Italia-Albania, tra voglia di riscatto e…che tipo di beneficenza?

Martedì sera si è svolta l’amichevole tra due nazioni storicamente legate tra loro. Una partita di solidarietà per le vittime dell’alluvione, ma che non tutti i genovesi hanno apprezzato.

I tifosi albanesi durante la amichevole dello scorso 18 novembre

Una partita di calcio in campo, una festa sugli spalti. L’amichevole tra Italia e Albania disputata martedì sera a Genova ha vissuto lungo questi due binari paralleli. Le due nazionali in campo si sono date battaglia: Antonio Conte ha schierato seconde linee ed esordienti che hanno fornito una ottima prestazione, vogliosi di ottenere maggiore considerazione da parte del ct, mentre gli albanesi hanno voluto dimostrare la loro crescita contro una nazionale blasonata, soprattutto di fronte ai circa 15mila connazionali giunti al “Ferraris” di Genova.

E sono stati proprio i tifosi ospiti i protagonisti principali sugli spalti dello stadio del quartiere “Marassi”. Dei 26mila paganti, infatti, la maggior parte era composta da cittadini albanesi che a suon di slogan e grida di incitamento hanno fatto sentire a casa la propria nazionale. Qualcuno ha un po’ esagerato e tre tifosi, in altrettanti episodi diversi, sono riusciti a entrare sul terreno di gioco e abbracciare i propri idoli.

Invasioni di campo sbagliate, ma comunque pacifiche e soprattutto diverse da quelle messe in atto la scorsa settimana in occasione della delicata sfida tra Albania e Serbia, una delle tante occasioni in cui purtroppo un evento sportivo ha assunto i caratteri della rivalità politica. Non che l’altra sera non siano mancati riverberi di quella triste serata, con cori offensivi intonati nei confronti della nazione serba; un neo in una manifestazione sportiva vissuta in un clima di festa, con i tifosi albanesi che prima del fischio d’inizio hanno intonato entrambi gli inni nazionali, a sottolineare l’esistenza di un legame storico tra i due paesi.

Erano quindi circa 15mila i tifosi albanesi presenti allo stadio di Genova. Chissà quanti di loro circa vent’anni fa sono giunti in Italia approdando sulle coste salentine a bordo di un barcone e in fuga da un paese in piena crisi economica e politica. E chissà quanti dei presenti allo stadio erano figli di coloro che hanno vissuto quella drammatica esperienza e che hanno trovato nell’Italia il luogo nel quale ricominciare. Molti di quei 15mila albanesi, provenienti anche dall’estero, hanno anche ricominciato dal Salento: alcuni di loro hanno intrapreso una strada sbagliata e occupano ora un posto ai margini della società, ma altri si sono però rimessi in gioco con due quattrini in tasca e abiti sgualciti, trovando un lavoro (spesso lontano dal Salento), creandosi una famiglia e integrandosi in pieno nella società italiana. E questa seconda faccia è quella che gli albanesi oggi vogliono che spicchi in Italia e in Europa, quella di una nazione che dopo 20 anni è cresciuta non solo calcisticamente, ma anche economicamente. È questa l’Albania che merita fiducia.

La partita di martedì si caratterizzava però anche per un altro aspetto, quello benefico. Il ricavato dalla vendita dei biglietti è stato infatti devoluto alle popolazioni vittime della alluvione che per l’ennesima volta ha interessato Genova e la Liguria. E qui qualcuno ha collegato la maggior presenza degli albanesi allo stadio rispetto ai genovesi; alcuni cittadini del capoluogo ligure pare abbiano boicottato la partita proprio per la scelta di Genova come sede della gara di beneficienza. Secondo alcuni abitanti della città della Lanterna sarebbe stato molto più sensato disputare la partita in un’altra città; hanno infatti giudicato paradossale che fosse chiesto ai genovesi di acquistare un biglietto il cui ricavato sarebbe stato poi devoluto a loro stessi. Questa opinione è stata diffusa anche su Facebook, con alcuni utenti genovesi autori di diversi commenti in cui uno, ad esempio, recitava “non possiamo finanziare noi stessi”.

Non abbiamo la certezza che si tratti davvero di un boicottaggio, ma la scarsa presenza dei genovesi alla stadio non può che far riflettere e di certo i dubbi da loro espressi non possono considerarsi infondati.

Alessandro Chizzini

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