Il filmato è stato girato nell’epicentro della zona focolaio ed emerge il contrasto tra ulivi sani e ulivi gravemente colpiti dall’essiccamento.
Ci troviamo sulla strada provinciale Alezio Taviano, zona individuata come “focolaio”, quindi tra le più colpite dal fenomeno del disseccamento rapido degli ulivi, dove l’unica soluzione proposta a livello istituzionale è l’eradicazione e la bruciatura.
Si possono osservare nello stesso uliveto alberi rigogliosi che - secondo quanto spiegato da Ivano Gioffreda, dell’associazione Spazi Popolari - sarebbero guariti in seguito ad un rimedio naturale che consiste nell’impiego di grassello di calce e solfato di rame. Il trattamento è consistito anche nell’aratura del terreno in modo da far ossigenare le radici.
Accanto a questi alberi si possono notare altre piante di ulivo quasi completamente essiccate sulle quali si è scelto di non applicare il trattamento. La scelta di escludere queste piante sarebbe stata voluta per testare gli effetti della cura, che a quanto pare avrebbe dato ai suoi frutti.
Successivamente, nello stesso filmato, viene fatta vedere un’altra zona dove ci sono alberi curati che insistono su un terreno coltivato con lupini e favino, e alberi non curati. Anche qui si ripropone lo stesso scenario.
L’associazione Spazi Popolari da tempo si sta opponendo alla diagnosi e ai rimedi proposti a livello istituzionale, segnalandone le contraddizioni e proponendo una soluzione basata sull’impiego di rame, zolfo e calce, uniti alle “buone pratiche” dell’agricoltura, senza quindi l’impiego di pesticidi e diserbanti e di pratiche indiscriminate che stressano piante e terreno.
Il video è stato girato e pubblicato nella giornata di ieri, 19 marzo, come si evince anche dalla data riportata dal giornale che Ivano Gioffreda fa inquadrare alla videocamera.
E se questa fosse la soluzione al complesso del disseccamento rapido degli ulivi? Come mai non viene presa in considerazione? A che serve insistere sulle soluzioni più estreme che appaiono peggiori dello stesso male, che possono portare ad un radicale trasformazione del territorio e dell’economia salentina? E a cosa serve investire fiumi di denaro per questo fenomeno, se magari la soluzione può essere dietro l’angolo?
Marcello Greco




