Lecce, qui si muore nell’indifferenza delle istituzioni. Gianfreda: «La Regione riconosca l’area ad alto rischio ambientale».

Dovrebbe essere il paradiso d’Italia, poco industrializzata, aria pura (almeno in apparenza), tanto verde, bassa percentuale di smog nelle città, grazie anche alle modeste dimensioni dei centri urbani. Eppure gli abitanti della provincia di Lecce rischiano di ammalarsi di tumore molto più che nel tarantino, dove è tristemente nota la correlazione tra l’elevato numero di tumori e l’esposizione alle emissioni dell’Ilva, e nel brindisino, nei pressi della centrale elettrica a carbone di Cerano, considerata la centrale più inquinante e nociva d’Europa. E, ancor più preoccupante, negli ultimi anni il divario tra le percentuali di tumori relative alle aree più industrializzate del Nord Italia, con quelli concernenti la provincia di Lecce, si sta via via riducendo.

Ma da cosa dipende questo alto tasso di tumori, in particolare ai polmoni?
Il fenomeno è risaputo da anni, ma si è fatto poco e nulla per cercare di capire e rimediare in qualche modo. Si è preferito finora ignorare.

foto emissioni notturne Colacem

Colacem, foto emissioni notturne

Sono state fatte diverse ipotesi. A livello locale i sospetti si sono concentrati sulle emissioni della Copersalento di Maglie ed il cementificio Colacem di Galatina. L’attività della prima è stata bloccata da una sentenza del Tar di Lecce, che ha accertato l’operatività dell’inceneritore in assenza dei requisiti formali e sostanziali previsti da leggi e regolamenti in materia.
Al momento l’attenzione è focalizzata sulla Colacem. Diversi cittadini si sono mobilitati. L’associazione Forum Ambiente & Salute ha anche presentato un esposto alla procura di Lecce per emissioni sospette durante le ore notturne, presentando documentazione fotografica. Ce ne occupammo in questo articolo.

Ma la minaccia viene anche da lontano. Sono stati fatti degli studi sulla centrale termoelettrica di Cerano, che la vedrebbero come primo inputato in questa drammatica statistica insieme all’Ilva. Secondo uno studio del Centro Nazionale Ricerche (CNR) di Lecce, le emissioni provenienti dall’acciaieria e dalla centrale elettrica verrebbero trasportate dalle correnti d’aria fino al basso Salento.

Dal Registro dei tumori di Lecce, aggiornato al 2005, spuntano dei dati allarmanti. Il 20% degli uomini malati di tumore ha un cancro ai polmoni. Il 5% in più rispetto rispetto a Taranto, dove già la situazione è drammatica.
In generale la principale causa dei tumori ai polmoni è imputabile al fumo da tabacco. La seconda causa è stata individuata nell’inalazione del radon, un gas radioattivo derivato dal radio, a sua volta prodotto dall’uranio e che si trova in piccole quantità nella roccia e nella terra. Può accumularsi in degli spazi chiusi ed è impercettibile ai sensi umani. In piccole quantità è tollerato dall’organismo, ma quando la concentrazione diventa alta, le radiazioni del radon sono in grado di far insorgere il cancro.

dottor Giuseppe Serravezza oncologo - Presidente Lilt Lecce

Dott. Giuseppe Serravezza - oncologo, Presidente Lilt Lecce

Da molti anni il dottor Giuseppe Serravezza, presidente della Lega Italiana contro i Tumori (LILT) della sezione di Lecce, nonché Responsabile U.O.C. di Oncologia Medica Ospedali di Casarano e Gallipoli, si batte affinché le istituzioni facciano qualcosa per individuare la causa e porre rimedio a questa emergenza. Secondo l’oncologo la causa non può essere imputata affatto al fumo da tabacco, ricordando in particolare l’anomalia dei distretti di Maglie e Galatina, che presentano il numero più alto di cancro ai polmoni in relazione al numero di abitanti. E, guarda caso, questi distretti coincidono proprio con le aree più prossime alla Colacem e alla Copersalento.

D’altro canto, secondo il Rapporto Nomisma 2011, nel Salento non risulta un maggiore radicamento del vizio del fumo del tabacco. Anzi, la provincia di Lecce è il linea con un altro dato, che registra un calo di produzione vendita di sigarette in Italia nel periodo 2001-2009. Quindi è assolutamente da escludere che l’anomalia del numero di casi di tumore ai polmoni dipenda dal tabacco.

