Conoscere la politica italiana attraverso una piccola grande voce, quella di un uomo semplice, un ex segretario comunale nato e cresciuto nel Salento, ma con una quarantennale carriera e una breve esperienza da assessore comunale, dalla quale si è allontanato volontariamente, e che sa bene quali sono i mali della politica nazionale e locale. Leo De Giorgi, nato nel 1945, laureatosi in Economia e Commercio nel 1972 e segretario comunale dall’anno successivo per vari comuni del Salento, mi accoglie nel suo studio, nella sua casa di Sanarica, mi parla dei suoi libri, della collezione di Pirandello e dei Premi Strega, della sua passione per l’astronomia e delle infinite domande che essa implica, come quelle sull’inizio e sulla fine del mondo. Mi parla della sua passione per la musica e per la pittura. Accanto alla libreria c’è un bellissimo pianoforte sul quale vi è appoggiata una rosa rossa e, nella vetrina, pennelli di vari colori e misure. Tanti quadri e fotografie dei figli e oggetti in stile africano.
Cos’è l’onestà?: “L’onestà –afferma - non è altro che quella qualità, del singolo o del gruppo, di intrattenere rapporti sociali in maniera leale e trasparente. È un concetto non facilmente definibile, perché i principi in base ai quali si misura sono in un certo senso relativi al contesto sociale in cui si vive. Nel campo della politica l’onestà deve accompagnarsi, a braccetto, con la lealtà e la trasparenza. Un politico è disonesto quando altera dati e fatti con lo scopo preciso di trarne un utile. Esempio di disonestà politica è costituita dalle promesse preelettorali non mantenute, soprattutto quando si tratta di inganno pianificato verso gli elettori e non di un errore di valutazione preventiva. Ma in democrazia tale forma di disonestà dovrebbe essere giudicata dagli elettori stessi, cosa che spesso, invece, non accade, anche a causa dei difetti dei sistemi elettorali attuali. L’onestà intellettuale richiede, a volte, il coraggio per saper ammettere che le opinioni diverse dalle proprie a volte sono quelle eticamente più giuste. Quasi mai abbiamo assistito a qualche dibattito politico, in trasmissioni televisive, in cui un rappresentante di un partito abbia ammesso che la valutazione prospettata dall’avversario politico fosse quella più idonea alla soluzione di un determinato problema. Cosa ben più grave della disonestà – dice - è la corruzione. Un politico o un amministratore pubblico corrotto non è soltanto disonesto, ma è sopratutto un criminale, cioè una persona che ha commesso un reato e le sue azioni criminose rientrano, pertanto, nella sfera dell’illegalità. Talvolta in Italia il comportamento corrotto non viene percepito come grave reato”.
Qual è l’ambito principale in cui si concentra la corruzione?: “senz’altro è quello della spesa della Pubblica Amministrazione per i beni e servizi forniti dai privati”.
Le vicissitudini della politica del piccolo comune salentino hanno fatto conoscere un aspetto negativo anche della politica nazionale, nei confronti della quale ha ormai poca fiducia. Il rifiuto, da parte della maggioranza alla sua proposta di rinunciare all’indennità di funzione per almeno due anni al fine di destinare quel denaro al miglioramento dei servizi pubblici, è stata una delle cause che lo hanno indotto alle dimissioni da assessore e alla costituzione di un gruppo di maggioranza indipendente. Ma i motivi della sua diffidenza sono tanti: “La credibilità dei politici (la “casta degli intoccabili”), dei partiti che li sorreggono, degli amministratori degli enti locali, è ormai così bassa che consente alla stragrande maggioranza degli italiani, disillusi dalla politica perché nulla cambia, di attaccarsi disperatamente all’antipolitica, come unica speranza di reale cambiamento. Quale credibilità può avere un insieme di parlamentari che copre e protegge, mantenendo nelle proprie fila, tanti personaggi che hanno subito condanne penali passate in giudicato? Quale credibilità può avere un pubblico amministratore che, pur avendo sperperato pubblico denaro creando opere inutili per tutti o, peggio, costose cattedrali nel deserto mai completate, o completate e rimaste inutilizzate, continua ad essere candidato sostenuto dalla fazione partitica alla quale appartiene, pur avendo dato chiara prova di non saper amministrare? Quale credibilità possono avere le istituzioni, anche quelle a più alto livello, quando politici corresponsabili, insieme a tanti altri, dell’astronomico debito pubblico che strozza lo Stato, sono stati premiati con un seggio a vita al Senato?”.
La gente percepisce i mali dell’attuale politica, quella di Leo De Giorgi non però è una sensazione ma una testimonianza: “Una delle principali cause che portano la nostra democrazia e società ad essere “malate”, sta proprio nell’impadronimento a vita del potere, a tutti i livelli, da parte di ristrette oligarchie imposte dai partiti”. Spiega l’importanza della proposta del politologo Sartori che propone che nessuno possa candidarsi due volte consecutive a una qualsiasi carica elettiva, uguale o diversa (come attualmente avviene per i sindaci, i quali possono ricoprire la carica solo per due mandati consecutivi), per rompere la deleteria continuità della professionalità politica a vita.
“Tra i mali della politica, oltre a quello grave della corruzione, vi è l’incapacità stessa di fare politica, cioè la mancanza dell’impegno ad affrontare con serietà i problemi che assillano maggiormente la società e del rispetto della parola data ai cittadini. Così le parole che si pronunciano di fronte agli elettori sono frasi dette al vento”.
Un altro male è infine l’eccessivo numero di enti inutili come le inutili province, di cui spesse volte è stata dichiarata la volontà di abolirle e che continuano, invece, a crescere di numero facendo aumentare il già forte debito pubblico ed il numero spropositato dei rappresentanti politici da mantenere.
Per concludere Leo non può fare a meno di evocare alcuni suoi ricordi degli anni Cinquanta: i bambini che piangevano non per capriccio ma per fame. I calzoncini corti indossati nelle fredde scuole elementari, prive di riscaldamento. E negli anni dell’inizio della sua carriera le raccomandazioni del padre, anche lui segretario comunale: “Figlio mio stai attento - gli diceva - perché tra i politici corrotti qualcuno verrà a farti proposte che potrebbero sembrarti interessanti. Tu sii forte e non accettare mai”.
Luana Campa






Ce ne fossero di persone così..perbene
Bellissima e condivisibile analisi.
Se posso, mi permetto solo di aggiungere in modo molto semplice che: “La Credibilità”, se posseduta, rientra, a mio modo di vedere, tra le virtù del bagaglio personale di ognuno di noi, al di là se ricopre il ruolo di politico o di semplice cittadino. La stessa la si acquisisce, giorno per giorno: facendo nei fatti ciò che si predica a parole. Non è un caso che, per poter esprimersi al meglio, nell’ambito della società civile a prescindere dal ruolo che si (o non) ricopre, bisogna, tra le varie virtù che uno possiede, che vi siano come anche LEO sostiene: correttezza ed ONESTA’ intesa in tutti i sensi, anche e sopratutto quella intellettuale, appunto, che deve valere o essere applicata, prima ancora che per gli altri,…..per se stessi!