“Disappunto per l’ennesimo foglio di via ad attivista No Tap. La salvaguardia del territorio non può essere ricondotta a un problema di ordine pubblico.”

La Questura continua a inviare fogli di via ad attivisti No TAP, ai quali viene impedito per tre anni di mettere piede sul territorio di Melendugno e, in diversi casi, anche in quello di Lecce. Sarebbero 16 al momento i fogli di via già notificati, ma il numero potrebbe essere destinato ancora a salire.

Oltre a subire una limitazione della libertà di circolazione, c’è tra i destinatari chi a Lecce ci lavora e chi accompagna i propri familiari anziani presso strutture sanitarie che ricadono proprio nel territorio di Lecce.

E’ giustificabile un provvedimento che lede anche il diritto al lavoro e compromette anche l’assolvimento dei doveri di solidarietà e assistenza ai propri familiari con problemi di salute? Eppure a questa persona non sarebbe stati contestati comportamenti violenti, ma solo la partecipazione ad una manifestazione non autorizzata (la presenza alle contestazioni nei confronti di Massimo D’Alema, ospite di un circolo ARCI leccese lo scorso 16 ottobre).

Su questo ennesimo foglio di via, anche Arci Lecce esprime “il proprio disappunto nel ricondurre una battaglia per la salvaguardia del territorio a un mero problema di ordine pubblico, con un atto limitativo della libertà di circolazione”.

“Da sempre contrari a quest’opera inutile e dannosa, non vogliamo sia costruita in nessun luogo, perché – si afferma in una nota – è solo l’ennesima opera che serve a rendere ricchi coloro che la faranno e non prende in considerazione i rapporti con stati antidemocratici e soprattutto i gravi danni all’ambiente e alla salute.”

“Crediamo sia giunto il momento di pensare seriamente a un piano energetico nazionale – si aggiunge – che ci veda svincolati da simili infrastrutture. Le persone che stanno lottando contro Tap e impegnano il loro tempo mettendolo al servizio di tutti non possono pagare un tributo così alto, paragonabile solo al confino di epoca fascista.”

A questo punto nella nota del circolo ARCI si sottolinea un aspetto paradossale di queste misure repressive.

“Colpisce il fatto che a criminali veri o a stupratori – si legge ancora – non venga mai dato un foglio di via affinché non agiscano più sul territorio in cui fanno i loro traffici o peggio perché non incontrino (come accade) le vittime della loro violenza. A chi contesta invece decisioni ambientali/politiche/energetiche viene comminato uno strumento repressivo quale il foglio di via o l’avviso verbale, azioni che servono a diffondere paura e non indurre più le persone a protestare.”

“Tali politiche repressive e aggressive – conclude – non appartengono a uno stato democratico e noi le rifiutiamo. No Tap, né qui né altrove.”

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