Crollo Piazza Dante, riparte il processo

Era il 31 gennaio 2009 quando Piazza Dante, punto nevralgico della vita economica e sociale di Castro, venne invasa da un cumulo di macerie, conseguenza del distacco della parete rocciosa sovrastante che porto con sé alcuni appartamenti e crollò su alcuni esercizi commerciale. Solo per una serie di fortunate circostanze nessuno dei presenti rimase ferito. Ad oggi l’area è stata messa in sicurezza e sono cominciati i lavori di ricostruzione, con l’obiettivo di riportare l’intera area al suo stato originario.

Superato lo shock iniziale, tutti gli sforzi si spostarono sull’individuazione delle cause del crollo; un lungo periodo di tensione e polemiche che culminò con l’accusa di concorso in disastro colposo, “per colpa consistita in imprudenza, imperizia, negligenza e inosservanza di regole di sicurezza nell’esecuzione di lavori edili” nei confronti di quindici imputati; nello specifico sono stati portati in giudizio i proprietari e i gestori degli immobili coinvolti, il responsabile dell’ufficio tecnico comunale, i componenti della commissione edilizia che ha dato esecuzione ai lavori, il direttore degli stessi e la proprietà delle aziende assunte.

Il processo riparte adesso a Lecce con il giudice Pasquale Sansonetti, ma con un piccolo ostacolo; sarà necessario infatti risentire i consulenti nominati dall’accusa, perché un membro del collegio difensivo non ha acconsentito alla proseguo della causa.

Il prossimo 20 maggio è il giorno fissato per la successiva udienza nella quale verrà sentito il prof. Amedeo Vitone, il consulente nominato dalla Procura della Repubblica di Lecce, che insieme ad altri esperti dimostrò che i lavori eseguiti avevano col tempo indebolito il già fragile costone tufaceo e, di conseguenza, parte del complesso di appartamenti costruiti su quella roccia; interventi realizzati all’interno degli esercizi commerciali coinvolti e probabilmente eseguiti in maniera non conforme al loro progetto.

Alessandro Chizzini

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