Quanto al radon si stanno effettuando delle ulteriori indagini, in quanto in diverse scuole del leccese è stata riscontrata una concentrazione superiore alla soglia di tollerabilità. Ad ogni modo i dati sembrano rientrare nella media nazionale.

I dati sulla mortalità e sul numero persone che si ammalano sono confermati anche da quanto emerge dal Registro Tumori Puglia e dai dati Istat proposti dal dott. Serravezza, in qualità di Presidente della Lilt.
Lo ha ammesso anche il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il 17 dicembre scorso, dichiarando che a Lecce si muore più che a Taranto. E la cosa che sconcerta di più è che questo dimostra senza ombra di dubbio che le istituzioni ne sono al corrente e restano a guardare o, peggio, si voltano dall’altra parte.
Non ci sono dubbi. Lo sa la Regione Puglia, lo sanno le istituzioni nazionali.

Per il direttore generale dell’Arpa della Regione Puglia, Giorgio Assennato, il quadro è desolante e sconfortante. Lamenta la mancanza di erogazione di contributi per la ricerca, l’assenza di coordinamento istituzionale, la mancanza di uno studio approfondito a livello ministeriale, malgrado già dagli Sessanta emergesse una fenomeno singolare documentato dalle Relazioni dello stato di salute della popolazione pugliese.

Aurelio Gianfreda, consigliere regionale Puglia

Sulla vicenda ha preso posizione anche il consigliere regionale Aurelio Gianfreda che, sulla base di queste premesse, ha presentato lo scorso 31 luglio, una proposta di Ordine del giorno al Consiglio Regionale contenente una relazione che sintetizza studi, ricerche e scritti relativi a questo fenomeno, chiedendo alla Giunta Vendola di riconoscere la provincia di Lecce come area ad alto rischio ambientale, chiedendo inoltre delle azioni concrete volte a contrastare in maniera seria ed efficace questa emergenza.

 

Secondo il consigliere poggiardese “per i principi di precauzione e responsabilità si dovrebbe evitare di aumentare la pressione ambientale sul territorio con nuovi impianti produttivi a rischio ambientale ed anzi, si dovrebbe cercare in ogni modo di ridurre la pressione ambientale esistente rendendo più compatibile con la salute il sistema produttivo, che in molti casi è obsoleto perché sviluppatosi quando la fame di lavoro

tumori 2006-09 maschi lecce

Percentuale maschi morti per tumori alle vie respiratorie nel periodo 2006-09

portò a ignorare i rischi ambientali.” Ma questo rischio di un rapporto distorto tra salute e lavoro è, ancora oggi, in tante realtà, purtroppo reale, come dimostrano le tante battaglie ecologiste in tutt’Italia. E la pressione ambientale sul territorio della nostra Provincia potrebbe venire ridotta anche considerando i rischi derivanti dall’esposizione cronica della popolazione a sostanze potenzialmente dannose, anche se presenti in dosi oggi considerate nei limiti dei parametri di riferimento, in quanto comunque impattanti sulla salubrità dell’ambiente e sulla salute umana”.

tumori 2006-09 femmine lecce

Percentuale femmine morte per tumori alle vie respiratorie nel periodo 2006-09

Non manca nel suo intervento una stoccata anche a chi nei decenni ha ricoperto incarichi in istituzioni preposte alla tutela della salute e dell’ambiente, a livello sia regionale che locale, colpevoli - a suo dire - di aver avuto “una scarsa sensibilità culturale sugli aspetti ambientali”. Secondo Gianfreda questo aspetto, “la fame di lavoro insieme alla diffusa cultura di affrontare i problemi contingenti senza prevedere le possibili conseguenze sulle generazioni future rispetto alle decisioni che si adottano”, “hanno impedito di affermare l’idea di sviluppo economico sostenibile“.

Ora più che mai si aspettano risposte immediate e concrete da parte della Regione Puglia e del Governo nazionale, ora impegnato ad affrontare l’ennesima possibile crisi.
Per fine ottobre intanto si attende l’ufficializzazione di un nuovo report da parte dell’Istituto Superiore della Sanità in relazione a questa emergenza.

Marcello Greco

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