Anche il colonnello Calcagni tra gli ospiti d’onore del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa nel corso dell’iniziativa sociale organizzata negli scorsi giorni a Cuorgnè (Torino)

C’era anche un po’ di Salento nella speciale iniziativa svoltasi negli scorsi giorni a Cuorgnè (Torino) e organizzata dall’Assessorato comunale alla Cultura e Politiche sociali e dall’associazione “Paracadutisti del Canavese“, con la collaborazione dell’associazione “Enzo D’Alessandro“. Un incontro che, come nelle intenzioni, si è rivelato uno stimolo e un incoraggiamento per tutti coloro che non riescono ad affrontare col giusto atteggiamento le grandi e piccole difficoltà che la vita ci pone quotidianamente; un momento dedicato soprattutto ai più giovani, presenti all’incontro con le scuole del comune piemontese.

L’evento godeva del patrocinio della Regione Piemonte e del Comitato Italiano Paralimpico, e proprio quest’ultimo ente è stato il protagonista principale attraverso la partecipazione di tre rappresentanti del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa (GSPD): il tenente colonnello Gianfranco Paglia, il primo maresciallo Simone Careddu e il colonnello Carlo Calcagni, il pilota elicotterista originario di Guagnano e residente a Cellino San Marco.

Come i suoi due colleghi, Calcagni è un paracadutista che ha visto la sua vita stravolta nell’adempimento del suo dovere, al servizio del Paese; come i suoi due colleghi, però, è riuscito a sollevarsi, a trasformare il suo dramma nel suo punto di forza e a riprendere la sua vita, seppur tra numerose quotidiane difficoltà. Questa è la realtà del colonnello salentino da quando gli venne diagnosticato la Sensibilità Chimica Multipla, costante ricordo della discussa missione in Bosnia del 1996; da allora il suo organismo è contaminato da polveri di metalli pesanti, tra cui l’uranio impoverito, ed è costretto a quotidianamente a specifiche e dure terapie.

Carlo Calcagni, però, così come Paglia, Careddu e tanti altri loro colleghi, hanno trovato nello sport lo strumento con il quale rinascere e continuare a rappresentare e dare lustro all’Italia. E lo sport è sempre stato nella vita dell’elicotterista di Guagnano, soprattutto il ciclismo, disciplina che lo ha reso tra i migliori al mondo in ambito militare: sono state 300 le sue vittorie, tra cui 15 campionati italiani e 2 campionati del mondo. Il ciclismo è comunque rimasto nella sua anche durante la malattia: Calcagni è infatti uno dei componenti del GSPD con il quale ha ottenuto, tra l’altro, due medaglie d’oro in Coppa del Mondo, due campionati italiani e tre ori agli Invictus Games del 2016.

Non è la prima volta che Calcagni viene invitato a eventi del genere, e sono queste le occasioni nelle quali lancia il suo messaggio: “È stato un vero onore essere presente a Cuorgnè per l’evento che gli Amici dell’Associazione Paracadutisti del Canavese hanno organizzato senza trascurare alcun dettaglio e facendomi sentire veramente in famiglia. Per me è sempre molto importante portare la mia testimonianza e continuerò a farlo fino all’ultimo respiro, perché è mio dovere informare per non dimenticare chi ha perso la vita o ha riportato una infermità permanente nell’adempimento del proprio dovere per tenere fede al giuramento fatto“.

E il suo messaggio, nella sua semplicità, è potente e sempre attuale: “Mai arrendersi, ma continuare a lottare con forza e coraggio nonostante tutto e tutti; dobbiamo trovare la capacità di trasformare un evento avverso in una nuova opportunità e trasformare quelli che apparentemente sembravano essere limiti in punti di forza. In tutto questo il gruppo può fare la differenza, perché è l’unione che fa la forza e soltanto uniti si vince sempre“.

Oltre alla sua determinazione, Carlo Calcagni deve molto allo sport, un elemento che considera fondamentale soprattutto dal punto di vista sociale: “Lo sport è passione, ma anche solidarietà, inclusione e sicuramente il mezzo più efficace per abbattere le barriere e per il recupero psico-fisico della persona diversamente abile. Sicuramente noi del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa siamo la dimostrazione concreta di quanto è importante fare gruppo e restare uniti, facendo cerchio intorno a chi è in difficoltà“.

Il pensiero principale di Calcagni è rivolto ai più giovani: “Sono sicuro che questo evento farà riflettere sia i bambini, sia gli adulti. Sono felice di aver constatato che i ragazzi sanno riconoscere e apprezzare quei valori importanti per i quali c’è ancora chi è disposto a sacrificare la propria vita; forse hanno solo bisogno di essere guidati e presi per mano. Molti si limitano ad esprimere una opinione, ma è soltanto con l’esempio che avremo un futuro migliore. Io sono un soldato, sono un uomo e sono un sognatore: voglio insegnare a chi non crede a crederci, perché noi ce la possiamo fare, anche con un tenue filo; tutto è possibile, ma soltanto se non ti arrendi. I medici dicono che è molto tenue il filo che mi tiene legato alla vita, ma io dico che è un filo d’acciaio, tenace e solido come solo l’acciaio sa essere“.

E’ la volontà l’ingrediente principale della vita di Carlo Calcagni, soprattutto dopo la malattia: “Ogni mattina mi sveglio, spesso dopo notti insonni per i tremendi dolori, con un unico scopo: essere di esempio e trovare le energie per salire sulla mia bici, la mia macchina di salvezza, a terapia più efficace nel contrastare le mie patologie croniche, degenerative e irreversibili, come il Parkinson“.

Una volontà che il paratleta salentino fa emergere quando sale sulla sua bicicletta: “Prelievi, iniezioni, flebo, medicine, pugni di pillole, camera iperbarica, ossigeno-terapia, ventilatore polmonare, plasmafaresi, interventi d’urgenza e frequenti setticemie da catetere venoso centrale: grazie alla bicicletta affronto tutto questo col sorriso, consolidando quel filo d’acciaio e continuando a lottare come un guerriero d’altri tempi. La bicicletta è il mio destriero che mi fa continuare a vivere. Concentro voglia, cuore, testa e gambe e comincio a pedalare. I dolori, costantemente forti, improvvisamente si attenuano ed io mi sento meglio, la vita mi prende e rientra in me, con il cuore che batte forte ed io mi sento ‘normale‘. Non è facile e, anzi, ogni giorno è più difficile, ma io non mollo, perché è proprio quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare!“.

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Chi è l'Autore

Alessandro Chizzini

Nato a Milano il 27 settembre 1981, è laureato in Scienze della comunicazione e Scritture giornalistiche e multimedialità. Dal 2008 scrive per la testata Belpaese. E' iscritto all'Albo dei Pubblicisti per l'Ordine dei Giornalisti della Puglia dal 26 marzo 2012. Si occupa principalmente di politica locale, attualità, sport.

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