Lo scienziato: “Eradicazioni inefficaci, dateci la possibilità di curare gli ulivi”. “Cattiva agricoltura causa del disseccamento”. “Vorrei parlare con Emiliano ma non mi ha mai risposto”.

Il professor Vincenzo Calò, professore ordinario di chimica organica presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, insegnante di chimica organica per biologia e farmacia, ha contattato la nostra redazione per offrire un suo contributo scientifico alla questione della xylella e del disseccamento rapido degli ulivi.

Il prof. Calò è uno scienziato autore di numerose pubblicazioni scientifiche sulle migliori riviste internazionali e collabora con il suo gruppo di ricerca, con importanti istituzioni di ricerca in Russia, Francia, Polonia e Spagna. Con il suo staff, negli anni ‘70 riuscì a isolare il feromone della mosca dell’ulivo, scoprendo così un trattamento poco invasivo per proteggere l’albero dall’azione dannosa di questo insetto.

Noi con molto piacere abbiamo deciso di dare spazio alle sue opinioni sul disseccamento degli ulivi del Salento.
Lo scienziato mette in discussione le conclusioni e le proposte pervenute dal team di esperti che finora hanno guidato lo studio per contrastare il fenomeno xylella. Pertanto ha sentito l’esigenza di fare attività di divulgazione per possibili metodi scientifici. Di seguito l’intervista.

Secondo lei è la xylella a far seccare gli ulivi? O quantomeno dà un contributo al disseccamento rapido?
Le prove di patogenicità della xylella non sono state ancora pubblicate. Gli unici dati a nostra disposizione mostrano che soltanto 1,8% dei campioni, prelevati dai focolai, è risultato positivo a xylella. Si può ascrivere la responsabilità a xylella con questi numeri?

“Ha capito perfettamente il problema. L’1,8% non è un dato statisticamente significativo. Secondo me la xylella è probabilmente presente da secoli negli uliveti del Mediterraneo, solo che prima non si avevano attacchi notevoli perchè le coltivazioni erano effettuate “ad arte”. Cioè i contadini aravano i campi. Invece ora no. Le immagini televisive dei terreni ad uliveto sono sconfortanti: terreni completamente compattati che non permettono l’interramento delle foglie e l’areazione del terreno”.

Non sono efficaci secondo lei le eradicazioni?

“Non funzionano perché i batteri stanno lì ormai e non attaccano se non la parte aerea delle piante”.

Cos’è che fa seccare gli ulivi?

“A far seccare gli ulivi del Salento sono le condizioni di debilitazione in cui si trovano. L’agricoltura salentina è stata la causa del disseccamento. Sotto gli ulivi non si è fatta nessuna coltivazione, il terreno si compatta perché così è più facile raccogliere con la scopa o con altri mezzi di aspirazione le olive cadute per terra.
L’erba cresciuta sotto gli alberi è stata eliminata utilizzando una grande quantità di diserbanti.

prof vincenzo calò

Prof. Vincenzo Calò

Tutti gli esseri viventi, ad eccezione di batteri e virus, possiedono la cosiddetta catena respiratoria. La nostra ci permette di vivere perché fornisce l’energia necessaria per tutti i processi vitali. Questo vale per l’uomo, per tutti gli animali, ed anche per i vegetali in quanto ci siamo evoluti insieme.
Anche l’ulivo ha nelle sue cellule un sistema di produzione di energia che serve a fabbricare le nuove foglie e far crescere la pianta. Negli uomini, animali e vegetali per far funzionare la catena respiratoria sono indispensabili tre ioni metallici: magnesio, rame e ferro. Senza questi metalli la catena respiratoria non funziona, non si produce energia e l’individuo muore. Quando questi scarseggiano, l’individuo si indebolisce e si espone all’attacco di batteri, virus e parassiti come noi sperimentiamo.

Noi umani questi sali li ingeriamo con il cibo. Per quanto riguarda le piante (come l’ulivo ovviamente) c’è un riciclo naturale: durante i periodi caldi dagli alberi cade un certo numero di foglie. Se il terreno è arato, le foglie interrate sono decomposte da funghi e batteri che si nutrono della cellulosa della foglia liberando questi metalli che, assorbiti dalle radici delle piante, permettono il riciclo naturale.

Se il terreno non è coltivato, non è arato le foglie in superficie si possono decomporre, ma molto più lentamente. L’uso concomitante dei diserbanti contribuisce al depauperamento di questi sali. Esperimenti da me condotti in laboratorio hanno evidenziato che il diserbante, reagendo con questi sali, forma dei complessi insolubili in acqua comportandosi da sequestrante.

L’energia alle piante serve anche a produrre glucosio e quindi cellulosa. La foglia, grazie alla fotosintesi clorofilliana, sintetizza il glucosio. Il glucosio è polimerizzato a cellulosa, costituente dei rami, tronco e foglie. Per ottenere la cellulosa, la pianta consuma molta energia. La deficienza di questi sali provoca debilitazione per gli ulivi del Salento, avendo questi una catena respiratoria poco funzionante. Anche noi, come gli animali e le piante, in mancanza di questi metalli, ci troveremmo in condizioni di debolezza e quindi batteri e virus avrebbero maggiore probabilità di provocare danni”.
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Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

1 commento

  1. Margherita D'Amico on

    Caro Prof. Calò sono una biologa patologa vegetale e sua ex alunna. Da fitopatologa condivido pienamente la sua chiara e circostanziata analisi su quanto sta accadendo all’olivo pugliese. Aggiungo che anche un cieco si renderebbe conto delle pessime condizioni dell’apparato radicale degli olivi che sono stati abbattuti qualche giorno fa. Le radici erano talmente marce che non riuscivano ad assolvere a una delle loro funzioni, quella di ancorare le piante al terreno (lo dimostra la facilità con cui sono andate giù le piante, che hanno rivelato un apparato radicale inconsistente e incapace di opporre resistenza). Quindi è impensabile che quelle radici potessero assolvere alla loro principale funzione, quella di assorbire e condurre l’acqua e gli ioni minerali da Lei descritti. Una delle maggiori cause di marciumi alle radici è l’asfissia radicale, dovuta a ristagno idrico, a sua volta causato dalla perdita della microporosità tipica dei terreni agrari. Quello che sta accadendo all’olivo è talmente evidente che nessuno, o quasi, lo vuole vedere.
    Sono lieta di leggere la sua autorevole opinione riguardo la presunta emergenza Xylella e spero che altri suoi colleghi, magari anche agronomi, abbiano una altrettando lucida e organica visione.

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