Secondo il Rapporto ecomafia 2013 la Puglia mantiene stabile il quarto posto in questa speciale classifica realizzata da Legambiente sulla base dei dati ufficiali forniti da forze dell’ordine, Capitanerie di porto e polizie provinciali di tutta Italia.
A precedere la Puglia sono Campania, Sicilia e Calabria. Quasi la metà di questi illeciti sono concentrati proprio in queste regioni, non a caso quelle a più alta concentrazione mafiosa.
Al quinto posto si piazza il Lazio, dove gli illeciti accertati sono in netta crescita rispetto al 2011.
Nel 2012 in Puglia le infrazioni accertate sono state 3.331, il 9,8% rispetto al dato nazionale. Sono state 3.251 le persone denunciate, 28 quelle arrestate, mentre i sequestri effettuati sono stati 1.303.
Se questo è il dato globale, nella sottoclassifica della cementificazione abusiva la Puglia raggiunge il secondo posto, mentre per numero di persone denunciate risulta essere la prima regione d’Italia. Quanto al ciclo dei rifiuti la Puglia ha registrato un notevole incremento dei reati, pari al 24%.
In generale il dato nazionale conferma che l’ecomafia, a dispetto della crisi, è un business fiorente. I reati sono in forte aumento, così come gli introiti delle aziende coinvolte che operano in modo illecito, danneggiando quelle che operano nella legalità.
Tutto questi affari d’oro, questi soprusi, questi danni ambientali, economici e territoriali non sarebbero possibili senza la complicità di funzionari, politici e amministratori pubblici.
Infatti le denunce per corruzione sono più che raddoppiate rispetto all’anno precedente. Tangenti, incassate da amministratori, esponenti politici e funzionari pubblici, in cambio di appalti e concessioni edilizie, varianti urbanistiche e discariche di rifiuti.
Il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza fa una fotografia della realtà: «Quella delle Ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale, che continua a costruire case abusive quasi allo stesso ritmo di sempre, mentre il mercato immobiliare legale tracolla. Con imprese illegali che vedono crescere fatturati ed export, quando quelle che rispettano le leggi sono costrette a chiudere i battenti. Un’economia che si regge sull’intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss, e che opera attraverso il dumping ambientale, la falsificazione di fatture e bilanci, l’evasione fiscale e il riciclaggio, la corruzione, il voto di scambio e la spartizione degli appalti. Semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi. Le pene per i reati ambientali, infatti, continuano ad essere quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l’abbattimento degli edifici continua ad essere una eventualità remota. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è anche aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive».
Le ecomafie interessano diversi settori, minacciando il made in Italy (con le truffe agroalimentari), il patrimonio culturale (per l’agire indisturbato dei cd. predoni dell’arte), la salute dei cittadini (a causa dello smaltimento illecito di rifiuti tossici e le truffe agroalimentari), l’ambiente, il territorio, l’economia locale e nazionale (a causa anche della concorrenza sleale delle aziende criminali con le aziende sane e a causa dei contributi pubblici erogati indebitamente a favore delle prime).
Quanto alle misure da adottare per contrastare veramente il fenomeno, il responsabile Legambiente Enrico Fontana dichiara: «I numeri e le inchieste riassunte in questo rapporto impongono l’adozione di un pacchetto di misure indispensabili per contrastare in maniera decisamente più efficace la minaccia rappresentata dai fenomeni di criminalità ambientale che avvelenano il nostro paese. La prima proposta riguarda l’introduzione dei delitti ambientali nel nostro codice penale, con l’approvazione del disegno di legge già licenziato dal governo Prodi nel 2007 e ripresentato in questa legislatura dal presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, che consentirà alla magistratura e alle forze dell’ordine di intervenire in maniera adeguata perché frutto di un’attenta e obiettiva valutazione dei fenomeni criminali, delle loro cause e delle loro conseguenze. La riforma del sistema di tutela penale dell’ambiente, prevista peraltro dalla direttiva Ue 99 del 2008 “sulla tutela penale dell’ambiente”, che l’Italia ha formalmente recepito ma sostanzialmente disatteso, deve essere accompagnata da un’altra iniziativa legislativa non più rinviabile: l’introduzione di norme che rendano effettiva l’azione di contrasto dell’abusivismo edilizio con la definizione di tempi e modalità certe in cui censire ed eseguire le demolizioni; il rafforzamento del fondo a disposizione dei comuni per procedere agli abbattimenti; sanzioni più severe, fino alla misura estrema dello scioglimento degli enti locali inadempienti».
Marcello Greco





