Candannato Raffaele Fitto, le motivazioni: 500 mila ero per la campagna elettorale in cambio di un appalto

raffaele fitto - giudici indagati

Ha ottenuto 500 mila euro di finanziamento per il suo partito La Puglia prima di tutto dall’imprenditore Giampaolo Angelucci, in cambio di un appalto di 198 milioni.
Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i giudici del Tribunale di Bari, che hanno condannato l’ex Governatore della Regione Puglia, Raffaele Fitto, a 4 anni di reclusione - di cui tre condonati dall’indulto - e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, per finanziamento illecito ai partiti, corruzione e abuso d’ufficio.

La sentenza era stata emessa lo scorso 13 febbraio, ma solo ora sono state pubblicate le motivazioni, stese in 769 pagine.
La tangente, secondo i giudici, sarebbe stata versata per favorire la campagna elettorale di Fitto. In cambio l’imprenditore Angelucci avrebbe ricevuto l’assegnazione alle sue aziende di un appalto per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite (le cd. RSA).
Anche l’imprenditore era stato condannato, con pena di 3 anni e 6 mesi, per corruzione e finanziamento illecito ai partiti, e altre 30 persone coinvolte nello stesso procedimento.

Secondo quanto si legge nelle motivazioni della sentenza Fitto compì una diretta intromissione nelle decisioni spettanti ai direttori generali delle Asl sulla attivazione delle Rsa e sul tipo di gestione da scegliere concentrando in una gara unica tutti gli appalti per gestire le Rsa… Ciò al fine di creare a monte tutti i presupposti perché venisse espletata una gara di tale portata economica ed impegno organizzativo per i soggetti proponenti che solo un unico e importante gruppo imprenditoriale sarebbe stato capace di presentare.

Nonostante la sconfitta elettorale, Fitto si attivò per estendere ad altre tre Rsa l’appalto vinto da Angelucci in quanto “aveva assunto degli impegni”, che secondo i giudici rappresentavano il corrispettivo degli ultimi finanziamenti che il gruppo Tosinvest di Angelucci doveva elargire al partito di Fitto.
Questa estensione di fatto non si realizzò a causa dell’opposizione dei dirigenti e funzionari regionali.

Come da italica consuetudine collegata alle vicende giudiziarie dei politici, le polemiche contro i magistrati e le grida al complotto politico non si sono fatte attendere.
Secondo Francesco Paolo Sisto, avvocato di Raffaele Fitto, si tratta di una sentenza che non sta né in cielo né in terra. Secondo il legale l’appalto è stato aggiudicato legittimamente. Sisto contesta anche le tempistiche del procedimento, accodandosi alle polemiche sorte già dopo l’emissione della sentenza e di cui tagpress ebbe modo di occuparsi in un precedente articolo.

Sulla vicenda era stato presentato un esposto alla Procura di Lecce dai legali dell’ex Governatore lo scorso luglio che ha portato all’apertura di un’indagine con relativa acquisizione degli atti processuali.
L’Associazione Nazionale Magistrati definì «inaccettabile l’utilizzo strumentale di esposti nei confronti di magistrati ‘incolpati’ di avere definito il processo senza farne prescrivere i reati».

Marcello Greco

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