Poi smentisce: “Il mio staff ha retwittato per errore” e condanna la frase. Per Salvini è il secondo retweet che deve cancellare in poche ore.

Fra circa due mesi ricorrerà il 24mo anniversario della strage in cui sono morti il magistrato Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. Dopo due mesi ricorderemo il sacrificio di Paolo Borsellino e della sua scorta. Di tanti magistrati uccisi per mano della mafia non sappiamo nemmeno i nomi. Altri sono vivi, ma sulla loro testa pende una condanna a morte, come nel caso di Nino Di Matteo.

Molto spesso si dice che il nostro Paese ha perso la memoria e la dimostrazione è nel quotidiano. Più che altro delle ricorrenze non sappiamo che farcene. A parte prepararsi delle frasi di circostanza, immancabili, il nostro Paese non è in grado di apprendere dagli accadimenti.

Matteo Salvini, all’epoca dello stragismo mafioso dei primi anni ’90 stava iniziando la sua ascesa politica. Già da giovanissimo era un frequentatore del centro sociale Loncavallo. Successivamente ha fondato il movimento Comunisti padani. Nel ’93 diventa Consigliere comunale di Milano con la Lega Nord. Chissà cosa avrà pensato delle stragi di Falcone e Borsellino all’epoca. E chissà se l’è ricordato ieri sera mentre lui (o il suo staff, come poi dirà) retwittava un post che avrebbe reso fiero Totò Riina:

“La difesa è sempre legittima. Giudici Comunisti di m….. Spariamo a loro prima”.

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Salvini non si è mai preoccupato molto dei toni, del peso che possono avere alcune parole. Lui ha capito bene come funziona il populismo e ha guadagnato tanti consensi proprio alzando i toni. Nel nostro Paese funziona. Più si alzano i toni più seguito si ottiene. Già dai tempi di Mussolini è stato così. Poco importa quel che si dice, l’importante è come lo si dice. E qualsiasi fregnaccia viene presa per verità.

Ma forse questa volta si è reso conto anche lui che è stato superato ogni limite, tant’è che dopo le polemiche che ne sono seguite ha deciso di rimuovere il retweet e di smentire che sia stato lui a farlo, dando la colpa al suo staff:

“Smentisco e condanno nella maniera più ferma e assoluta la frase ‘sparare prima ai giudici’ che mi viene attribuita. Si tratta di un tweet delirante rilanciato per errore dallo staff e dai cui contenuti prendo e prendiamo le distanze. Altra cosa è condannare l’atteggiamento del Pd a favore dei delinquenti che per l’ennesima volta rimanda l’approvazione della legge sulla legittima difesa”.

Apprezziamo la sua presa di distanza e vogliamo riconoscergli il beneficio del dubbio, ma vista la gravità dell’accaduto ci aspetteremmo un’azione di disciplinare nei confronti del responsabile. Se davvero Salvini ritiene che quel tweet sia delirante e meritevole di una condanna assoluta, allora non dovrebbe nemmeno permettere che nel suo staff ci siano persone che non solo non condannino, ma addirittura condividano quel pensiero sul suo profilo. Solo così Salvini potrà dirsi veramente estraneo a quell’affermazione.

Il leader leghista smentisce la frase “sparare ai giudici”, non anche “comunisti di m….”. Quello, a meno di una nuova smentita, resta.
Le polemiche e gli attacchi di politici e di semplici internauti sono arrivati ben prima della cancellazione del retweet.

Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel, ha affermato:

“Siamo ben oltre il livello di guardia ed è necessario che su questa vicenda siano presi gli adeguati provvedimenti ma è anche ora che l’irresponsabile Salvini si fermi e la smetta, pur di raccattare 4 voti, di avvelenare l’Italia dando spazio ai deliri più brutali e violenti“.

Successivamente alla smentita, David Ermini, responsabile giustizia del PD, ha commentato:

“Matteo Salvini ha spesso dato prova di scarso equilibrio nelle sue valutazioni politiche. Questa volta si è vergognato del suo stesso populismo, tanto è volgare. E fa bene. Faccia uno sforzo in più: si scusi con i magistrati”.

Non sarebbe la prima volta che Salvini si trova a dover rimuovere un retweet in poche ore. Il giorno prima (lui o il suo staff) aveva retweettato, e poi rimosso, un post con l’immagine di un coltello accompagnata dal testo: “Spray e peperoncino in borsa e coltello allegato a casa. Entrate a vostro rischio e pericolo!!!”.

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Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili. Dopo 7 anni di avvocatura ho deciso di dedicarmi alla scrittura libera. Al momento scrivo per tagpress.it, testata locale di cui sono cofondatore e attuale caporedattore e collaboro come freelance per altre testate online.

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