
Nella giornata di ieri avevamo dato notizia del piano di emergenza varato dalla Regione Puglia per contrastare il disseccamento di ulivi, che nel Salento ha già coinvolto 8mila ettari, e il cui responsabile è stato individuato nel batterio Xylella fastidiosa (il nostro articolo con i dettagli del piano è consultabile su questo link).
La Regione ha quindi tracciato la via, ma c’è qualcuno che chiede di rallentare il percorso appena intrapreso. Si tratta dei georgofili, categoria che racchiude amanti e appassionati dell’agricoltura, che sono intervenuti sull’argomento con un articolo pubblicato proprio ieri su uno dei loro siti di riferimento, www.georgofili.info; al suo interno, si prende in questione il fenomeno che sta interessando gli uliveti salentini, già vittime in passato di questa malattia (la fitopatia), ma propongono cautela nell’identificarne la causa nello Xylella fastidiosa, pur riconoscendolo come un agente pericoloso per la natura e l’ambiente.
Questo è uno dei passi principali dell’articolo scritto da Giovanni P. Martelli: “Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di ‘X. fastidiosa’ appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l’olivo. Di ciò è stata data notizia al Servizio Fitosanitario Regionale ed al Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, e se ne è parlato, sembrerebbe invano, nei numerosi incontri con tecnici ed agricoltori che si sono tenuti nelle zone colpite”.
La Xylella fastidiosa non sarebbe quindi il batterio che sta uccidendo gli ulivi del Salento, pur avendo probabilmente un ruolo in questo processo: “In conclusione, non vi sono al momento elementi che facciano ritenere ‘X. fastidiosa’ come l’agente primario del disseccamento rapido dell’olivo. Essa è verosimilmente coinvolta nel quadro eziologico come compartecipe. E’ quanto si vuole accertare attraverso l’isolamento (in corso) in coltura pura del batterio, che ne consenta la definitiva ed incontrovertibile identificazione e permetta la conduzione di prove di patogenicità che possano una volta per tutte accertarne il comportamento su olivo. A ciò si aggiunga la ricerca dei possibili vettori, anch’essa in effettuazione”.
Al momento si stanno quindi svolgendo dei nuovi studi, le cui risultanze potrebbero rivelarsi utili per formulare un adeguato piano di contenimento e lotta. Nel frattempo, si legge nell’articolo, i georgofili hanno suggerito al Servizio Fitosanitario Regionale di adottare adeguati provvedimenti per completare tre fasi preparatorie: delimitare l’area contaminata, identificare successivamente una zona tampone e bloccare l’eventuale movimento di piante e di materiali che potrebbero facilitare la propagazione della malattia nelle e dalle zone considerate.
La fitopatia che sta colpendo i nostri ulivi rischia quindi di rimanere ancora nel mistero, ma non si può più aspettare molto: a rischio non è solo la sopravvivenza di uno dei simboli del nostro territorio, ma soprattutto l’economia del Salento e di alcune sue numerose famiglie e imprese.
Alessandro Chizzini





Come docente di chimica in passato ho studiato la mosca dell’olivo sintetizzandone anche il feromone ora in commercio. Io penso che la vulnerabilità degli ulivi sia in gran parte dovuta alle pratiche culturali attualmente utilizzate. Mi riferisco alla non aratura del terreno e l’uso contemporaneo di diserbanti. Il terreno è un organismo vivente popolato da batteri e funghi che garantiscono alle piante i nutrienti derivanti dalla decomposizione di foglie ed altre sostanze organiche e quindi rendono anche più resistenti le piante alle malattie. Un terreno non arato non è ossigenato e quindi morto. I diserbanti quali effetti esercitano sul biosistema terra?
Cordiali saluti
In realtà ti sbagli caro Calò, In quanto l’aratura è una delle pratiche alla quale si può maggiormente imputare la perdita di biodiversità e la mineralizzazione di sostanza organica.Per quanto riguarda il batterio killer, io credo che bisogna fare maggiore prevenzione, evitando di fare potature drastiche e pratiche energiche in genere. Xylella fastidiosa è un patogeno particolarmente subdolo, dunque dopo l’infezione risulta molto difficile controllarlo con lotta curativa. L’eradicazione del fitopatogeno credo che sia l’unica soluzione nella zona in cui è insorto il focolaio.
Ma non avete mai pensato che potrebbe essere dato dalle scie chimiche . cioe da quelli aerei che rilascia
no scie bianche molto frequenti sui nostri cieli….io non lo escluderei
Esatto. Con le scie chimiche irrorano il batterio e hanno già pronta la cura giusta.
Strano, a dir poco, di come il soldo renda il problema un’emergenza. Più legna per tutti nei focolai domestici come in Grecia. E’ mia convinzione che se tale legna derivante da questi alberi considerati “infetti” non potesse essere utilizzata per uso domestico, per via legislativa, non ci sarebbe più tale problema. Il “Nerone” non infettando cultivar da legname commerciale non è maturato a “emergenza”; come viceversa per il “Punteruolo Rosso” delle costose palme. Siamo proprio Italiani. Se solo avessimo guardato il cielo a misurar l’inquinamento e le radiazioni elettromagnetiche solari, e le correnti d’aria calde, valuteremmo che non solo a NOI è consentito star male (sistema immunitario). L’ombra dolce degli ulivi concatenati a ristoro d’estate, seduto a dorso di muro. Un ricordo
Tutte i batteri e parassiti attaccano maggiormente le piante debilitatte e non curate. Per uno sviluppo rigoglioso le piante hanno bisogno di un terreno coltivato. Inoltre per le piante è necessaria la potatura almeno ogni due annate agrarie, serve disinfettare gli attrezzi della potatura, le ferite causate alla pianta con la potatura e disinfettare anche a seguito di eventuali grandinate.
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I residui della potatura degli alberi, colpiti da batteri della rogna, del punteruolo e della xylella fastidiosa o da altre malattie, è preferibile bruciarli subito e sul posto anche se alcuni Decreti Leggi lo vietano considerandoli rifiuti da smaltire.
giusto per amore della precisione, i batteri della rogna non esistono, la rogna è determinata da parassiti acari
buongiorno a tutti
non sono un tecnico, cerco di mantenermi informato; la mia opinione e’ che dietro questa storia, per quanto possa esserci un fondo di verità, c’e’ soprattutto molta speculazione; ma del resto ciò si verifica anche in ambiti anche più altolocati, come la sanità, riguardo ad esempio tutto ciò che riguarda l’oncilogia e la lotta ai tumori: non mi stupisce più nessuna cosa, anche la più rumorosa ed eclatante, e’ sempre questione di denaro ed ingordigia; purtroppo mi sembra pure sia già troppo tardi per una inversione di tendenza, per ripartire dall’educazione e dalla cultura, da un ripercorrere la via del buonsenso. oltre a fare il musicista e tante altre cose per autosostenermi, sono anche un piccolo apicoltore, ma ultimamente mi hanno rubato le arnie, strocando così sul nascere la mia minuscola attività: chi pensate possa averle fottute le mie arnie, se non altri apicoltori? come può funzionare se questa e’ la normalità? grazie a tutti, un abbraccio