Ultimate Responsive Image Slider Plugin Powered By Weblizar

Ulivi decapitati sulla Vaste Cocumola. Foto di Roberto Gennaio.

Ancora una volta sono gli alberi le vittime sacrificali dello “sviluppo” del nostro territorio.
Questa volta a pagarne le spese sono gli ulivi presenti lungo la strada che collega Cocumola con Vaste. E’ stato battezzato il cimitero degli Olivi da un gruppo spontaneo di cittadini e dal circolo Legambiente di Otranto, promotori di un’iniziativa contro la “capitozzatura” degli ulivi.

L’operazione di capitozzatura di questi alberi risponde ad una finalità di “cambio colturale”, per favorire l’innesto di altre varietà di ulivo e sarebbe stata autorizzata dall’Ispettorato Agrario Provinciale, previa relazione di un agronomo.

Gli attivisti denunciano, attraverso un comunicato, una serie di paradossi. Innanzitutto, citando la legge n. 144 del 1951 che vieta l’abbattimento degli alberi di olivo, si chiedono come possa vietarsi l’espianto degli alberi e al contempo autorizzarsi la loro capitozzatura in tronco.


In secondo luogo denunciano che, mentre i Gruppi di Azione Locale (GAL) «invitano i proprietari di degli oliveti secolari ad aderire e a richiedere la potatura gratuita degli alberi di olivo in modo da non deturpare con potature scellerate le chiome e la vitalità di questi alberi, altrove si “autorizzano” simili scempi, capitozzature che cancellano il paesaggio agrario salentino in nome di una fantomatica conversione “colturale”!»

Foto precedente alla capitozzatura degli ulivi

La preoccupazione degli attivisti inoltre riguarda la possibilità che la pratica della capitozzatura possa diffondersi, deturpando l’ambiente e snaturando la vegetazione.
Il comunicato chiama in causa anche gli agronomi locali: «agronomi, è mai possibile che non vi siate mai, assieme al vostro ordine, rivoltati contro questa barbarie e cercato di arrestare questo massacro contro il patrimonio olivicolo e arboreo? Ma quale tutela del paesaggio agrario!!! A questo punto se tutti gli olivetti dovessero subire quella pratica di conversione “colturale”, ci troveremmo di fronte ad una barbarie autorizzata».

Viene ricordato il programma LIFE adottato dalla Commissione Europea nel 2010, coordinato dalla Direzione Generale dell’Ambiente, con cui si propone di favorire la diffusione delle «buone prassi ambientali tra gli olivicoltori, per ridurre al minimo l’impatto negativo sull’ambiente, per minimizzare l’erosione del suolo, il consumo delle risorse idriche, evitare la desertificazione, limitare l’inquinamento della falda idrica a causa di fertilizzanti e pesticidi, limitare i danni alla biodiversità di questi importanti sistemi agro-forestali che costituiscono le foreste del Salento». E infine commentano: «altro che buona prassi per una ovicoltura sostenibile ed eco-compatibile! Tra verità e menzogne, tra leggi di tutela, deroghe e varianti di legge, il Salento muore sotto i tagli delle motoseghe».

SHARE

Pubblicità Gratuita

Chi è l'Autore

Marcello Greco

Scrivo, viaggio, suono, racconto. Mi faccio domande, ma non voglio né risposte facili né giudizi facili. Dopo 7 anni di avvocatura ho deciso di dedicarmi alla scrittura libera. Al momento scrivo per tagpress.it, testata locale di cui sono cofondatore e attuale caporedattore e collaboro come freelance per altre testate online. Gestico e curo, inoltre, il sito www.italianiamalta.net

1 commento

  1. Leonardo Pinto on

    Dalla foto sopra riportata, si vede chiaramente che le piante di ulivi colpiti dal batterio si trovano su un terreno completamente incolto, piante non potate, non trattate con antiparassitari. Pertanto lo sviluppo di malattie infestanti, sulle piante abbandonate a se stesse, è inevitabile. Lo Stato Italiano e l’Unione Europea, dovrebbero dare ingentivi agli agricoltori proprietari di terreni e non penalizzarli con Leggi e Decreti di difficile e costose attuazione. Il lavoro di campagna è diventato passivo con costi che superano i ricavi e tanti rischi di multe. Pertanto si assiste sempre di più all’abbandono delle coltivazioni con danni dell’ambiente, mancato impiego di manodopera e di produzione.

Rispondi

SHARE