TAP rimette in discussione 3 prescrizioni, rispettivamente su riparazione e rischi condotte a mare, biocostruzioni coralline, posidonia e cymodocea. Ministero invia documentazione alla Commissione VIA.

Nei giorni scorsi TAP, la multinazionale interessata alla realizzazione dell’omonimo gasdotto, aveva ottenuto la pronuncia favorevole del TAR Lazio in ordine ai sondaggi geotecnici nell’entroterra di Melendugno. Si è trattato di una conferma dell’ordinanza che a gennaio scorso aveva già dato ragione a TAP, sospendendo il blocco disposto dall’Ufficio tecnico del Comune di Melendugno nello scorso autunno. Il Comune ha anche rimediato una condanna alle spese processuali. Per i giudici amministrativi TAP disponeva di tutte le autorizzazioni necessarie per poter procedere ai sondaggi, quindi il provvedimento del Comune è stato giudicato illegittimo.

Ma le preoccupazioni per TAP sono ben altre. Infatti il consorzio ha inviato al Ministero dell’ambiente documentazione relativa a 3 delle 58 prescrizioni imposte dalla Commissione di VIA, acquisite dal decreto di compatibilità ambientale (D.M. 223/2014), e che implicano modifiche sostanziali del progetto.

TAP risponde innanzitutto alla prescrizione A12, riguardante in particolare “Filosofia di riparazione della condotta a mare”, “Analisi di rischio della condotta offshore”, “Filosofia di Ispezione e Manutenzione – Condotta a Mare”, “Strategia di Esercizio e Manutenzione (O&M)”.

Dall’analisi della documentazione emergono delle problematiche tecniche con riguardo all’ipotesi di danneggiamenti o perdite della condotta mare, ma soprattutto diverse lacune in ordine alla fattibilità di alcuni interventi. Tra i diversi aspetti esaminati, TAP sostiene che per piccoli danni alla tubazione del microtunnel non è conveniente eseguire la riparazione, ma è preferibile realizzare un nuovo microtunnel.

Nella documentazione i legge:

Un potenziale metodo di riparazione in caso di danno in questa sezione consiste nel tagliare il
tubo appena fuori dal tunnel, rimuoverlo e sostituire l’intera lunghezza della tubazione; la
strategia futura prima e durante la vita operativa della condotta contempla l’esecuzione di uno
studio approfondito e le operazioni non sono convenienti per piccoli danni. Una diversa
opzione è quella di realizzare un nuovo micro tunnel e installarvi una nuova sezione di
condotta.

Si può ben comprendere la portata della richiesta, in un territorio delicato come quello delle marine di Melendugno. Ma le maggiori difficoltà riguardano le riparazioni a profondità maggiori di 180 metri (92% dei fondali interessati dal gasdotto), in particolare laddove vi sia una forte pendenza.

Le ipotesi vagliate sono diverse, ma sono richiesti studi supplementari per verificare se i danni della condotta in alcuni punti siano o meno riparabili. Alcune delle tecniche normalmente impiegate non sarebbero praticabili o sarebbero sconsigliate per motivi di sicurezza e sul tratto italiano una stazione TACS per comprimere l’aria in caso di perdita per evitare l’allagamento del gasdotto.
La soluzione più papabile è ancora in fase di studio e al momento non esiste. Si legge nella documentazione:

Statoil sta attualmente qualificando un sistema di riparazione senza sommozzatori basato sulla tecnologia di saldatura iperbarica fino a 1000 m di profondità. Si prevede che questo sistema di riparazione sarà disponibile quando il gasdotto TAP sarà in condizioni operative.
Una clampa di riparazione installabile senza sommozzatori è stata qualificata da Statoil per le condizioni del TAP e fino a 1265 m di profondità.

progetto tapSono 18 i punti del programma di attività future di TAP in ordine alla prescrizione A12, finalizzati a trovare una soluzione alla riparazione del gasdotto in caso di danneggiamento, che per il momento manca. In altre parole il gasdotto verrebbe collaudato e messo in esercizio, ma non è certo se e quando queste tecniche di riparazione delle condotte sarà disponibile.

La seconda prescrizione interessata è la A32 e riguarda la possibile presenza di alcune biocostruzioni di corallo, già rilevate in precedenti studi. Nella documentazione prodotta da TAP, ora al vaglio della Commissione VIA, si sostiene che in base alle indagini condotte dai propri incaricati, non risulterebbero elementi “che portano a concludere che gli affioramenti rocciosi su substrato pelitico siano biocostruzioni o che possano essere categorizzate con il codice A4.32 EUNIS come “Comunità coralligena del
Mediterraneo protetta dall’azione idrodinamica””.

“Se le future indagini previste, e già calendarizzate per la stagione 2015, in particolare quelle volte alla definizione del valore ecologico di tali strutture, dovessero ulteriormente confermare le considerazioni sopra esposte, risulterebbe – si legge – non necessaria la modifica del tracciato al fine di individuare un percorso capace di mantenere una distanza minima di 50 metri dai vari corpi rocciosi individuati”.

Il progetto del gasdotto prevede il passaggio di un cavo a fibra ottica su una di queste presunte biocostruzioni coralline. La prescrizione del Ministero ha imposto di mantenersi ad una distanza minima di 50 metri da esse. La questione dovrà essere rivalutata sulla base delle indagini che verranno effettuate.

La terza prescrizione è la A6b, che impone di spostare l’“exit point” del microtunnel ad almeno 50 metri dalle farenogame (posidonia e cymodocea). TAP propone al Ministero una soluzione che consiste nell’estirpazione ed il reimpianto di questa vegetazione marina. Diversamente, secondo la documentazione tecnica prodotta, potrebbe non essere fattibile la realizzazione del microtunnel.

Il Ministero ha rimesso tutta la nuova documentazione di TAP al vaglio della Commissione per la valutazione di impatto ambientale (VIA). L’inizio dell’istruttoria è prevista per il prossimo 10 settembre. Potranno passare diversi mesi prima che si arrivi ad una nuova valutazione. TAP si dovrà inoltre attenere ad ulteriori 55 prescrizioni.

 

 

 

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Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

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