Un treno da quarto mondo per la Notte della Taranta

Treno notte della taranta

Una giornalista, Giorgia Salicandro e una fotografa, Aurora Mastore, decidono di prendere il treno messo a disposizione delle Fse per la Notte della Taranta per vivere un’esperienza on the road. Dal reportage emerge la pericolosità di un servizio inefficiente e rischioso.

Di Giorgia Salicandro

La brutta avventura inizia al binario cinque della stazione di Lecce. Perso per un pelo il treno delle 20.15, scopriamo che la prossima “navetta” che dovrebbe collegare agevolmente Lecce a Melpignano passerà tra non prima di cinquanta minuti. Ma la compagnia è buona e l’idea di potersi unire presto agli spettatori della Notte della Taranta fa passare il fastidio dell’attesa in secondo piano. Solo all’arrivo del treno successivo, quando ci accorgiamo che i posti a sedere bastano per appena un terzo dei moltissimi che, al passare del tempo, continuano ad arrivare in stazione, la sensazione di disagio riemerge, ma riusciamo comunque a stringerci e a raggiungere l’ormai agognato concerto.

Il vero dramma inizia al ritorno. Quando le decine di migliaia di persone che hanno raggiunto il paesino della Grecìa nel corso delle precedenti ore si affollano contemporaneamente davanti alla minuscola stazione in attesa del primo treno. “Passerà ogni quarto d’ora” ci diciamo. E invece no. Nessuno ha pensato di organizzare il deflusso in modo da prevenire l’accalcarsi della folla. E la folla infatti si accalca, in maniera sempre più serrata, davanti alle transenne sbarrate all’ingresso della stazione. Passano i minuti, ma nessuna notizia del prossimo treno. “Ne sta arrivando uno, ma non sappiamo dove sia diretto, se a Lecce o a Otranto” ci sentiamo rispondere dagli operatori delle Ferrovie Sud Est dopo oltre un’ora. Finalmente un mezzo arriva, ma il senso di sollievo cede in un momento il posto alla paura: la folla aumentata nel corso del tempo interminabile dell’attesa inizia a spingere per incanalarsi nella strettoia aperta tra le transenne, i corpi sono talmente pressati che temiamo di soffocare. Se ci fosse stato un bambino, penso, sarebbe certamente morto.

Salire in treno è un’esperienza altrettanto agghiacciante. Una ragazza davanti a me inciampa nel gradino d’ingresso del vagone e per qualche istante viene calpestata dalla folla. Un’altra urla, in evidente stato di panico. Il vagone si satura all’inverosimile, siamo talmente tanti che, nonostante l’aria condizionata, l’ossigeno non basta per tutti. Trascorriamo l’intera durata del viaggio ansimando e pregando di arrivare in fretta. E promettendoci che questo sarà l’ultimo anno alla Notte della Taranta. “Lo sarà anche per noi, maledetto Salento” ci ripetono in coro molti ragazzi venuti da Roma, da Bologna, da Como.

E c’è da scommetterci che, tornati in patria, la pubblicità che faranno del Salento sarà tutt’altro che positiva: la cartolina di un luogo da quarto mondo, in cui i trasporti, che dovrebbero essere linfa vitale di qualunque meta turistica, si presentano ancora una volta come qualcosa a cui non può esser dato il nome di “servizio”, se non altro secondo gli standard di questo secolo. Ma c’è di più. Per l’evento di Melpignano a prevalere non è il disagio ma la condizione ben più grave di reale pericolo per l’incolumità delle persone che un’organizzazione approssimativa e scadente ha prodotto.

Crediamo che non basti programmare una corsa all’ora di un convoglio di soli quattro vagoni per potersi fregiare di una proposta di trasporto sicura. Se i numeri della Notte della Taranta si conoscono da tempo, continuare ad offrire un servizio che sembra più un favore concesso a folle di disperati significa giocare con la fortuna, oltre che restituire un’immagine vergognosa del Salento: una sfida persa davanti al suo più importante appuntamento con il turismo internazionale.

3 risposte a Un treno da quarto mondo per la Notte della Taranta

  1. Enrico scrive:

    Ho viaggiato anche io con il treno dell Fse, devo dire che la situazione, complice l’enorme flusso di persone, era difficile e il servizio va senz’altro migliorato per i prossimi anni (visto anche il successo che ormai puntualmente la manifestazione riscuote). Il problema vero è stato il ritorno, quando la gente si è accalcata all’ingresso della stazione per aspettare treni senza orario e soprattutto senza una meta certa. Non ho però assistito alle scene di panico che descriveva la giornalista. Trovo più vergognoso invece il comportamento di tante persone, dotate di litri e litri di alcoolici che già alle 11 di sera, barcollavano in giro, vomitavano o peggio giacevano per terra privi di conoscenza. Per molti la “Notte della Taranta” è l’occasione per divertirsi e stare insieme condividendo una tradizione radicata in tutti noi, per tanti altri però è solo la scusa per ubriacarsi e devastarsi e credo che questo sia stato il vero problema della manifestazione.

    • Aurora Mastore scrive:

      Purtroppo le scene di panico descritte nell’articolo le ho vissute in prima persona… tanto che ad un certo punto ho iniziato anche io a urlare contro un ragazzo che si trovava davanti a me e che magari non c’entrava nulla, ma era anch’egli solo vittima di spintoni provenienti da qualcun altro (oltre che della mia rabbia)!
      Ed è assolutamente vero che se ci fosse stato un bimbo là in mezzo sarebbe potuto rimanere schiacciato da qualcuno…anche io stavo per esserlo e - ahimè! - non essendo molto alta durante l’attesa del treno, quando ancora non ci era consentito entrare nella stazione e la folla si accalcava, ho pensato che se il treno non fosse arrivato quanto prima mi sarei sentita male.
      Ovviamente i commenti di turisti rassegnati si sprecavano: è brutto sentir dire alle tue spalle “Lo sai, siamo nel Salento, cosa pretendi? Il treno non arriverà mai in orario e qui i mezzi di trasporto non funzionano come altrove!”, ma è quello che purtroppo chi va via da qui porterà con sé ed esporterà nel resto d’Italia e d’Europa…

  2. ferny scrive:

    raccontatele queste cose in giro per l’italia, forse è l’unico modo per far svegliare le istituzioni aprendo gli occhi sul mondo che cambia e che i tempi sono maturi per essere cittadini del mondo.
    nessuno di voi forse si è accorto di quanto sudiciume c’è in giro per il salento,perchè avete viaggiato di notte, ma le strade sono piene di buste e spazzatura in ogni angolo di strada, si butta di tutte sulle strade e nessuno interviene a far rispettare le regole e l’ambiente.
    è una vera vergogna. mi vergogno non di essere salentino ma di far parte del genere umano

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