Con provvedimento firmato da Giuseppe Lo Presti, Ministero avoca le funzioni di verifica dell’ottemperanza di alcune prescrizioni sul gasdotto TAP.

Il Ministero dell’Ambiente si riprende i procedimenti di verifica di ottemperanza di parte delle prescrizioni di TAP.

Proviamo a spiegare meglio cosa significa. Sappiamo bene che con il decreto VIA dell’11 ottobre 2014 il Ministero dell’Ambiente ha sancito la compatibilità ambientale del progetto di gasdotto TAP, ma imponendo 58 prescrizioni.
La verifica di ottemperanza a queste prescrizioni compete direttamente al Ministero, ma è prevista la possibilità che possa avvalersi di altri enti, detti “enti vigilanti”, che nel nostro caso sono gli enti regionali.

L’ottemperanza alla prescrizione è una condizione necessaria affinché TAP possa procedere con l’allestimento del cantiere e l’avvio dei lavori.

Le indagini di ARPA rivelano uno stato dei luoghi diverso rispetto a quello valutato in VIA

sub indagini fanerogame san foca tapNello scorso giugno ARPA Puglia ha condotto delle indagini nelle acque di San Basilio (a San Foca), nell’area dell’exit point (il punto dove le tubazioni dovranno essere interrate) rilevando un’importante presenza di habitat protetto (fanerogame marine, come posidonia oceanica e cymodocea nodosa), fondamentali per la fauna e la flora marittima.
Una delle condizioni (prescrizioni) imposte dal Ministero è che il gasdotto non debba interferire con questa vegetazione, mentre l’exit point dovrà tenersi ad una distanza minima di 50 metri.

In base alla documentazione presentata da TAP, valutata nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA), risultava che a San Basilio la presenza di fanerogame fosse sporadica. Mentre i nuovi dati ARPA, confermati poi dalle indagini condotte da Sea Shepherd, si è scoperto che in realtà ci sono delle ampie praterie di posidonia.

Questo oltre a richiedere nuove valutazioni sull’exit point ha spinto la Regione a rimettere in discussione la VIA, in quanto la scelta tra i vari approdi presi in considerazione sarebbe ricaduta su San Foca proprio sul presupposto della poco significativa presenza di habitat protetto. Un falso presupposto.

Le richieste della Regione: “Rifare la VIA oppure Ministero provveda da sé alla verifica di ottemperanza”

Alla luce di tutto ciò, la Regione lo scorso 21 luglio aveva chiesto al Ministero di applicare la nuova normativa contenuta nel decreto legislativo n. 104 del 16 giugno 2017, che all’articolo 17 prevede la possibilità di ordinare la sospensione dei lavori e di ogni altra attività autorizzata e disporre misure correttive, se si accerta “la sussistenza di impatti ambientali negativi, imprevisti, ulteriori o diversi” oppure “di entità significativamente superiore a quelli valutati nell’ambito del procedimento di VIA.”
Poiché la VIA è stata fatta su dati difformi rispetto al reale stato dei luoghi, che potrebbero aver condizionato la comparazione tra i vari approdi, secondo la Regione il Ministero bisognerebbe rifare la valutazione, almeno per quanto concerne l’approdo.

Non solo. La Regione aveva anche insistito sulla necessità di effettuare una valutazione d’insieme dell’impatto ambientale che comprenda anche l’opera complementare a TAP, l’Interconnessione SNAM, che serve a collegare TAP alla rete nazionale. La scelta di San Foca, secondo la Regione, è un “paradosso logistico, insediativo e territoriale”, in quanto troppo lontano rispetto al terminale SNAM, che sorge tra Mesagne e Brindisi, mentre un approdo più a nord sarebbe stato sicuramente più “logico”, più opportuno e meno impattante.

Nella nota del 21 luglio, quindi, la Regione chiedeva quindi in prima istanza una nuova valutazione del progetto. In subordine, nel caso di mancato accoglimento di questa richiesta, chiedeva allo stesso Ministero dell’Ambiente di avocare a sé i relativi procedimenti di verifica delle prescrizioni.

Le note di TAP e la decisione del Ministero

TAP, dal canto suo, ha inviato due note, il 3 agosto e il 14 settembre, al Ministero, per segnalare ritardi da parte degli Enti vigilanti “negli adempimenti assegnati ad essi dal decreto VIA del 11 ottobre 2014 per le verifiche di ottemperanza di alcune prescrizioni.”

Il Ministero, con provvedimento del 18 settembre, firmato dal Direttore generale Giuseppe Lo Presti, nulla ha disposto sulla richiesta primaria della Regione, avocando sé il procedimento di verifica di ottemperanza delle prescrizioni A.18 parte 1, A.23, A.31, A.32, A.41, A.18 parte 2, A.24, A.28 parte 2, A.44 parte 2, A.45 parte 2, A.40. Il Ministero dell’Ambiente ad occuparsene, mentre la Regione è tagliata fuori. Resta aperta, invece, la questione riguardante l’eventuale nuova valutazione sull’approdo (prescrizioni A.3 e A.5).

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Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

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