Per l’ex Direttore di ARPA Puglia, Assennato, la battaglia di Serravezza è sbagliata o lo invita a desistere. Il Comitato: “Smentisce sé stesso o la sua ex Agenzia”.

“Verba volant, scripta manent”, dice un vecchio proverbio latino. E sono proprio i testi scritti, più delle parole,a permette di evidenziare, le contraddizioni o, viceversa, di misurare la coerenza.

Il professor Giorgio Assennato, medico del lavoro, ex Direttore di ARPA Puglia (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), più volte citato dal dottor Giuseppe Serravezza nei suoi argomenti contro l’opera di gasdotto TAP, ha voluto rompere gli indugi e dire la sua.

In particolare, il dottor Serravezza sottolineava spesso le parole dell’ex Direttore, con cui sosteneva che “la situazione ambientale e sanitaria nel Salento è tale da non potersi permettere ulteriori pressioni di carattere ambientale.

Il 4 maggio scorso, Assennato , con una lettera aperta, ha pregato l’oncologo “di voler cessare la sua nobile ma sbagliata (nel metodo scelto) battaglia contro la Tap”, ricordando che comuni maestri “hanno insegnato la sanità pubblica partecipata è basata sull’evidenza scientifica.”

“Ora, mentre ribadisco l’esigenza duplice di inibire qualsiasi altro impianto significativo con processi combustivi e di ridurre comunque, adottando le più performanti Bat, le emissioni autorizzate, mi chiedo – scrive l’ex Direttore di ARPA – se un comportamento così estremo, che comunque rappresenta un atto ‘violento’ nei confronti del corpo umano corrisponda alle criticità ambientali dell’impianto Tap”.

“No, Giuseppe. Valuta l’evidenza e considera – prosegue – se davvero si configuri anche semplicemente il pericolo di una ulteriore noxa cancerogena. Come sai, quando tempo fa mi fu chiesto un parere, io risposi, a titolo personale, che avrei preferito un sito “industriale” per il gasdotto e che mi avrebbe ancor più fatto piacere come medico di sanità pubblica e non come direttore di Arpa Puglia (non ne avrei avuto titolo), la riconversione a gas metano della centrale di Cerano”.

“Tu fai bene a continuare la tua battaglia contro un impianto rifiutato dalla comunità – conclude – ma non confondere l’opinione pubblica come se fosse stato autorizzato un impianto con rischio inalatorio cancerogeno. È altro. Non lo vuoi e ti capisco. Ma ti prego di continuare la tua missione come cittadino (l’oncologia non c’ entra) con armi ‘convenzionali’, le armi della dialettica democratica. Giuseppe, per favore…”.

Dunque, secondo Assennato la battaglia di Serravezza sarebbe giusta ma sproporzionata: giusta perché l’opera TAP è rifiutata dalla popolazione locale, sproporzionata perché l’impianto non comporterebbe un rischio per la salute dei salentini tale da giustificare uno sciopero della sete e della fame.

Il dottor Serravezza aveva interrotto lo sciopero della sete lo scorso giovedì 4 maggio, per proseguire solo con quello della fame, dopo l’impegno del Governatore Michele Emiliano a promuovere una incontro urgente con il Governo. I Sindaci della provincia di Lecce si sarebbero dichiarati pronti a raggiungere Roma in caso di mancata risposta da Palazzo Chigi. L’oncologo dalle 13 di ieri ha anche ripreso lo sciopero della sete a causa dell’assordante silenzio che continua a mantenere il Governo su questa richiesta.

Ad Assennato risponde il Comitato No TAP, il quale ricorda che quanto espresso qualche giorno dall’ex Direttore ARPA Puglia, con la lettera aperta rivolta a Serravezza, non corrisponderebbe a quanto espresso dalla stessa Agenzia nel 2014, in conferenza di servizi, nell’ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale del progetto di gasdotto TAP.

