposto una sorta di continuazione, “Falliti pt.2” (traccia contenuta anche nel vostro disco). Perché questa scelta?

Poco dopo l’uscita di “Falliti” abbiamo realizzato “Falliti pt.2” proprio perché, a nostro modesto parere, il testo della prima era stato interpretato male. Abbiamo deciso di proporre una nuova versione, o evoluzione del pezzo, dedicato proprio a chi non aveva capito il senso della canzone, o si era fatto fare il lavaggio del cervello dagli invidiosi. Perché , purtroppo, più fai strada e più gente invidiosa ti ritrovi contro. Noi siamo persone umili, che non guardano l’erba del vicino, preferiamo curare la nostra di erba. Forse è proprio per questo che in mezzo alle critiche riusciamo comunque ad andare avanti.

Un altro pezzo da novanta è senza dubbio “Last Christmas 2012”, a cui hai lavorato assieme ad altri artisti della scena rap leccese, sotto il nome comune di “Suray Production”. Alla realizzazione del brano ha partecipato anche la celebre cantante pop Manga Nairo. Come è stato lavorare con lei?

“Last Christmas 2012” è stato un progetto stupendo, a cui sono felicissimo di aver partecipato. Dopo aver conosciuto Walter Suray (fondatore della “Suray Production”) ho avuto la possibilità di conoscere anche Manga, una ragazza simpaticissima e molto disponibile; inoltre è anche una cantante molto brava. È stato davvero piacevole lavorare con lei.

“Last Christmas 2012” è stata mandata in onda da Radio 105, che l’ha anche scelta come “jingle” per “Lo Zoo di 105”. Deve essere stata una bella soddisfazione.

Grandissima direi: non solo passare in radio, ma diventare gli autori della sigla di una delle principali emittenti italiane, beh, è più che una semplice soddisfazione. Ed è stato anche molto divertente andare tutti insieme a Roma per girare le scene principali per il video della canzone presso il “Tomorrow Magic Land”, aperto solo per noi in quel periodo. Bellissima esperienza!

Hai avuto l’opportunità di cantare nei pre-concerti di gente del calibro di “Entics”, “Emis Killa”, “Fedez”, i “Club Dogo” e “Marracash”. C’è qualche “big” in Italia a cui ti ispiri o che preferisci rispetto ad altri?

È stato un piacere ed un onore aprire i concerti dei big della scena rap nazionale. Stimo molto “Marracash”, che secondo me, al momento, è davvero “il king del rap”, come il nome del suo album. E’ molto bravo a scrivere i testi, forse il più bravo di tutti. Per quanto riguarda me ed il mio passato invece, sono stato sicuramente influenzato dagli “Articolo 31”, in particolare dal loro leader,” J-Ax”, che penso sia stato per me il fratello maggiore che non ho mai avuto. Ho mosso i primi passi in una scuola a ritmo di “tranquy funky”, diplomandomi cantando “Rap & Roll”. Diciamo che, con la sua musica, “J-Ax” è stato il mio maestro di vita, e penso che le sue “lezioni” tornano spesso utili quando lavori in campo musicale.

Sei attualmente a lavoro per qualche progetto?

Attualmente sto lavorando alla realizzazione del mio primo disco da solista, dove si potrà conoscere GianG a 360 gradi! Sono anche impegnato col secondo disco della mia “crew”, e lavoro anche ad altri progetti paralleli che per ora non voglio svelare.

Chiudiamo la nostra intervista augurandoti il meglio per il futuro e porgendoti una domanda un po’ diversa dalle precedenti: negli ultimi anni il rap è diventato, a sorpresa, uno dei generi più seguiti ed apprezzati in Italia, soprattutto dalle nuove generazioni. Secondo te cosa attira i giovani verso questo tipo di musica?

I giovani italiani si sono avvicinati al rap perché, probabilmente, solo di recente hanno cominciato ad ascoltarlo per davvero. È un genere che per essere compreso deve essere prima ascoltato ed “assaporato”. E quando inizi ad apprezzarlo finisci con l’amarlo, è un linguaggio schietto è diretto, e non vi sono vie di mezzo: il rap o lo ami o lo odi! Il linguaggio dell’hip-hop è vero, non ha peli sulla lingua. Il rap, se fatto bene, è educativo. La metafora, unita alla rima, permette di ottenere un risultato forte, che rimane impresso. Ovviamente il merito dell’avvicinamento dei giovani a questo genere va anche alle grandi case discografiche, che hanno deciso di rompere le barriere dell’underground, rendendo il rap un fenomeno più commerciale. È stata una scelta apprezzata da molti e criticata da altrettanti, ma di certo è uno dei tanti fattori che ha permesso al rap di diventare così popolare. Ringrazio di cuore tagpress.it per gli auguri e soprattutto, per avermi dato l’opportunità di raccontarmi in questa intervista. Un saluto a tutti voi che state leggendo, e ricordate: se avete un sogno non lasciatelo chiuso nel cassetto, inseguitelo, ne vale la pena!

Ruggero Riso

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