Crisi, depressione e gesti estremi. In questi giorni un uomo della provincia di Lecce è stato sorpreso di notte a rubare gasolio nel cantiere del Vito Fazzi, mentre ad Ostuni nel giro di pochi giorni sono stati due i casi di suicidio.Crisi

In Italia la crisi uccide e devia, spingendo a gesti estremi le persone. Anche nel Salento la situazione miete vittime in maniera indiretta, subdola, logorandole dentro, perché terrorizzate dalla perdita del diritto ad una vita dignitosa.

La scorsa notte un uomo è stato colto dai carabinieri nell’atto di rubare gasolio da alcuni escavatori all’interno del cantiere dell’ospedale Vito Fazzi, a Lecce. Pare abbia sottratto 2 taniche da 20 litri e che ne avesse altre 2 pronte all’uso. Si è poi giustificato asserendo le difficoltà economiche riscontrate nel mantenimento della propria famiglia, comunque è stato fermato dalle forze dell’ordine. Nel cantiere vi è un impianto di video sorveglianza e le immagini sono ora al vaglio degli investigatori.

A Ostuni è probabilmente ancora la crisi a colpire, dopo il suicidio di un agricoltore, negli scorsi giorni commerciante di 58 anni si è impiccato ad un albero di ulivo.

Il ritrovamento del corpo ha fatto scattare le indagini degli investigatori che hanno appurato come il suicidio sarebbe attribuibile alla crisi economica. L’uomo aveva problemi famigliari e di recente aveva avuto anche qualche difficoltà economica.

Poco tempo fa un agricoltore di 54 anni ostunese si era tolto la vita impiccandosi al cancello della propria tenuta, secondo quanto riferito agli investigatori dai famigliari  a causa di gravi problemi economici.

Non bisogna tornare molto indietro negli archivi per trovare casi simili, quasi con cadenza giornaliera i giornali sono forieri della disperazione e non suonano più come una richiesta d’aiuto ma come campane funebri e sirene della polizia.

Nello scorso maggio un ingegnere di 44 anni, padre di una bimba di 5 anni e con un altro figlio in arrivo, si è impiccato nella sua abitazione ed ha lasciato un biglietto con il quale proponeva l’affido della sua famiglia a Silvio Berlusconi.

A marzo per capirne di più sul tasso di suicidi e comprendere come rimediare la senatrice Adriana Poli Bortone e l’onorevole Teresa Bellanova hanno firmato due distinte interrogazioni parlamentari per chiedere al Governo quali politiche mettere in atto per sostenere le vittime della crisi, soprattutto al Sud.

In quell’occasione Teresa Bellanova ha riportato i dati, a prima vista solo numeri e percentuali, ma atterrenti nella loro drammaticità:

l’ultimo rapporto EU.R.E.S “Il suicidio in Italia ai tempi della crisi” stima che nel 2009, in Italia si sono tolte la vita 2.986 persone, il 5,6 per cento in più dell’anno precedente. Dall’indagine si evince che cresce anche l’interdipendenza del fenomeno con la crisi. I suicidi compiuti da disoccupati, nello stesso anno, sono stati 357, il 37,3 % in più rispetto ai 260 del 2008, mentre i suicidi per ragioni economiche hanno raggiunto sempre due anni fa il valore più alto dell’ultimo decennio: 198 casi, il 32% in più rispetto al 2008 e il 67,8% rispetto al 2007. Di crescente rilievo, secondo i ricercatori sarebbe la “matrice” economica: 272 dei disoccupati suicidi nel 2009, cioè tre su 4, erano soggetti espulsi dal mercato del lavoro. Sempre secondo l’indagine, il rischio suicidio continua ad essere più alto a Nord, ma è al Sud che si registra una crescita record. Il Meridione sembrerebbe registrare nel solo 2009 la crescita più consistente del fenomeno, con un incremento pari a +11% (sono stati 743 i suicidi nel 2008), a fronte di un +4,5% nel Centro e di un +3,4% nel Nord

Intanto la cinghia si stringe sempre più attorno agli Italiani, soprattutto a quella delle classi meno abbienti, dei piccoli e medi imprenditori e dei liberi professionisti e giovani: per il costo di una forbice del benessere che si fa sempre minore e delle domande della popolazione, spesso inascoltate.

Più di qualcosa andrebbe ripensato: forse questo modello di economia e vita è troppo distante dai reali bisogni della gente e più simile ad un meccanismo poco oleato? Bisognerebbe ridisegnare un modello economico con interazioni più corte, a misura d’uomo, che si occupi dell’immanente e non del globale?

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Chi è l'Autore

Jenny De Cicco

Studentessa dell'Università del Salento, nata il 22 agosto 1986 a Bonn, è stata caporedattore del giornale del Ginnasio Liceo Francesca Capece di Maglie, Mai dire Capece. Ha collaborato con la rivista web DireDonna e dal 2011 per il giornale web Otrantooggi.it scrive e fornisce servizi fotografici. Tratta temi di interesse locale, politica, cultura, arte ed attualità, turismo, cultura popolare ed eventi.

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