In questi giorni numerosi utenti hanno sollevato perplessità riguardo la nuova costruzione in legno sorta a Porto Miggiano. Dopo un’accurata analisi effettuata dalla nostra testata online, siamo riusciti a reperire tutta la documentazione che attesta l’effettiva regolarità dello stabile.
Una lunga via Crucis quella dell’imprenditore Davide Calora che, nel Giugno 2009, presentava per la prima volta una formale richiesta al comune di Santa Cesarea Terme chiedendo il permesso di allocare, in zona Porto Miggiano, uno stabile in legno, amovibile, per la stagione estiva. Da quel giorno sono passati ben quattro lunghi anni e non pochi grattacapi.
Ma procediamo con ordine:
Dopo la richiesta di Calora al comune di Santa Cesarea Terme, il primo ente ad esprimere parere favorevole è stato il Settore Ambiente e territorio, ufficio V.I.A. e A.I.A., di Lecce nel Novembre del 2009.
La stessa istanza è stata esaminata definitivamente in data 8 Luglio 2010 dalla locale Commissione del Paesaggio, con il seguente parere favorevole: “non prevede opere eccessivamente invasive e i cambiamenti proposti saranno accolti dal sito, senza effetti di alterazione o diminuzione dei caratteri connotativi e della qualità complessiva , con assorbimento visuale per l’uso di colori e materiali“.
L’unico organo, ad esprimere parere contrario alla costruzione del “baretto amovibile”, è la Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Lecce che, con provvedimento n. 625 del 22 Gennaio 2011, sottolinea come “le opere di progetto, pur essendo installate stagionalmente per forma e dimensioni, si pongono in contrasto con il contesto paesaggistico in cui insistono essendo ubicate nell’area annessa alla Torre Miggiano“.
Nulla di fatto dunque. Ma nemmeno per scherzo. Dopo il ricorso adottato dal giovane imprenditore infatti, il TAR Puglia, sezione di Lecce nel Giugno del 2011, ha rigettato il parere avverso della Soprintendenza, in quanto rilasciato oltre i termini di legge.
Il 12 Luglio del 2011 viene rilasciato dalla responsabile del procedimento, Graziana Aprile, l’autorizzazione paesaggistica.
L’ultimo documento utile arriva nell’Ottobre del 2011 dove il responsabile del IV° settore del comune di Santa Cesarea Terme, Francesca Pisanò, dopo aver valutato che tutto fosse in ordine, concede a Calora di “occupare un’area demaniale marittima della superficie complessiva di 74 mq di cui 24 mq di superficie coperta destinata a chiosco, servizi igienici e ufficio direzione e 50 mq di superficie per l’installazione di pedane ed elementi componibili atti al superamento delle barriere architettoniche situata nel comune di Santa Cesarea in località Porto Miggiano“.
E’ l’atto conclusivo di una vicenda lunga 4 anni che denota come, la macchina burocratica in Italia, limita le potenzialità dei giovani imprenditori anziché valorizzarle, condizionandone spesso la buona riuscita o il risultato finale.
In ogni caso questo “baretto” costruito interamente in legno senza l’utilizzo del cemento, sarà inaugurato la settimana prossima.
Cristian Rizzo






Il vero baretto purtroppo era e rimarrà l’avamposto