Era la notte tra il 16 ed il 17 febbraio 1810, quando la terra inizio a tremare e i cutrofianesi si riversarono nelle strade in preda al panico e, per riscaldarsi nella gelida notte, accesero fuochi in ogni angolo della strade. I più anziani avevano ancora negli occhi il ricordo del terremoto del 20 febbraio 1743, che, con epicentro nel Canale d’Otranto, a solo 50 km dalla costa salentina, provocò oltre duecento morti nel Salento.

Alcuni corsero in chiesa per portare al sicuro sul sagrato la statua di Sant’Antonio da Padova, protettore della città, e vi accesero un falò per chiedere protezione. Le scosse provocarono il crollo di numerosi palazzi e case, ma, fortunatamente, non ci furono vittime tra gli abitanti, in quanto l’epicentro era molto distante, vicino l’isola di Creta. Quando il terremoto finì, in tutte le strade attorno ai fuochi si alzarono preghiere di ringraziamento a Sant’Antonio. Fu così che la tradizione pagana del culto del fuoco si unì alla tradizione religiosa del culto del santo.

Da allora, ogni anno, a Cutrofiano si commemora l’evento la sera del 17 febbraio, allestendo dei piccoli falò e passando la notte tra canti e preghiere. Dal 2002 quando a Cutrofiano furono realizzate le condutture per la fornitura del metano, i festeggiamenti furono riuniti attorno alla piazza centrale.

La ricorrenza ha acquistato sempre più importanza a discapito della giornata del patrono del 13 giugno, unendo alla messa e alla processione in onore del santo, una festa ricca di concerti, balli e stand gastronomici.

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Chi è l'Autore

Carla Carrapa

classe '86, laureata in Filosofia all'Università del Salento. Appassionata di libri, ambiente, animali e musica.

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