Avere un sistema di trasporti pubblici efficiente è un diritto garantito dalla Costituzione ed è funzionale al godimento di altri diritti fondamentali. Non è solo politica per il tursimo.

Ogni cittadino ha diritto di muoversi, di spostarsi all’interno del territorio nazionale e non solo. Ogni cittadino, ogni comunità, nel nostro Paese ha il diritto alla mobilità e non può essere negato da valutazioni politiche o per ragioni geografiche.
Ad affermare questo diritto è la nostra Costituzione, cioè la legge fondamentale della nostra Repubblica.

I motivi per cui una persona può avere bisogno di spostarsi possono essere di varia natura: per soddisfare i bisogni vitali, come lavorare, acquistare beni di prima necessità, sottoporsi a cure o visite mediche; per partecipare alla vita sociale delle comunità; per esercitare le libertà e i diritti politici; per motivi di studio e formazione; per motivi ludici, ricreativi e di svago. Sono tutti diritti che non possono essere negati all’individuo.

Molto spesso per godere questi diritti è necessario spostarsi da un luogo all’altro e non tutti dispongono di un mezzo proprio o della possibilità di spostarsi con esso.

E’ per questo che dovrebbe essere garantito un sistema di trasporto collettivo, che sia accessibile anche a soggetti economicamente o socialmente svantaggiati, o temporaneamente impossibilitati ad utilizzare un mezzo proprio (avaria dell’auto, infortunio fisico, ecc..) o con menomazioni fisiche permanenti.

L’articolo 16 della Costituzione introduce il diritto costituzionale alla mobilità: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità e sicurezza”… “Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge”.

Presupposto essenziale per soddisfare il diritto costituzionale alla mobilità è che lo Stato provveda a mettere su un sistema di trasporti pubblici in grado di permettere un agevole collegamento con le varie località, anche periferiche (Diritto dei Trasporti, vol. 1, Mauro Casanova e Monica Brignardello).

Come abbiamo accennato, la mobilità non è fine a sé stessa. Spostarsi serve a soddisfare svariate esigenze. Tra queste il diritto al lavoro, sancito e tutelato dall’articolo 4 della Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Una di queste condizioni è permettere al cittadino di raggiungere il luogo di lavoro dalla propria abitazione e viceversa, anche se non dispone di un mezzo per spostarsi. Il cittadino non deve essere messo nelle condizioni di dover rinunciare ad un impiego solo perché non può raggiungere il luogo di lavoro o tornare a casa dopo il lavoro. E purtroppo questo, da noi, accade.

La tutela della salute è garantita dall’articolo 32 della Costituzione, che la eleva a diritto fondamentale dell’individuo e impegna la Repubblica a garantire cure gratuite agli indigenti. E’ chiaro però che il cittadino, dovendo raggiungere luoghi di cura, per sottoporsi a visite mediche, analisi e cure, per poter vedere garantito il proprio diritto alla salute ha bisogno che lo Stato lo metta in condizioni di spostarsi.

Anche il diritto allo studio è un diritto fondamentale e lo stabilisce l’articolo 34 della Costituzione: “la scuola è aperta a tutti… (…) i capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze (…)”.

La Repubblica deve garantire ai cittadini la possibilità di raggiungere i luoghi di formazione.
E’ a dir poco paradossale che lo Stato assegni (a pochi) borse di studio e alloggi, senza preoccuparsi di garantire (a tutti) un sistema di trasporto collettivo, se si fa eccezione per alcune corse mirate per gli studenti delle scuole medie superiori, peraltro spesso inefficienti e sovraffollati.

La mobilità è anche un presupposto per poter esercitare il diritto di riunione e di manifestare (articolo 17 Costituzione), i diritti politici (di partecipare alla vita politica, di esercitare il diritto dovere di voto, ricoprire cariche elettive, ecc…; articoli 48-51), i diritti di partecipare alle attività sindacali (articolo 39).

In particolare l’articolo 48 riconosce il voto come un diritto e un dovere e prescrive che la legge assicuri la sua effettività; e l’effettività di questo diritto/dovere dipende anche dall’effettiva possibilità di raggiungere il luogo in cui si svolgono le elezioni, anche per chi, per qualsiasi ragione, non dispone di un mezzo o di un passaggio.

In generale più di tutti è il principio di uguaglianza sostanziale previsto dall’articolo 3 della Costituzione a imporre dei precisi doveri in capo alle istituzioni, quelli di garantire a tutti i cittadini la possibilità di usufruire dei loro diritti:

“E’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.

La negazione del diritto alla mobilità nel Salento è una condizione di discriminazione rispetto ad altre zone del territorio italiano, che non trova giustificazioni.

Il cittadino che vive nel Salento non è messo nelle condizioni di godere dei propri diritti al pari di cittadini residenti in altre parti del Paese. Non ha le loro stesse possibilità di sviluppo economico e sociale ed è fortemente penalizzato sotto tanti altri aspetti.

Ma le discriminazioni, nella situazione attuale dei trasporti pubblici nel Salento, non sono solo di tipo geografico, ma anche di altra natura (condizioni di salute, economiche, di età)

Un inderogabile impegno da parte delle istituzioni nell’intervenire nelle situazioni è sancito anche dall’articolo 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Il dovere di solidarietà punta a garantire altresì l’uguaglianza nel godimento dei diritti fondamentali.

Un servizio di trasporto pubblico accessibile a tutti rappresenta anche uno strumento per ridurre le disparità sociali, per favorire le pari opportunità in ogni ambito.

Allo stato attuale nel Salento il servizio di trasporto pubblico ordinario è già sotto i livelli minimi da garantire, con orari inadeguati e un numero limitatissimo delle corse, con tre quarti delle località lasciate fuori dal servizio e, ancor peggio, con la sospensione del trasporto ferroviario durante i giorni festivi.

Fino a quando una persona (che abiti al centro di Lecce, nella periferia della più piccola frazione) non avrà la possibilità di spostarsi senza bisogno di un mezzo privato; fino a quando il non vedente, il portatore di handicap motorio, coloro che non hanno la patente o non hanno la disponibilità di un’auto privata, non avranno accesso al trasporto pubblico, di giorno, di notte, durante i giorni festivi e in quelli feriali, per tutto l’anno, il DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA MOBILITÀ non sarà mai garantito.

Attualmente il trasporto pubblico nel Salento non è in grado di garantire tutto questo.

Siamo quindi in una situazione di negazione di diritti costituzionalmente garantiti e di ingiustificate discriminazioni di ordine geografico, economico, sociale, di età e di salute.

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Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

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