Nei pomeriggi di sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre, a Lecce, sit-in e corteo di mobilitazione contro la violenza sulle donne.

Il 30 settembre 2017, in tutta Italia, sarà una giornata di mobilitazione contro la violenza sulle donne. L’iniziativa, promossa dalla segretaria della CGIL Susanna Camusso, vedrà donne e uomini in piazza per dire “basta” a violenza e sessismo. A Lecce è stata organizzata una due giorni di mobilitazione contro la violenza sulle donne, il 30 settembre e l’1 ottobre.

Per la CGILil linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce violenza, sul modo di vestirsi e divertirsi, rappresenta l’ennesima aggressione alle donne. Così come il ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose, o a numeri statistici, toglie senso alla tragedia e al silenzio di chi l’ha vissuta”.

Con l’appello, dal titolo ‘Avete tolto senso alle parole’, la Cgil chiede “agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma”. Perché “la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne”, che “non vogliono far vincere la paura e rinchiudersi dentro casa”. “È fondamentale che il fronte di coloro che vogliono rompere il silenzio cresca ancora”.

Sabato 30 settembre, a partire dalle ore 18, è previsto un sit-in in piazza Mazzini organizzato dalla CGIL di Lecce. Durante l’iniziativa si discuterà sull’appello “Avete tolto senso alle parole” contro la violenza sulle donne e si potrà firmare il documento.

Domenica 1 ottobre, alle ore 18, ci sarà un corteo silenzioso da porta Napoli a piazza Sant’Oronzo. Il corteo, promosso dalla Casa delle Donne di Lecce, vedrà la partecipazione di sindacati, amministrazioni comunali e numerose associazioni studentesche, di volontariato, culturali.

Nelle scorse settimane – scrivono i promotori della due giorni – il nostro territorio è stato colpito da due ennesime storie di violenza sulle donne: Noemi e Nicolina. E quante altre ne sono accadute! Passata l’onda emotiva carica di tristezza, sgomento e rabbia, sentiamo il dovere di guardarci negli occhi e dire il nostro ‘basta’ a violenza e abusi. Basta alla dittatura dei medici antiabortisti che monopolizzano i nostri ospedali impedendo la libera scelta delle donne garantita per Legge. Basta ai linguaggi sessisti e morbosi delle narrazioni che i media fanno della violenza”.

Nell’appello “Avete tolto senso alle parole” contro la violenza sulle donne, che potrà essere firmato in piazza Mazzini il 30 settembre, si legge:

Non sapete quanto pesa deunciare e quale scelta sia. Ogni denuncia porta con sè la nuova violenza di cronache morbose, pornografiche, che trasformano le vittime in colpevoli.

Non sapete dare un senso al silenzio che le donne scelgono, o a cui sono costrette e lo occultate nelle statistiche che segnano una lieve diminuzione delle denunce, seppellendo nei numeri il peso permanente della violenza, degli stupri, dei femminicidi.

Avete tolto senso alle parole quando trasformate la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso. Avete tolto senso alle parole quando difendete il vostro essere uomini, senza pensare all’ulteriore violenza che infliggete: donne nuovamente vittime, oggetto dei vostri conflitti di supremazia.

Reagiamo con la forza della nostra libertà all’insopportabile oppressione del giudizio su come ci vestiamo o ci divertiamo. Ci vogliamo riprendere il giorno e la notte, perché non c’è un “mostro” o “un malato” in agguato, ma solo chi vuole il possesso del nostro corpo, della nostra mente, della nostra libertà. Non ci sono mostri o malati, ma solo il rifiuto di interrogarsi, il chiamarsi fuori che alla fine motiva e perpetua la violenza.”

Si chiede l’applicazione della convenzione di Istanbul; la cancellazione della depenalizzazione dello stalking; la condanna di chi si bea della cronaca morbosa; risorse e mezzi per i centri antiviolenza e le case sicure; il potenziamento del servizio di pubblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere.

Alla Magistratura e alle forze dell’ordine si chiede “che venga prima la parola della donna in pericolo, della donna abusata, che non si sottovaluti, che non si rinvii, che si dia certezza e rapidità nelle risposte e nella protezione“. Agli operatori della comunicazione si chiede “una riflessione sul senso dell’informazione, sul peso delle parole“.

FIRMA L’APPELLO http://www.progressi.org/avetetoltoilsensoalleparole

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Chi è l'Autore

Alberto Pizzolante

Ho 20 anni, sono un appassionato di politica, musica e arte in genere. Studio filosofia presso l'università "Vita-Salute" San Raffaele di Milano.

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