Il Salento risente dell’assenza di un vero servizio di trasporti pubblici ed in questa realtà c’è chi è costretto a rinunciare ad un posto di lavoro perché non sa come raggiungerlo.

Tra i vari requisiti richiesti negli annunci di lavoro, accanto ai requisiti professionali, al titolo di studio e alla buona volontà, non è raro che venga richiesta la disponibilità di un mezzo proprio. Quello che segue è un estratto di un annuncio di lavoro (di certo non l’unico che richiede di essere automuniti) presso una struttura che sorge in un importante centro del Salento, città turistica che è paradossalmente tra le più servite da mezzi pubblici e privati:

Il posto di lavoro “non è raggiungibile dai mezzi pubblici, pertanto è indispensabile un proprio mezzo di trasporto”.

Una persona ci ha segnalato il caso, raccontando che pure essendo in possesso di tutti i requisiti professionali richiesti, ha dovuto rinunciare a presentare la propria candidatura perché non aveva la possibilità di raggiungere il luogo. E questa è solo una delle rinunce che ha dovuto fare.

Forse non ci si fa caso, perché siamo abituati all’idea che nel nostro territorio si è costretti ad arrangiarsi con i proprio mezzi, oppure chiedendo ad un parente o ad un amico di farsi accompagnare. Eppure l’essere impossibilitati a raggiungere una determinata località tramite il trasporto pubblico è una gravissima falla del nostro sistema.

Nei Paesi più sviluppati, ma anche in molti Paesi considerati in via di sviluppo, l’auto non è una necessità, ma un lusso a cui si può rinunciare. Ed il trasporto pubblico non è un ripiego per i ceti sociali più bassi, ma un normale modo per spostarsi, sia per i meno abbienti che per i professionisti affermati. Ed un servizio pubblico degno di questo nome non lascia delle zone isolate.

Il sistema di trasporti pubblici del Salento, in particolare, assomiglia invece ad una delle tante opere incompiute di cui il nostro Paese è colmo. L’organizzazione, i mezzi spesso vecchi e inadeguati, gli orari limitati, le corse limitate, la mancanza di collegamenti capillari, rendono di fatto in buona parte inutilizzabile il servizio. E così molte persone sono costrette a rifiutare un lavoro, perché non sanno come andarci.

Di storie simili se ne sentono sempre di più. Soprattutto il colpo di coda della crisi economico-finanziaria di questi anni ha spinto diverse famiglie a privarsi di un mezzo o a sospendere il contratto di assicurazione, tanto che si verificano situazioni grottesche in cui una persona trova un’occasione di lavoro, ma non può raggiungere il posto perché non ha disponibilità economica per pagare l’assicurazione; avrebbe bisogno un lavoro per poterla pagare, ma non ha la possibilità di usare la macchina per andare a lavoro e quindi di guadagnare ciò che le serve per pagare il premio assicurativo. E’ un po’ come il cane che si morde la coda.

Si può non avere la possibilità di permettersi (anche temporaneamente) un’auto, può accadere un incidente o una grave avaria al mezzo tale da richiedere tempo o l’impossibilità di riparare la macchina; si può non aver conseguito la patente oppure aver subito una sospensione o un ritiro della stessa; oppure si può avere un impedimento definitivo o temporaneo alla possibilità di guidare… le motivazioni possono essere tante. E poi sappiamo bene che in una famiglia non ci può essere una macchina per ogni patentato.

Sono tante quindi le persone penalizzate a livello sociale ed economico da una situazione che di fatto limita il loro diritto alla mobilità, di cui dovrebbero farsi carico le istituzioni, come imporrebbe il secondo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione:

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Gustavo Petro, Sindaco di Bogotà affermò che “una nazione sviluppata non è quella in cui i poveri hanno le automobili. E’ quella in cui i ricchi usano il trasporto pubblico”. Se prendessimo questo criterio per misurare il grado di sviluppo di un territorio, si può immaginare quale sarebbe il risultato per il Salento.

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Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

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