Nel parere espresso da ARPA Puglia, infatti, si legge che “lo studio della Trans Adriatic Pipeline è carente nella valutazione degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico riconducibile agli inquinanti Pm10, Monossido di carbonio, ossido e Biossido di Azoto emessi sia nella fase del cantiere che in quella di esercizio.”

Mancherebbero, inoltre, l’identificazione della popolazione residente nelle immediate vicinanze dell’opera e potenzialmente esposta, nonché la descrizione dello stato di salute della popolazione in termini di mortalità per cause associabili agli agenti inquinanti.

Non ultimo, non sarebbe stata effettuata la valutazione dell’impatto sanitario attribuibile all’incremento delle concentrazioni degli inquinanti in atmosfera considerando anche gli effetti cumulativi che si avrebbero con la realtà circostante, quindi con la presenza di altri fattori inquinanti “non trascurabili” (anidridecarbonica, benzoapirene, composti organici volatiti) nel territorio in cui sorgerebbe l’opera TAP.

Mancherebbero, infine, la valutazione di ciò che accadrebbe in caso di emergenza e altri elementi ritenuti fondamentali, quali il monitoraggio prima e dopo la realizzazione dell’opera, cenni sulla mitigazione delle opere, la valutazione dell’ipotesi zero (cioè di non realizzazione) e delle ragioni per cui Melendugno (San Foca) sia stata ritenuta la scelta migliore.

“Non si capisce, pertanto, come mai ora il professor Assennato – scrive il Comitato No TAP – smentisca se stesso o la sua ex Agenzia. Ha la memoria corta? Oppure ci sfugge altro?”

“Continuiamo a essere vicini alla battaglia portata avanti dal professor Serravezza per il bene della verità, di questo territorio e della salute dei salentini. Da oggi (ieri, 6 maggio, ndr) alle 13 – aggiunge – l’oncologo ha ripreso lo sciopero della sete e porta avanti da 10 giorni il digiuno totale: è vergognoso il silenzio dei parlamentari salentini, così come ci lasciano basiti le dichiarazioni di un viceministro che dovrebbe rappresentare le istanze del proprio territorio, di ben 94 sindaci e di un’intera popolazione che a gran voce chiede di riaprire il confronto col Governo sull’approdo di Tap nella marina di Melendugno.”

PRT gasdotto Nordstream - Lubmin (Germania)

PRT gasdotto Nordstream – Lubmin (Germania)

Per correttezza di informazione, va ricordato che non tutti i parlamentari salentini sono rimasti in silenzio. Va menzionato a tal proposito l’intervento della Senatrice leccese Daniela Donno (M5S), con cui il 4 maggio scorso ha esortato il Governo ad assecondare le richieste del medico.

La questione delle emissioni nocive, che ha spinto l’oncologo a questa forma di protesta estrema, ruota intorno alla centrale di depressurizzazione PRT, un’area da 12 ettari dove sono previste attività quali sfiato a freddo, combustione di gas e riscaldamento del gas tramite caldaie elettriche.

Progetto PRT - TAP

Progetto PRT – TAP

Sono tre attività che comunque comporteranno delle emissioni nell’ambiente. Non sarebbe stata documentata la frequenza con cui verrebbero messe in atto. C’è solo un impegno da parte di TAP ad utilizzare quanto più possibile le caldaie elettriche anziché quelle a combustione, in modo da ridurre le emissioni. Tuttavia questo aumenterebbe la domanda di produzione di energie elettrica, a cui potrebbe far fronte la centrale termoelettrica di Cerano, con una maggiore combustione di carbone.

Gli sfiati a freddo prevedono l’emissione di gas incombusto in atmosfera e sarebbero predisposti per espellere 45 tonnellate di gas in 15 minuti; il gas incombusto è un forte inquinante, con effetti nocivi anche superiori rispetto al carbone.

Gli sfiati a freddo verrebbero utilizzati in emergenza, manutenzione, avvio e stop. Ma non è chiaro con che frequenza dovrebbero compiersi queste operazioni.
L’ARPA rimprovera al progetto anche queste lacune.

