Se n’è andata ieri, all’età di 71 anni, Agnese Piraino Leto, moglie di Paolo Borsellino, il magistrato di Palermo saltato in aria il 19 luglio 1992 per mano della mafia, ma per volontà di altri.

Figlia del magistrato palermitano Angelo Piraino Leto, ha sempre creduto nella giustizia e nelle istituzioni, malgrado il sospetto (o le certezze) che proprio uomini delle istituzioni, spesso vicini al marito, fossero collusi con la mafia e complici del piano per uccidere magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e chiunque altro si frapponesse nella “trattativa Stato-Mafia” dei primi anni ’90.

Per 21 anni ha cercato con tenacia e sobrietà la verità sulla morte del marito e non ha mai rinunciato al suo impegno civile per la legalità e la giustizia, nemmeno durante il periodo di malattia che l’ha accompagnata verso la morte.

Insieme a Paolo ha avuto tre figli, Lucia (attualmente assessore alla Sanità per la Regione Sicilia), Manfredi (dirigente di polizia al Commissariato di Cefalù) e Fiammetta.

Agnese avrebbe dovuto testimoniare nel processo sulla trattativa Stato-mafia, che vedeva tra gli imputati alcuni uomini delle istituzioni, come l’ex presidente del Senato ed ex ministro Nicola Mancino, il Generale dei carabinieri Mario Mori, il cofondatore di Forza Italia, e braccio destro di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri.

Agnese era uno dei principali testimoni di questo processo, in quanto custode di molte informazioni importanti che riguardavano il coinvolgimento di uomini delle istituzioni e di politici in quella trattativa Stato-mafia che, sebbene sia diventata una verità storica e processuale, molti ancora si ostinano a definirla “presunta” o a negarne la sua esistenza, proprio come in passato tanti, da più parti, si affrettavano a dire che la mafia non esisteva ed era solo un’invenzione dei comunisti.

Questa famigerata trattativa c’è stata. Non c’è ancora piena luce su tutti i protagonisti, sui presunti tali, su tutti i dettagli della vicenda, ma c’è un processo in corso che cercherà di acclarare tutti questi aspetti. Forse non tutto verrà fuori. Siamo sempre il paese dei misteri, dove aspettiamo ancora la verità sulla strage di Portella della ginestra del 1947 (sulla quale vige ancora il segreto di Stato) e sugli anni di piombo. Sarà quindi difficile aspettarsi la verità su quanto accadde tra il ’92 e il ’93.

Come diceva proprio Paolo Borsellino “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.

Non sarà stato facile per Agnese vivere in mezzo a tanta falsità, venire a sapere che uomini che avrebbero dovuto collaborare con Paolo o che avrebbero dovuto proteggerlo, in realtà lo hanno ostacolato o, peggio ancora, potrebbero aver contribuito alla sua morte.

Il marito le riferiva spesso le cose sconcertanti di cui veniva a conoscenza. Aveva percepito di essere abbandonato al suo destino, sapeva che sarebbe stato ucciso in breve tempo e per questo aveva tanta fretta di andare avanti con le indagini prima che fosse ucciso. Aveva confidato ad Agnese che sarebbe stato ucciso, ma non dalla mafia: “Paolo mi disse che non sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, della quale non aveva paura, ma sarebbero stati i suoi colleghi ed altri a permettere che ciò potesse accadere.”

E non sarà stato facile vivere col dubbio che dietro a tanti volti amici potessero nascondersi persone che hanno cospirato contro il marito. O forse lei sapeva chi portava una maschera e chi no, ma non ne aveva le prove.

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Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

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