E’ Giovanni Martelli ad anticipare i primi risultati delle analisi sul leccino. Martelli nel 2013 era scettico sulla responsabilità di xylella nel disseccamento degli ulivi e aspettava le prove di patogenicità…

Già da mesi se ne parla. La cultivar leccino dell’ulivo sarebbe più resistente al batterio della xylella fastidiosa rispetto alla ogliarola. A dirlo sono i ricercatori del CNR di Bari, dello Iamb (Istituto Agrognomico Mediterraneo di Bari) e dell’Istituto Caramia di Locorotondo, istituti coinvolti nello studio effettuato sul leccino.

Ad anticipare i risultati della ricerca è Giovanni Martelli, docente di Patologia vegetale dell’Università di Bari, nel corso di una visita presso l’azienda agricola Coppola di Gallipoli, il quale ha dichiarato: “I dati di laboratorio confermano le impressioni di campo, ovvero che il leccino sia una varietà più resistente, ma non immune, al batterio”.

In altre parole, il leccino si infetterebbe ma potrebbe comunque convivere con il batterio, senza morire. I ricercatori sono però prudenti e sono richieste ulteriori conferme. Se i risultati dovessero ricevere una conferma positiva, si aprirebbe la porta alla possibilità di chiedere all’Unione Europea la deroga al divieto remipianto degli ulivi ad oggi vigente.

Si tratta comunque di affermazioni che dividono, perché provengono dagli stessi laboratori che non hanno ancora prodotto i risultati test di patogenicità sugli ulivi, che imputano alla xylella la responsabilità del disseccamento degli ulivi senza mettere a disposizione i dati scientifici che la attesterebbero.

Curioso come proprio Giovanni Martelli scrisse alla fine del 2013 un articolo sul sito www.georgofili.info in cui sosteneva che “non vi sono al momento elementi che  facciano ritenere ‘X. fastidiosa’ come l’agente primario del disseccamento rapido dell’olivo. Essa è verosimilmente coinvolta nel quadro eziologico come compartecipe. E’ quanto si vuole accertare attraverso l’isolamento (in corso) in coltura pura del batterio, che ne consenta la definitiva ed incontrovertibile identificazione e permetta la conduzione di prove di patogenicità che possano una volta per tutte accertarne il comportamento su olivo. A ciò si aggiunga la ricerca dei possibili vettori, anch’essa in effettuazione”.

Il professor Martelli esigeva le prove di patogenicità prima di poter affermare il presunto ruolo che potesse avere il batterio nel disseccamento degli ulivi. A distanza di due anni da quella affermazione, il Salento attende ancora quelle prove di patogenicità.

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Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

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