Tra i firmatari anche Comitato No TAP e Re:Common. “Progetto in violazione dei diritti umani”, motivi fiscali, strategici, ambientali, climatici, democratici e politici alla base della richiesta.

Sono 27 le organizzazioni, di varie nazionalità, che hanno firmato la lettera indirizzata alla BEI (Banca europea per gli investimenti), affinché non conceda il finanziamento record di 2 miliardi di euro alla controversa opera di gasdotto denominata Trans Adriatic Pipeline (o più semplicemente TAP), che dovrebbe essere realizzata dall’omonima società, un consorzio costituito da diverse multinazionali del settore energetico.

L’infrastruttura si propone di trasportare il gas proveniente dall’Azerbaijan verso l’Europa, passando per Turchia, Grecia, Albania, fino ad approdare in Italia, a San Foca, su una delle spiaggie più belle e pulite d’Italia, più volte insignita del riconoscimento della Bandiera Blu. Più volte da TAP e dai politici che hanno sponsorizzato questo progetto è stato detto che non saranno impiegate risorse pubbliche. Al contrario, questo gasdotto potrebbe ricevere un finanziamento pubblico esorbitante.

Questo aspetto è solo uno dei motivi che hanno spinto le 27 organizzazioni a chiedere alla BEI di non finanziare il progetto. Uno dei motivi riguarda le reiterate – stando alle denunce di associazioni quali Amnesty Internetional – violazioni dei diritti umani che verrebbero commesse dal governo dell’Azerbaijan. Inoltre vengono sottolineati i costi ambientali e sociali che quest’opera comporta. A fronte di quali vantaggi? Anche questo aspetto viene contestato, dal momento che i consumi di gas sono in costante calo in Europa, sia per la tendenza ad utilizzare fonti alternative di energia, sia per i cambiamenti climatici in atto. Sarebbe quindi un’opera di dubbia utilità. E proprio il clima costituisce un’ulteriore motivazione a supporto della richiesta. Infatti quest’opera andrebbe in controtendenza rispetto agli indirizzi provenienti dal vertice mondiale sul clima Cop 21 tenutosi a Parigi lo scorso dicembre, in particolare rispetto alla necessità di affrancarsi dalle fonti fossili.

Il Comitato No TAP, tra le organizzazioni firmatarie, ha motivato così la sua adesione:

“Siamo tra i firmatari della lettera al presidente della BEI (Banca europea per gli investimenti) per chiedere che non venga finanziato il TAP. Due miliardi di Euro di soldi pubblici, sarebbe il più grande finanziamento mai concesso, per un’opera che si dice privata e ha sede legale in svizzera”.

Tra le 27 sigle compaiono, oltre al Comitato No TAP, due altre sigle salentine: le associazioni Tramontana e ReAzione. Anche l’associazione Re:Common ha sostenuto l’iniziativa, che dal suo sito scrive:

“Nella lettera si evidenziano una serie di aspetti controversi che dovrebbero convincere la banca di sviluppo dell’Unione europea a non accordare quello che potrebbe rappresentare il prestito più ingente della sua storia.

Tra questi:

  •  L’Azerbaigian è uno dei partner più discutibili dell’Unione europea. È risaputo che il regime del presidente Aliyev ha un pessimo record sui diritti umani e non si crea scrupoli a reprimere con forza ogni forma di opposizione politica. Fare affari con Baku è in aperta contraddizione con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, che vincola la Banca europea per gli investimenti a non finanziare progetti che violano i diritti umani. Un tema che è stato sollevato lo scorso settembre anche dal Parlamento europeo con un risoluzione che chiedeva la sospensione del sostegno economico al regime azero.
  •  Anche dal punto di vista fiscale ci sono molti aspetti di grande opacità, dal momento che il consorzio costruttore del TAP è registrato a Baar, un cantone svizzero, paese noto per essere un paradiso fiscale.
  •  Il processo di autorizzazione del TAP è stato caratterizzato da molti aspetti poco chiari, tanto da scatenare le proteste della popolazione locale e dalle istituzioni pugliesi, le quali lamentano una mancanza di trasparenza sia nelle determinazioni del governo che l’inosservanza di oltre 50 prescrizioni inserite nella Valutazione di Impatto Ambientale.
  • La mancanza di coerenza con i propositi della Banca di impegnarsi contro i cambiamenti climatici, come stabilito alla recente COP di Parigi. Trasportare altro gas tramite il Corridoio Sud metterebbe in serio pericolo gli obiettivi dell’Unione europea di instradare un serio processo di riduzione delle emissioni di CO2.
  • Come dimostrano le stesse previsioni dell’Unione europea per i prossimi 35 anni, la domanda europea di gas è in costante diminuzione. C’è quindi la possibilità nemmeno troppo remota che il Corridoio Sud possa rimanere inutilizzato e che diventi l’ennesima opera inutile pagata con il denaro dei cittadini del Vecchio Continente.

Come firmatari della lettera, noi di Re:Common crediamo che il Corridoio Sud del Gas sia una delle più grandi e controverse infrastrutture a essere in fase di progettazione al momento in Europa. Un finanziamento della portata di 2 miliardi di euro non tiene conto degli enormi rischi ambientali e geopolitici esistenti. Motivo per cui ribadiamo la nostra richiesta di non garantire soldi pubblici per il TAP”.

Le organizzazioni firmatarie sono: ACT Alliance EU, Les Amis de la Terre (France), ATTAC France, Both Ends (Netherlands), CEE Bankwatch Network, CIDSE, CNCD-11.11.11 (Belgium), Comitato No TAP (Italy), Counter Balance, EKOenergy, Estonian Green, Movement, Focus (Slovenia), Food &Water Watch, Foundation Development Yes Open-Pit Mines NO (Poland), Friends of the Earth Europe, Green Budget Europe, Green Istria (Croatia), International Partnership for Human Rights (IPHR), Latvian Green, Movement, Observatori del Deute en la Globalització (Catalonia), One Degree Serbia, Platform London (United Kingdom), Polish Green Network, ReAzione (Italy), Re:Common (Italy), Tramontana (Italy), Urgewald.

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Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili. Dopo 7 anni di avvocatura ho deciso di dedicarmi alla scrittura libera. Al momento scrivo per tagpress.it, testata locale di cui sono cofondatore e attuale caporedattore e collaboro come freelance per altre testate online. Gestico e curo, inoltre, il sito www.italianiamalta.net

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