Storico accordo alla conferenza sul clima Cop21. Entro il 2050 emissioni zero, accantonare energie fossili. Ma il nostro Paese punta su petrolio e gas.

E’ stato definito un accordo storico. I più ottimisti l’hanno addirittura paragonato alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo o alla alla fine dell’Apartheid in Sud Africa. Di sicuro è un evento epocale, senza precedenti. I rappresentati di tutto il mondo si sono seduti intorno a un tavolo per affrontare la questione del clima e sono riusciti a definire un accordo piuttosto ambizioso, nonostante le pressioni esercitate dalle lobby del petrolio e del carbone.

E’ stato posto nero su bianco che il surriscaldamento del nostro pianeta è connesso con le emissioni dei gas serra in atmosfera e che per questo occorrerà arrivare entro il 2050 alla “neutralità del clima”, vale a dire ad un sostanziale equilibrio tra emissioni di gas serra e interventi compensativi in grado di riassorbirli.

Sarà sufficiente a salvare il pianeta, invertendo la rotta del surriscaldamento? Gli Stati manterranno gli impegni presi? E’ quello che ci si augura, perché i report scientifici sentenziano molto duramente: con un incremento della temperatura media pari a 5 gradi Celsius si avranno effetti irreversibili. La prime terre a rischiare sono quelle bagnate dal mare. Lo scenario vedrebbe molte parti del nostro Paese completamente sommerse dall’acqua. Tra queste terre c’è anche il Salento. Siamo con l’acqua alla gola e disattendere questi impegni avrebbe delle gravissime ripercussioni su tutto il pianeta.

Oltre ai tagli alle emissioni di CO2 (anidride carbonica, principale gas serra), è stato prefissato l’obiettivo di contenere il riscaldamento della Terra entro 1,5 gradi Celsius. Per i Paesi in via di sviluppo saranno messi a disposizione 100 miliardi di dollari per perseguire gli obiettivi. Ogni 5 anni gli impegni saranno rivisti ed è prevista la possibilità di adottare nuovi obiettivi, anche più ambiziosi.

petrolio-agrigento-greenpeaceIl primo nemico del clima sono il petrolio ed il carbone, quindi le indicazioni di Parigi vanno verso l’eliminazione di sussidi, investimenti, agevolazioni finalizzate all’estrazione di idrocarburi. Di conseguenza occorrerà puntare tutto sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico. E per ottenere gli obiettivi prefissati bisognerà agire subito, già da domani.

Si può ben capire quindi che i primi ad osteggiare le attività e la decisione della conferenza sul clima Cop21 sono proprio i petrolieri, che tentano di negare le prove della connessione tra effetto serra e cambiamenti climatici, tentando anche di assoldare degli scienziati dalla loro parte. Sembra però che le loro tesi non riescano a scalfire l’opinione dominante. Ma soprattutto sarebbe il caso anche per loro di prendere coscienza che né il denaro, né il potere potrebbe salverebbe loro e i loro figli dalla furia della natura e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Ed il nostro Paese, come si presenta rispetto alle indicazioni che giungono da Cop21?

Con l’emanazione del decreto Sblocca-Italia, il Governo Renzi ha deciso di puntare dritto sul fossile, anziché accelerare sulle energie rinnovabili.
L’Italia è diventata una terra ambita per le compagnie petrolifere, una sorta di paradiso, grazie a delle irrisorie royalty (le percentuali che le compagnie di estrazione devono allo Stato), a costi di ricerca degli idrocarburi che arrivano a costare anche circa 20 volte in meno rispetto alla media mondiale e ad un procedimento autorizzativo agevolato. Di conseguenza sono proliferate di richieste di trivellazioni in tutto lo stivale, compresa la Puglia, sia sul versante ionico che su quello adriatico.

Come se non bastasse, nell’Adriatico centrale, in un’area interessata da trivellazioni, si stanno verificando dei fenomeni sismici anomali. Già prima dell’inizio delle prospezioni, molti esperti temevano la possibilità che queste attività potessero generare movimenti tellurici.

Vale la pena insistere sul petrolio, quando il mondo ha deciso di puntare sul suo graduale abbandono?

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Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili.

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