La comunità di Otranto li ha sempre chiamati “santi” e così anche i tantissimi fedeli sparsi nel Salento e nel territorio nazionale. Domani, però, i Beati Antonio Primaldo e Compagni verranno iscritti nell’Albo dei Santi della Chiesa Universale. Il tutto avverrà durante il rito di Canonizzazione che Papa Francesco celebrerà domani mattina, alle 9:30, in piazza San Pietro, a Roma. Da quel momento, 800 coraggiosi uomini, che preferirono farsi decapitare dall’esercito ottomano piuttosto che rinnegare la loro fede, diventeranno ufficialmente i “Santi Martiri di Otranto”.
È stato un percorso lungo più di 500 anni, partito proprio il 13 agosto 1480, data del martirio compiuto sul Colle della Minerva. Fu nel 1539 che per la prima volta si parlò di santificazione e fu nel 1771 che Papa Clemente XIV beatificò i martiri: si dovette, invece, aspettare il 6 luglio 2007 per il riconoscimento ufficiale del martirio, mentre è dello scorso 20 dicembre, invece, il riconoscimento del miracolo con protagonista una suora Clarissa del monastero di Otranto, guarita nel 1980 da un tumore vaginale in fase terminale. In mezzo, l’indimenticabile visita di Papa Beato Giovanni Paolo II, il 5 ottobre del 1980, in occasione del quinto centenario dell’episodio. L’ultima tappa, infine,l’11 febbraio 2013 quando Papa Benedetto XVI decreta che “i Beati Antonio Primaldo e Compagni, Martiri, siano iscritti nell’Albo dei Santi di domenica 12 maggio 2013”.
Quel giorno è arrivato e la comunità cristiana di Otranto e dell’intera provincia è pronta a partecipare a questo storico evento, preparato nella preghiera e nella riflessione negli ultimi tre mesi. E saranno tantissime le parrocchie salentine presenti domani in piazza San Pietro.
Un momento storico per Otranto e per tutta la Diocesi, quindi, di cui è consapevole anche il primo cittadino Luciano Cariddi, anch’egli presente a Roma, che sottolinea il valore sociale, culturale e spirituale di questo evento: “Nella canonizzazione dei nostri Santi Martiri si riconosce il particolare valore civico ed ecclesiale dell’eroismo dimostrato dai Martiri indruntini in quel lontano 1480. Un gesto che contrassegnava i valori civici e religiosi che costituivano il carattere identitario della comunità, chiamata ad un impegno immane per amore di patria e per profonda fede. Quell’esperienza credo abbia segnato questi luoghi e la nostra gente, tramandando un sentimento comune che ci appartiene e rendendoci più aperti, più comprensivi e più solidali con quanti sono giunti nella nostra terra”. Non mancano i ringraziamenti a nome della comunità a Mons. Donato Negro per il suo sostegno morale e spirituale e l’auspicio che “la canonizzazione dei nostri Martiri possa servire a rendere ancor più consapevoli noi tutti dell’importante testimonianza che la nostra Città deve continuare a rappresentare”.
Nelle parole di Giovanni Paolo II, in quel 5 ottobre 1980, tutto il significato della testimonianza dei Santi Martiri: “Il Martirio è una grande prova dell’uomo, la prova della dignità dell’uomo al cospetto di Dio stesso”. E la Santificazione, per la nostra Diocesi, è la prova della riconoscenza di Dio al loro sacrificio.
Alessandro Chizzini