Commenta anche tu

commenti

Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili. Dopo 7 anni di avvocatura ho deciso di dedicarmi alla scrittura libera. Al momento scrivo per tagpress.it, testata locale di cui sono cofondatore e attuale caporedattore e collaboro come freelance per altre testate online.

1 commento

  1. Assennato ma dove ha studiato chimica? se non sa cosa c’è dentro il gas e quanta CO2 ha il gas.Non si è nemmeno accorto dei calcoli sbagliati del TAP per bypassare la Seveso dato che 15 miliardi di m.3 convertiti a 0,9 fanno 13,5 milioni di tonn.di gas e poi c’è il raddoppio da contratto.
    Quello che nessuno vi racconta del gas fossile in Italia e della inutilità del Tap e Poseidon.
    Il TAP ci costa 40 milioni di tonn.di CO2 e con il raddoppio arriviamo a 30 miliardi di m.3 che equivalgono a 80 milioni di tonn che incrementano i 120.000 da fuel fossili ed i 66.000 solo per colpa PM10 e VOCs.Ma i cretini del Tap vogliono piu’ morti per una infrastruttura non prioritaria,inutile,spreco da 600 miliardi e mortale.Mi vergogno che 2 Ministri Calenda e Galletti chiamino la polizia contro chi non vuole che l’energia sia delocalizzata all’estero e non in Italia.Vergogna al Vice Bellanova,chiamata l’Attila fossile di Lecce.Ecco alcuni dati utili a capire.Il MISE si bacchetta da solo perchè richiama i call center in Italia ed invece sull’energia dice importiamo ancora di piu’ del fossile caro e dannoso per la salute.
    -Consumo Italiano di gas fossile in Italia: 70 miliardi di m.3
    -Se aggiungiamo gli 8 miliardi del rigassificatore di Rovigo importiamo 78-80 miliardi di m.3 che equivalgono ad oltre 220 milioni di tonn.di CO2.Solo degli incompetenti possono sostenere che il gas fossile importato non comporta problemi di salute.
    -possiamo sostituire 100 miliardi di m.3 di gas fossile importato a caro prezzo?
    -Si,benissimo tramite il power to gas che deriva dall’idroelettrico acqua e mare in pompaggio.Caffese ha redatto un piano energia acqua che si articola in 5 piano multiregionali che costano 45 miliardi in 10 anni.In pratica 20 regioni dovrebbero investire 200 milioni all’anno per 10 anni,chiedendo un prestito alla BEI.
    -quanta energia idroelettrica in pompaggio abbinata ad altre rinnovabili ci vogliono?.Considerando che 1 miliardo di m.3 di gas equivale a 10,5 TWh,piu’ o meno ci vogliono 1000 TWh in Italia.
    -Caffese nel suo piano da 45 miliardi ha predisposto 480 TWh di idroelettrico ma possiamo arrivare a 840 TWh ed arrivare a 1000 TWh con 160 TWh di solare,vento,biomasse,energia del mare.
    -se il Governo rifacesse calcoli seri nella SEN Energia,vedrebbe che il TAP sono infrastrutture inutili ed è possibile una moratoria definitiva di trivellazioni,rigassificatori,airgun,nuovi gasdotti,stoccaggi non economici tipo batterie e bilanciamenti con centrali gas senza piu’ reniezioni e stoccaggi gas
    in Padania che è dimostrato innescare terremoti.
    -basta quello calcolo Tap e Poseidon ci costano 600 miliardi in 30 anni in bolletta,mentre il piano power to renewable metano apporta 125 miliardi di ricavi annui che fanno 3750 miliardi di ricavi in Italia,che rimangono in Italia e non sono sprechi di valuta estera per importare.Poi il dato sull’occupazione.80 miliardi di import annuo fossile ci costa una disoccupazione di 20.000 posti per gni miliardo importato,significa 1,6 milioni di posti in meno in Italia.Ecco perchè importare fossile e fare il TAP deprime l’incremento annuo del PIL.Macron 4.0 l’ha capito benissimo,ma Calenda e Galletti no.

Rispondi