Prof. Balzani “Secondo US EPA, perdite gasdotti ammontano a 3,2% della produzione globale. Effetto serra Metano è 70 volte superiore a CO2”. Comitato No TAP: “Ing. Manuelli metteva in guardia sull’effetto clima alterante del metano in tempi non sospetti.”

Apsettando il Festival dell’Energia, che avrà luogo a Bari il prossimo 27 ottobre, nel capoluogo pugliese si affronta già la questione gas e decarbonizzazione. L’occasione è quella della prima edizione del Premio Maria Maugeri, ambientalista convinta, Consigliere comunale a Bari per oltre 20 anni, scomparsa lo scorso anno all’età di 58 anni.

In questa prima edizione il premio è stato assegnato a William Becker, direttore esecutivo del Presidential Climate Action, e a Maria Panza, storica esponente del WWF.

Il tema della cerimonia, a cui ha preso parte anche Michele Emiliano, è stato “Cambiamenti climatici e strategia della decarbonizzazione” e non poteva non parlarsi anche di TAP.

Il professor William Becker, considerato uno dei maggiori esperti mondiali in questo settore, ha messo in guardia sui rischi del metano, avvertendo che questo combustibile fossile “ha una capacità di trattenere il calore e l’atmosfera dalle 20 alle 28 volte superiore rispetto alla CO2”. Secondo Becker la decarbonizzazione dell’ILVA di Taranto attraverso il metano sarebbe possibile, come già è stato fatto in alcuni stati degli Stati Uniti, ma “se le perdite superassero il 3% potrebbe essere disastroso”.

Il metano, infatti è un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica, pertanto le perdite danno un contributo ancora maggiore al surriscaldamento globale anche rispetto al carbone.

Il Governatore Michele Emiliano, che della decarbonizzazione della Puglia attraverso il gas di TAP ha fatto il suo cavallo di battaglia, ha puntualizzato, affermando che che Becker sostiene che “TAP non è un tubo, ma un impianto industriale di particolare complessità. Le parole di Beckker, che è evidentemente una persona competente in materia, sono chiare e noi ne terreno conto per fare i controlli necessari nella fase di cantierizzazione.”

E’ sufficiente controllare i cantieri per scongiurare i rischi?

Parole che dovrebbero rassicurare, quelle che di Emiliano, ma forse è il caso di ricordare che proprio i tecnici di ARPA e della Regione Puglia hanno sollevato problemi di carattere tecnico, chiedendo al Ministero dell’Ambiente una revisione della procedura di valutazione di impatto ambientale, mentre il Ministero ha deciso di avocare a sé le competenze sulla verifica dell’ottemperanza alle prescrizioni imposte a TAP. Quindi, quali controlli effettuerà la Regione nel corso della cantierizzazione, visto che è stata esautorata?

Inoltre il problema non è legato solo alla cantierizzazione dei lavori. L’ingegner Alessandro Manuelli, infatti, in qualità di tecnico incaricato dal Comune di Melendugno di studiare il progetto di gasdotto TAP, aveva sollevato un problema della stabilità dell’infrastruttura nei terreni argillosi e carsici di San Foca, paventando il rischio di affondamento o galleggiamento a causa dell’azione dell’acqua, con possibile rottura e fuoriuscita di gas.

Oltre a ciò, nel corso del suo funzionamento, il gasdotto TAP prevede nelle fasi di avvio, arresto, manutenzione ed emergenza di espellere il gas contenuto nella centrale PRT (circa 50 tonnellate di metano) attraverso gli sfiati freddi, immettendoli nell’ambiente.

Pertanto è già nella natura di questo progetto quello di disperdere del gas nell’ambiente in determinate fasi, sempre se non si verifica la peggiore delle ipotesi, che cioè questo grosso quantitativo di gas non trovi un innesco provocando incendi o forti esplosioni.

D’altro canto non si scopre oggi che il metano presenta criticità di carattere ambientale ed è fisiologico che i gasdotti siano soggetti a perdite. E non è così difficile sforare la soglia del 3% indicata dal professor Becker.

Professor Vincenzo Balzani: “Metano ha effetto serra 70 volte superiore rispetto all’anidride carbonica”

Il professor Vincenzo Balzani, scienziato bolognese, una “quasi” Nobel per la chimica, afferma che “è vero che la CO2 prodotta dall’uso del metano è il 24% in meno di quella prodotta usando benzina (a parità di energia generata), ma il trasporto del metano è soggetto a perdite lungo tutta la filiera.”

“Secondo la US Environmental Protection Agency – precisa – le perdite ammontano a circa il 3,2% della produzione globale (si veda il libro “Clean Disruption” di Tony Seba) e poiché il metano ha un effetto serra 70 volte superiore a CO2 (misurato su venti anni; 25 volte su cento anni), non c’è alcun miglioramento sull’effetto serra se si sostituisce la benzina (o anche il carbone) col metano.”

Dunque, secondo Balzani, coautore del libro “Energia per l’astronave Terra” l’ambiente non ci guadagnerebbe molto dalla decarbonizzazione effettuata tramite il metano.

Il Comitato No TAP, in seguito all’intervento del professor Becker, ha dichiarato:

“Non entriamo nel merito della decarbonizzazione tramite il metano, chiaramente anacronistica, si parla di un paese che ha un sistema energetico MOLTO diverso da quello USA e a distanza di anni dal tentativo di decarbonizzazione degli Stati Uniti.

Entriamo nel merito del presunto scoop invece. L’Ing. Manuelli metteva in guardia sull’effetto clima alterante del metano in tempi non sospetti, basta leggere i report della Commissione Comunale sul Progetto TAP o guardare i vari interventi pubblici.

Quando nessuno parlava delle torce a freddo di TAP, che riverseranno in atmosfera 44 tonnellate di gas più volte a l’anno, tecnici di alto livello come l’Ing. Manuelli venivano messi in discussione dagli omini della TAP.
Ora lo dice “l’esperto””.

Ma si avrebbe almeno la decarbonizzazione di ILVA e Cerano?

Bisogna chiedersi, al di là delle considerazioni fatte qui, se effettivamente il gas di TAP potrà servire a decarbonizzare l’acciaieria dell’ILVA di Taranto e la centrale termoelettrica ENEL “Federico II” di Cerano.

Già attualmente si sarebbe gas più che sufficiente a decarbonizzare entrambi gli stabilimenti, ma chi sostiene questa possibilità continua a fare i conti senza l’oste.

Perché ENEL e ILVA dovrebbero sostenere degli investimenti di riconversione di questi due stabilimenti? Perché dovrebbero scegliere di utilizzare un combustibile più costoso del carbone? Chi dovrebbe sopportare questi costi?

E’ a queste domande che bisogna prima dare una risposta.

Festival dell’Energia sul tema “Gas e decarbonizzazione”: il 27 ottobre

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Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

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