Alcuni giorni fa è apparso sui giornali il caso del bambino vegano malnutrito di Belluno. La realtà dei fatti, però, è ben diversa da quanto riportato sui giornali. Ce lo spiega l’avvocato Carlo Prisco, confrontatosi direttamente con il dottor Giangiacomo Nicolini che aveva in cura il bambino.

Il 15 ottobre scorso è apparso sui giornali il caso di un bambino di Belluno vegano e gravemente malnutrito. Secondo quanto riportato su molti giornali d’Italia, il bambino è stato ricoverato in gravissime condizioni nell’Ospedale San Martino di Belluno.

Ecco ad esempio quanto riportato dal Quotidiano di Puglia:

Dieta vegana al bimbo di 2 anni: ricoverato, è gravissimo

Sottoposto ad un dieta vegana, ovvero completamente priva di proteine animali, subito dopo lo svezzamento. E così il piccolo, di soli due anni, è finito all’ospedale in condizioni difficili, affetto da gravi carenze. È stato preso in cura dalla pediatria del San Martino di Belluno.
«Nel primo anno di età questa dieta è totalmente sconsigliata – spiega il primario Memo -. C’è il rischio di gravi scompensi. Chi proprio la volesse per i figli farà bene a farlo sotto osservazione di un nutrizionista».

“La situazione è molto diversa” spiega Carlo Prisco, avvocato e attivista vegano, autore de Il diritto al vegetarismo e Il dovere del vegetarismo, dottore di ricerca in Filosofia del Diritto e assistente alla facoltà di Giurisprudenza della Statale, divulgatore in materie di diritto, etica, animalismo, vegetarismo ed ecologia.

Dall’articolo sembra che la notizia sia avvenuta contestualmente all’esplosione mediatica del caso, invece la vicenda è avvenuta prima dell’estate. Il dottor Giangiacomo Nicolini ha riferito all’avvocato che si tratta di fatti di almeno 4/5 mesi fa, che non erano stati divulgati né da lui né dalla famiglia per motivi di riservatezza.

Proprio in quel periodo, infatti, era stato diffuso il caso di un bambino “vegano” di circa un anno ricoverato al Meyer di Firenze, in condizioni di denutrizione. In quell’occasione la stampa riportò che i genitori erano indagati per maltrattamenti e che seguivano un’alimentazione vegana insieme al bambino. I genitori e il bambino di Firenze, invece, sono vegetariani, dunque un’eventuale mancanza di proteine non può essere attribuita all’assenza di cibi di derivazione animale. Il medico e la famiglia del bambino di Belluno, hanno dunque voluto evitare un ulteriore caos mediatico, finché un giornalista in cerca di notizie si è presentato al San Martino chiedendo se ci fossero stati “casi di bambini vegani malnutriti” e il primario Memo di cui si parla nell’articolo citato ha raccontato quella storia.

Quello che più importa è che il bambino è stato subito recuperato e ora sta bene, proprio grazie al dottor Nicolini, che sostiene che qualsiasi siano le scelte alimentari della famiglia bisogna solo fare attenzione a scegliere cibi sani e saper variare tra le diverse componenti nutrizionali, prescrizioni che sembrerebbero banali ma molto spesso non lo sono, e ancora che “vegano non è sintomo di cattiva alimentazione, entrambe le diete (vegana e onnivora n.d.r.) richiedono competenza nello svezzamento”.

Del resto, anche l’American Dietetic Association (ADA), una delle più autorevoli fonti in materia di nutrizione, ha dichiarato che:

le diete vegane e latto-ovo-vegetariane, pianificate in modo appropriato, soddisfano i bisogni nutrizionali di neonati, bambini e adolescenti e inducono una crescita normale”.

Il problema alla base del disagio del bambino era che all’età di circa due anni e mezzo si alimentava ancora esclusivamente con latte materno, senza alcuna integrazione. La pediatra del bambino aveva già spiegato alla madre dei buoni metodi di svezzamento, ma la madre non era ancora riuscita ad attuarli.

La madre, invece, è vegana e pare che non abbia seguito una dieta specifica per la maternità. Gravidanza e allattamento richiedono una maggiore attenzione alimentare da parte della madre, sia essa onnivora o vegana. Già in questi mesi, infatti, si può piantare il seme di malattie come obesità e diabete infantile e possono insorgere intolleranze alimentari, ormai sempre più diffuse. Oppure, nel caso del bambino di Belluno, incorrere in un lieve sottopeso.

Altri giornali hanno fatto sapere che il bambino era “vegano per scelta dei genitori”. E’ ovvio che la scelta dell’alimentazione di un minore non potrebbe essere affidata ad altri che non siano i genitori, ma come già detto il bambino era un lattante e tantomeno la madre aveva deciso se allevarlo come onnivoro o come vegano.

Sul suo sito personale, l’avvocato Carlo Prisco, commenta in questo modo la notizia:

“Leggere titoli come “vegano” accanto a cronache di malattie o problemi di salute richiama l’uso strumentale e sensazionalistico di termini come “immigrato” o simili, volto ad ingenerare nel lettore un timore aprioristico nei confronti di categorie specifiche (o presunte tali).
Personalmente affronto simili questioni quotidianamente, anche nelle aule di Giustizia, e preoccupa questa tendenza a creare categorie e poi contrapporle, mettendo da una parte i vegani e dall’altra i “normali”: se dovessimo accostare il termine “onnivoro” a tutti i casi di bambini e adulti ammalati per cause alimentari, i giornali che se ne occupassero dovrebbero essere rilegati con la copertina rigida.
Il migliore auspicio che tutti possiamo rivolgerci è di uscire dai preconcetti, e lasciare che le idee si formino sotto la luce della verità, anziché all’ombra del pregiudizio

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Chi è l'Autore

Ludovica Carmen Sophia Orlando

Classe 1991. Amo gli animali e la natura, i manga e i videogiochi. La mia più grande passione è il rock. Sono vegana e impegnata nella divulgazione. Scrivo soprattutto di cultura e attualità. Studio scienze psicologiche e ho un'agenzia di comunicazione integrata, ErisCom.

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