In base a una nota dei tecnici della Regione, il decreto via e l’autorizzazione unica a TAP sono inesatti, incompleti e approssimativi.

Non ha usato esattamente quelle parole, ma il succo è questo. Continua il braccio di ferro tra i tecnici della Regione Puglia e quelli del Ministero dell’Ambiente su quella porzione del progetto di gasdotto TAP, la più importante e delicata, che riguarda l’approdo e la realizzazione di microtunnel e pozzo di spinta.

Stiamo parlando di attività tecnica, non di decisioni politiche, e riguarda la compatibilità del progetto con le caratteristiche marine e terrene di San Foca, soprattutto alla luce delle ultime evidenze delle indagini di ARPA condotte in mare.

sub indagini fanerogame san foca tapTAP ha sempre sempre sostenuto che la scelta di San Foca, tra le varie alternative di approdo, è conseguenza del minor impatto ambientale che l’opera di gasdotto avrebbe tra tutte le soluzioni prospettate e si è basata in particolare sull’asserita assenza o sporadicità di fenerogame marine, come posidonia oceanica e cymodocea nodosa, che rappresentano un habitat marino protetto e che sono fondamentali per qualità delle acque e per la vita stessa di pesci e altre piante.

I sopralluoghi condotti dai tecnici ARPA a giugno del 2017, i cui risultati sono stati pubblicati qualche giorno fa, smentirebbero i dati di TAP e, anzi, evidenzierebbero la presenza di ricche e dense praterie di fanerogame.

Vacillano i presupposti tecnici del provvedimento di VIA

Questi dati minerebbero quindi quelli che sono i pilastri della scelta di San Foca come migliore approdo per TAP e anche la solidità della valutazione di impatto ambientale (VIA) effettuata, che nel settembre del 2014 ha avuto esito positivo.

La Regione batte chiodo e afferma la necessità di rimettere mano alla VIA. Con nota del 21 luglio (n. 4570) della Direzione del Dipartimento Mobilità, Qualità urbana, Opere pubbliche Ecologia e Paesaggio della Regione Puglia (che per semplificare chiameremo “Ente”), sono state presentate delle considerazioni sulle risultanze delle indagini ARPA dello scorso giugno e inviate al Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico.

L’Ente ribadisce che la propria posizione di sfavore non è di “preclusione assoluta ed incondizionata” al progetto e sottolinea come l’esame delle varie alternative nel corso dell’istruttoria sia stato approssimativo e poco approfondito, basato su delle risultanze preliminari che poi sono state inserite nel progetto definitivo di TAP.
E la valutazione di impatto ambientale si basa proprio su questi dati.

Per la Regione non è stata adeguatamente valutata la possibile presenza di “corridoi ecologici”, habitat protetti nei fondali interessati.

La scelta di San Foca come approdo: un “paradosso logistico, insediativo e territoriale”

percorso snam ulivi

Percorso Interconnessione SNAM

L’Ente rimprovera anche a TAP di essere stata inerte e scarsamente collaborativa e parla di un “paradosso logistico, insediativo e territoriale” della soluzione San Foca, in considerazione del fatto che questa scelta comporta la necessità di costruire una “opera cerniera” (l’Interconnessione SNAM) da 55 chilometri nell’entroterra, da Melendugno a Brindisi, quando un approdo più a nord sarebbe stato sicuramente più “logico”, opportuno e meno impattante.

La valutazione dell’impatto dell’opera avrebbe dovuto tener conto non solo del progetto TAP, ma anche della sua opera complementare, ossia l’Interconnessione SNAM.

Tornando alla valutazione dei fondali marini di San Foca, l’Ente afferma che, in esito ai sopralluoghi e le indagini di ARPA, “è risultato evidente che il fondale sia interessato dalla diffusa presenza di Posidonia marina”.

La nuova normativa e la richiesta di ripetere la procedura di VIA

A questo punto l’Ente richiama l’applicazione della recente normativa nazionale appena approvata con il decreto legislativo n. 104 del 16 giugno 2017, che all’articolo 17, in materia di verifica di assoggettabilità a VIA, che prevede la possibilità che l’autorità competente ordini la sospensione dei lavori e di ogni altra attività autorizzata e disporre misure correttive, qualora si accerti “la sussistenza di impatti ambientali negativi, imprevisti, ulteriori o diversi” oppure “di entità significativamente superiore a quelli valutati nell’ambito del procedimento di VIA.”

Lo stesso articolo prevede anche la possibilità che venga modificato il provvedimento di VIA o che venga disposta una nuova procedura di impatto ambientale (magari limitata ad alcune parti del progetto), l’aggiornamento dello studio di impatto ambientale (SIA) da parte della società proponente e la ripubblicazione dello stesso.

Alla luce di tutto questo l’Ente regionale chiede al Ministero dell’Ambiente e al Ministero dello Sviluppo economico, una nuova verifica delle condizioni che hanno portato il primo a emanare il decreto di compatibilità ambientale ed il secondo a rilasciare l’autorizzazione unica al gasdotto TAP.

Nel caso in cui il Ministero dell’Ambiente non dovesse condividere questa richiesta, allora l’Ente chiede allo stesso Dicastero di avocare a sé i relativi procedimenti di verifica delle prescrizioni.
In poche parole la Regione rimette in mano al Ministero il proprio ruolo nella verifica delle ottemperanze.

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Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

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