Numeri in crescita per il mercato digitale italiano con segnali positivi in merito all’incidenza delle innovazioni tecnologiche nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni.

È quanto emerge dall’analisi 2016 di Assinform. Secondo i dati dello studio è stata registrata una crescita dell’1,8% che ha portato l’intero comparto a 66,1 milioni di euro, a fronte dei 64,9 del 2015.

Si tratta di una crescita che va ben oltre le aspettative, che indicavano un incremento dell’1,5% per l’anno appena terminato, ma che lascia ancora un gap tra l’Italia e gli altri Paesi Europei più avanzati.

Distanza che rimane elevata e che deve essere colmata sostenendo la creazione di strategie digitali innovative e nuove competenze tecnologiche, secondo le conclusioni dello studio. Resta il fatto che questi dati lasciano ben sperare per il futuro e portano gli analisti ad ipotizzare un ulteriore passo in avanti del 2,3% per il 2017.

Le tendenze generali

L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione hanno portato indubbi benefici al mercato del lavoro italiano nell’ultimo quinquennio: il fatturato del PIL è raddoppiato, sono stati creati circa 50mila nuovi posti di lavoro legati alle nuove tecnologie, le stesse startup innovative legate a informatica e software hanno raggiunto la ragguardevole cifra di seimila unità.

Una crescita legata allo sviluppo di veri e propri ecosistemi digitali che superano le iniziative individuali isolate creando delle vere e proprie “catene” di innovazione digitale e che ha portato le imprese italiane, affermano i dati del rapporto Istat sul settore, ad investire sempre di più in Ict e ad aumentare in maniera sensibile il proprio livello di competitività.

La composizione del mercato digitale italiano

Il mercato cresce e cambia il peso delle voci che generano il fatturato. Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad un calo dell’acquisto di Pc (-4,4%) e Tablet (-7,1%) e alla contemporanea crescita delle vendite di smartphone (+16%). Accanto alla diffusione dei cellulari di ultima generazione si registrano passi avanti importanti per il mercato dei software, arrivato a valere 6,2 miliardi di euro e cresciuto del 4,8% nell’ultimo anno. All’interno del settore programmi ed innovazioni tecnologiche, poi, assumono sempre maggiore importanza i servizi legati al cloud e all’archiviazione di Big Data, entrambi con un incremento in doppia cifra.

Altro ambito in forte sviluppo quello del Mobile Business (+13,1%) trainato da quelle aziende che stanno cercando di diversificare la propria proposta commerciale investendo sullo sviluppo di applicazioni mobile. Un trend che tocca tutti i settori, in primis le telecomunicazioni, con i maggiori network operanti nel nostro Paese come Rai e Sky che investono sempre di più in app mobile per la trasmissione dei propri programmi.

Un altro settore sempre più mobile è il gaming, in cui è significativo l’esempio di PokerStars Casino che, dopo l’ingresso sul mercato italiano con un client di gioco per PC, non ha atteso a lanciare le sue app per giocare in mobilità, sia da iOS che da Android. Fino ad arrivare a compagnie aeree internazionali come Ryanair che offrono ai propri utenti la possibilità di prenotare voli e consultare tariffe direttamente dal proprio smartphone. Una serie di innovazioni che, quindi, contribuisce alla crescita del settore mobile e stimola la formazione di nuove professionalità: già oggi le competenze più ricercate sul mercato del lavoro sono quelle legate alla capacità di sviluppo degli applicativi. Una tendenza che crescerà in maniera imprevedibile in futuro.

Le previsioni per il 2017

Nonostante i dati e le previsioni positive, rimane comunque complicato fornire indicazioni attendibili per il 2017, soprattutto per l’assenza di indicazioni sull’applicazione governativa del piano per la riforma digitale della PA e sull’attuazione del Piano Industria 4.0, due piani che, se fatti partire seriamente, costituirebbero una base di crescita ed investimento importante per l’intero Paese.

Per quanto riguarda il Piano Industria 4.0 il mercato si attende l’approvazione dei decreti attuativi entro la fine dell’anno ed una serie di iniziative volte a coinvolgere e formare le imprese sia a livello nazionale che, soprattutto, locale. Restano comunque da affrontare gli storici ritardi del nostro Paese: la crescita modesta, i ritardi nell’approvazione delle leggi e dei decreti, la mancanza di una cultura dell’innovazione e di una “curiosità” verso i nuovi sviluppi del mondo digitale.

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