Ha terminato la sua vita così come l’aveva sempre vissuta: all’attacco. Stefano Borgonovo ci ha lasciati lo scorso giovedì a 49 anni, dopo aver giocato per cinque anni la partita più importante della sua vita, quella contro la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica.
L’ex calciatore nativo di Giussano (Monza-Brianza) era diventato da qualche anno il simbolo della lotta contro la malattia che lo aveva colpito nel 2008. Durante la sua carriera ha vestito tantissime maglie, ma sono state le stagioni vissute col Milan e la Fiorentina che hanno proiettato Borgonovo nel calcio che conta, facendosi valere al fianco di campioni come Marco Van Basten o Roberto Baggio, che gli starà vicino fino all’ultimo.
Abbiamo parlato di campioni. Sì, perché Borgonovo non è mai stato considerato un campione; era un attaccante tecnicamente molto dotato, opportunista, un giocatore che aveva dimestichezza con il gol, ma a cui è sempre mancato quel pizzico di talento in più tale da poterlo paragonare con i fuoriclasse con i quali ha condiviso maglia e soprattutto successi.
È stato con l’annuncio della sua malattia che Stefano Borgonovo ha cominciato a giocare da campione, non ovviamente sul campo di gioco, ma su quello più tortuoso, delicato e pieno di ostacoli e insidie che è la vita. Stefano non ha avuto paura di mettersi in gioco con il suo corpo debilitato dalla malattia e soprattutto col suo volto sofferente ma sempre solcato da un sorriso, quello stesso sorriso con il quale ha dato vita alla sua Fondazione che anche dopo la sua morte continuerà a lavorare per trovare fondi da devolvere alla ricerca e per dare sostegno agli oltre 5mila italiani ammalati di sla.
Se è poi vero che dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna, allora non possiamo non sottolineare il ruolo svolto dalla moglie Chantal che, insieme ai loro quattro figli, ha supportato Stefano in questa battaglia e sopportato il dolore e la pena che solo una moglie può provare di fronte al destino ormai segnato del proprio uomo.
Stefano Borgonovo ha lottato contro la malattia con lo stesso coraggio, la stessa classe e la stessa determinazione che metteva quando aveva il pallone tra i piedi. E come lui, anche tanti altri calciatori colpiti dalla sla, una inquietante coincidenza che ha portato molti a definire questa malattia “il morbo dei calciatori”: fra le altre vittime si possono ricordare Adriano Lombardi e Gianluca Signorini, quest’ultimo simbolo e capitano del Genoa anche negli anni di attività di Borgonovo.
Stefano se ne è andato siglando il suo gol più bello. Non quello in rovesciata realizzato contro il Pisa nel 1989, né il pallonetto contro il Bayern Monaco che portò il Milan in finale di Coppa dei Campioni nel 1990 (vinta 1-0 contro il Benfica); il suo gol più bello è quello di aver dimostrato che un vero Campione è colui che riesce a lasciare il segno nonostante la sofferenza, colui che riesce a spendersi per gli altri al cospetto di una malattia che non lo ha mai vinto.
E il segno di Borgonovo è rimasto e rimarrà indelebile.
Alessandro Chizzini




