«L’Europa ci chiede di ridurre le emissioni nella Puglia e nel Salento, e noi che cosa facciamo? Ci inventiamo progetti che comporteranno altre emissioni. Siamo alla follia, follia totale».

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Foto: http://www.lavalledeitempli.net/

Il Dottor Giuseppe Serravezza, oncologo e Presidente della sezione leccese Lega Italiana contro la Lotta ai Tumori (LILT), ha concesso un’intervista a TagPress, riguardante, in generale l’alto numero di tumori nel Salento e, in particolare, sui motivi del No al Tap da parte di Lilt Lecce, sull’ipotesi di conversione della Copersalento in una centrale a biomasse e sui rifiuti interrati nei terreni della nostra provincia e sull’amianto.

Quella che segue è la prima parte dell’intervista e riguarda le ragioni del no al gasdotto Tap da parte della Lilt.

Per Tap il gasdotto è sicuro e pulito e non immetterebbe sostanze nocive nell’aria. La Lilt Puglia invece ha prodotto due documenti scientifici che sosterebbero il contrario. Può spiegarci le ragioni del No al gasdotto Tap?

«La nostra avversione ad un progetto di questo tipo non è ideologica. Noi viviamo in un territorio che ha grosse criticità sia di carattere ambientale che sanitario e le due cose vanno insieme.

Non più tardi di due anni e mezzo fa, in occasione della vicenda Italgest e della vicenda Heliantos 2 a Casarano ed Heliantos 1 a Lecce (erano progetti di centrali a biomasse), il direttore dell’Arpa Assennato disse espressamente “la situazione ambientale e sanitaria nel Salento è tale da non potersi permettere ulteriori pressioni di carattere ambientale”.
Questo voleva dire che, oltre a dire no a quel tipo di progetti, anche per il futuro, per qualunque tipo di iniziativa di una certa portata, bisogna stare molto molto attenti per cercare di capire se quella iniziativa è sostenibile o no in un territorio già gravemente provato.

Questa è la cosa da cui noi siamo partiti anche nell’analizzare un progetto quale quello della Tap, che, se valutata superficialmente non dà grandi impatti visivi e grandi impatti ambientali. In realtà, quando lo abbiamo approfondito (e ce l’hanno fatto approfondire i tecnici) abbiamo visto che invece esistono una serie di criticità che comportano un impatto ambientale veramente grave, invece, e sicuramente contribuiscono ad aggravare la situazione che dicevamo prima».

Quale sarebbe l’aspetto più critico del progetto dal punto di vista sanitario?
Sarebbero i fumi prodotti dalla depressurizzazione del gas, che avverrebbe attraverso combustione di gas. In altre parole il gas, dopo aver attraversato l’Adriatico, avrebbe bisogno di una riduzione della pressione per poter essere immesso nella tubature di distribuzione. Questa operazione avverrebbe nell’impianto di raccolta (PTR), attraverso il riscaldamento del gas stesso in delle megacisterne.

«Il progetto – spiega l’oncologo – prevede che per per riscaldare questo gas occorre tanta energia, per cui una parte di esso viene bruciato. Ci sono infatti 6-7 ciminiere, camini, da cui usciranno i fumi di combustione. L’azienda dice che, tenendo conto delle nostre osservazioni, avrebbe fatto in modo che il riscaldamento di questo gas potesse avvenire attraverso il consumo di energia elettrica, per cui solo marginalmente brucerebbero il gas. Hanno anche quantizzato il numero delle ore, però è chiaro che tutto questo è da prendere con le pinze, perché un’azienda che dovrebbe produrre energia per gli altri non credo proprio che vada ad acquistare energia elettrica dall’Enel per i propri bisogni.

Quindi non c’è dubbio che quel tipo di impianto peggiorerebbe il problema dell’aria nostra che, come tutti sanno, è la prima criticità che noi abbiamo, perché nel Salento – il CNR lo ha dimostrato in maniera inequivocabile – arrivano i fumi di Cerano, di Taranto, dell’Ilva e di tanti altri impianti nostri, vicini.

dottor Giuseppe Serravezza oncologo - Presidente Lilt Lecce

Dott. Giuseppe Serravezza – oncologo, Presidente Lilt Lecce

Non c’è dubbio che noi di aria già contaminata ne abbiamo tanta e non abbiamo bisogno proprio, anche se come dice l’azienda è minima, di altre quote di contaminanti immessi nell’aria.

Questa è la ragione base per cui la Lilt di Lecce decise di schierarsi in maniera netta e chiara. Abbiamo la Comunità Europea che sistematicamente, ogni 3 mesi, manda al Governo e alla Regione Puglia, una lettera di intimazioni a adoperarsi per ridurre le emissioni nella Puglia e nel Salento, e noi che cosa facciamo? Ci inventiamo progetti che comporteranno altre emissioni. Siamo alla follia, follia totale.

Il nostro No è molto netto e chiaro e poi ci sono tutte le altre ragioni che naturalmente le autorità politiche il sindaco di Melendugno i movimenti, ecc.. naturalmente hanno fatto emergere in maniera chiara. Noi non abbiamo bisogno di questo gas, è un’opera inutile e dannosa.

Noi abbiamo 5 gasdotti. L’Italia sotto questo aspetto è stata precognitrice rispetto ad altri. Abbiamo quello della Libia, della Tunisia, dell’Algeria, della Russia, a parte quelli del gas liquido nel Veneto.

Per cui da qualunque aspetto la si guardi la cosa, a parte i guasti paesaggistici gravi, le conseguenze di un intervento di questo genere sarebbero drammatiche e sarebbero insanabili, perché dopo non vai a sanarle. Ne sanno qualcosa in Sicilia, proprio a Gela per esempio. Quando le cose non servono più ti restano le cattedrali morte, le accozzaglie di ferri vecchi che da smaltire sarebbe un’impresa.
Queste sono state le ragioni per cui due anni fa dicemmo no e siamo sempre fortissimamente convinti di questo.

Ci rafforzano poi i dati sullo stato di salute delle popolazioni su questa scelta. Stiamo lottando in maniera forte e totale per rimuovere le cause che secondo noi sono alla base della drammatica situazione sanitaria che riguarda il Salento tutto e la provincia di Lecce in particolare.

Mi riferisco a tanti impianti industriali che in tutti questi anni a cuor leggero hanno smaltito i loro rifiuti contaminando il territorio in maniera veramente grave. Sto parlando dei rifiuti tossici tombati. Abbiamo dunque tante criticità e dobbiamo metterci mano. Non abbiamo bisogno, ripeto, di altri problemi che riguardano un’opera assolutamente inutile e dannosa.

Abbiamo i dati aggiornati al 2011 sulla mortalità per cancro, che descrivono una situazione in continua tendenza di peggioramento. Abbiamo il 28% in più di mortalità per cancro, per tutti i tumori, in provincia di Lecce rispetto alla media pugliese. Addirittura il cancro del polmone nell’uomo è quasi il doppio nella provincia di Lecce rispetto alla provincia di Bari. La stessa tendenza di netto aumento del cancro del polmone lo vediamo ora anche nelle donne. Addirittura nelle donne della provincia di Lecce abbiamo una mortalità del cancro del polmone de 30% in più rispetto alla media pugliese.

La situazione è già grave e dobbiamo metterci mano per fare bonifiche ovunque e non abbiamo proprio bisogno di peggiorare una situazione già difficilmente sostenibile con altri impianti tipo quello della Tap».

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Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

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